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Il presidente palestinese Mahmoud Abbas Il presidente palestinese Mahmoud Abbas  (AFP or licensors)

Abbas convoca le elezioni palestinesi per il 28 novembre, le prime dopo 20 anni

Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese ha firmato oggi il decreto chiamando alle urne il popolo di Gerusalemme Est, Cisgiordania e Striscia di Gaza per una tornata definita "libera e diretta". Sul terreno ancora vittime tra Gaza City e Khan Younis, morti anche due bimbi raggiunti dai raid di Israele

Vatican News

Il decreto che riporta la data di oggi, emanato dal presidente dell'Anp, Mahmoud Abbas, fissa le elezioni legislative per il 28 novembre prossimo. Si tratta delle prime consultazioni di questo tipo da più di vent'anni, dato che l'ultima tornata elettorale risale al gennaio del 2006. Nel testo, diffuso dall'agenzia WAFA si legge: "Il decreto presidenziale invita il popolo palestinese di Gerusalemme, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza a partecipare a elezioni legislative libere e dirette per eleggere i membri del Consiglio legislativo palestinese nella data specificata".  Un voto che, se avverrà, potrebbe funzionare da apripista istituzionale ma al momento non c'è ancora una data certa per le presidenziali che, annunciate per il 2027, dovrebbero essere convocate al massimo entro marzo.  La convocazione arriva dopo anni di continui rinvii e sotto una forte pressione della diplomazia internazionale, che richiede da tempo un profondo rinnovamento democratico delle istituzioni palestinesi. Mahmoud Abbas, oggi novantenne, ricopre infatti la carica presidenziale da gennaio 2005 senza che si siano più tenuti scrutini.

Raid israeliani su Gaza City e Khan Younis

Sul terreno intanto non si fermano i raid israeliani sulla Striscia di Gaza, nonostante il cessate-il-fuoco in vigore dallo scorso ottobre. Nelle ultime ore almeno nove palestinesi, tra cui due bambini, sono stati uccisi in diversi attacchi e colpi d'arma da fuoco israeliani, secondo le autorità sanitarie di Gaza. Le vittime sono state registrate tra Gaza City e Khan Younis: quattro persone, tra cui un bambino di dieci anni, sono morte nel bombardamento di una tenda che ospitava sfollati nell'area di al-Mawasi. Un altro bambino di appena sei anni è stato ucciso nel quartiere di Zeitoun. Dall'entrata in vigore della tregua, oltre mille palestinesi hanno perso la vita in episodi che le due parti continuano ad attribuirsi reciprocamente come violazioni del cessate-il-fuoco.

I cristiani nella Striscia

A descrivere la situazione umanitaria è stato anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che da Venezia ha parlato di una popolazione «senza infrastrutture», costretta a vivere nelle tende, invase dai topi, con pesanti conseguenze soprattutto per bambini e donne. «La speranza di pace può partire dalla società civile», ha affermato il patriarca, denunciando anche il clima di odio e di sfiducia reciproca che continua ad alimentare la violenza. Pizzaballa ha ricordato inoltre che il Patriarcato latino sta cercando di riaprire una scuola a Gaza, offrendo ai bambini un luogo dove studiare, ricevere un pasto e un sostegno psicologico. Un piccolo segno di normalità è arrivato dalla parrocchia della Sacra Famiglia, l'unica chiesa cattolica della Striscia. Il parroco Gabriel Romanelli ha postato un video sui social in cui mostra come, nonostante i blackout e le difficoltà nei collegamenti, cristiani e musulmani si siano ritrovati insieme per assistere alla partita dei Mondiali di calcio tra Egitto e Argentina. «Ringraziamo Dio per aver vissuto un momento davvero piacevole», ha detto il sacerdote argentino, sottolineando come anche pochi istanti di serenità rappresentino una preziosa boccata d'ossigeno in mezzo alla guerra.

Ancora attacchi israeliani sul Libano

La tensione resta alta anche sul fronte libanese. Due persone sono state uccise nel sud del Paese in un attacco attribuito a droni israeliani nei pressi di Nabatieh, mentre il ministero della Salute di Beirut riferisce che dal 2 marzo gli attacchi israeliani hanno provocato 4.321 morti e oltre 12.200 feriti. Sul piano politico, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ribadito che Israele «non ha bisogno dell'autorizzazione di nessuno per restare in Libano».

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09 luglio 2026, 09:15