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Iraq, l’iniziativa Revive the Spirit of Mosul, lanciata nel 2018, illustra la portata e la natura collettiva di tali sforzi Iraq, l’iniziativa Revive the Spirit of Mosul, lanciata nel 2018, illustra la portata e la natura collettiva di tali sforzi  (AFP or licensors)

Guerre, Unesco: "Proteggere la cultura significa difendere l'identità dei popoli"

A colloquio con il portavoce dell'organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura: "Se integrata in strategie più ampie di pace, educazione e sviluppo, la cultura può contribuire a ricostruire le società in modo sostenibile, riaprendo al contempo percorsi di dialogo, riconciliazione e coesione sociale"

Davide Dionisi - Città del Vaticano

Moschee, mausolei, biblioteche: non solo danni collaterali, ma bersagli deliberati, colpiti per cancellare l’identità di intere comunità. Colpire il patrimonio culturale significa prendere di mira l’anima di un popolo. Per questo il patrimonio culturale è sempre più spesso vittima diretta dei conflitti armati. E questa è una sfida che l’Unesco affronta ogni giorno, tra tutela giuridica e ricostruzione sul terreno. «Abbiamo costruito il quadro normativo più solido al mondo in materia di cultura e patrimonio, composto da sei convenzioni culturali, ciascuna dedicata a una specifica dimensione della tutela del patrimonio, materiale o immateriale. Insieme, questi strumenti garantiscono un approccio globale alla protezione del patrimonio culturale e naturale» spiega il Portavoce dell’Agenzia specializzata dell’Onu, aggiungendo che «lo strumento principale in caso di conflitto armato è la Convenzione dell’Aia del 1954 con i suoi due Protocolli, il primo trattato internazionale dedicato esclusivamente alla protezione dei beni culturali in tali contesti. Essa prevede misure preventive, obblighi per gli Stati e il rispetto del patrimonio nelle operazioni militari. I due Protocolli rafforzano ulteriormente la Convenzione e ne sostengono l’attuazione. In questo contesto, l’Unesco assiste gli Stati nell’applicazione di questi strumenti e opera attraverso la cooperazione, il dialogo e i meccanismi internazionali stabiliti per facilitarne l’applicazione effettiva».

Dalle norme all’azione sul campo

Ma l’agenzia non si muove solo facendo leva su strumenti giuridici, bensì anche attraverso la cooperazione internazionale, l’assistenza tecnica, la consulenza politica, la formazione di esperti e comunità locali e il dialogo con gli Stati membri. «Ci coordiniamo con partner umanitari e culturali per promuovere il rispetto del patrimonio culturale prima, durante e dopo i conflitti» riprende il Portavoce. «Negli ultimi anni, il patrimonio culturale, e in alcuni contesti anche quello naturale, è sempre più esposto in situazioni di conflitto armato. Se in alcuni casi i danni sono un effetto collaterale, in altri il patrimonio viene deliberatamente attaccato, colpendo l’identità, la memoria e i valori che esso rappresenta per le comunità, le nazioni e l’umanità nel suo complesso. Tale distruzione non colpisce solo i beni culturali in sé, ma anche il tessuto sociale, spirituale e culturale delle società. In quanto veicolo fondamentale per la trasmissione della memoria, della conoscenza e della coesione sociale attraverso le generazioni, la sua perdita può diventare un ostacolo al dialogo e alla riconciliazione». L’approccio dell’Unesco pone quindi le comunità al centro della protezione e della gestione del patrimonio. «Nei contesti post-conflitto, la nostra azione va oltre la sola ricostruzione dei monumenti, mirando a riconnettere le persone con la propria storia, rivitalizzando al tempo stesso la vita culturale, educativa e sociale».

Timbuctù e Mosul, simboli della rinascita

L'attività Unesco a Mosul, in Iraq
L'attività Unesco a Mosul, in Iraq   (AFP or licensors)

Tra gli esempi concreti vengono citati quello di Timbuctù e quello iracheno. «Nel primo caso, in Mali, abbiamo sostenuto la ricostruzione di 14 mausolei distrutti nel 2012, lavorando con operai locali che hanno impiegato tecniche tradizionali per preservare l’autenticità del sito, formando al contempo circa quaranta giovani artigiani per garantire la trasmissione di questo sapere» rivela il Portavoce. «Analogamente, in Iraq, l’iniziativa Revive the Spirit of Mosul, lanciata nel 2018, illustra la portata e la natura collettiva di tali sforzi. Mobilitando oltre 115 milioni di dollari e 15 partner internazionali, il programma ha portato alla ricostruzione di siti patrimoniali chiave, tra cui la Moschea di Al-Nuri e il suo iconico minareto pendente, oltre a riabilitare 124 case storiche, restaurare più di 400 aule scolastiche e creare oltre 7.700 posti di lavoro locali. Nel loro insieme, questi esempi riflettono un approccio comune fondato sulla solidarietà internazionale e sull’impegno collettivo, ponendo le comunità locali al centro del processo di recupero».

Ricostruire la memoria per costruire la pace

L’Unesco considera la ricostruzione un processo sociale ben più ampio di un semplice intervento tecnico. «Essa viene valutata caso per caso, a condizione che sia ben documentata e risponda ai bisogni e alle aspettative locali; in alcuni casi, anche la non ricostruzione può essere una scelta deliberata. Quando intrapresa, è concepita per essere realizzata con e dagli attori locali, attingendo al sapere e alle pratiche tradizionali. In questa prospettiva, la cultura può diventare un motore centrale di resilienza, pace e ripresa» ragiona il Portavoce, evidenziando che «poiché il patrimonio viene preso di mira proprio per ciò che rappresenta, il suo restauro invia un messaggio potente di continuità e rinnovamento. Contribuisce a favorire la coesione sociale e la fiducia, oltre a offrire opportunità di occupazione e sostentamento. Il processo di recupero inizia con la salvaguardia d’emergenza e la documentazione, e prosegue attraverso sforzi partecipativi volti a far rivivere non solo le strutture fisiche, ma anche la vita sociale e spirituale ad esse associata. Se integrata in strategie più ampie di pace, educazione e sviluppo, la cultura può contribuire a ricostruire le società in modo sostenibile, riaprendo al contempo percorsi di dialogo, riconciliazione e coesione sociale».

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13 luglio 2026, 12:53