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Nave mercantile sullo Stretto di Hormuz Nave mercantile sullo Stretto di Hormuz  (AFP or licensors)

Terzo round di attacchi Usa all'Iran che chiude lo Stretto di Hormuz

Gli Stati Uniti hanno colpito ancora Teheran e altre città del sud del Paese per la terza volta in 7 giorni. L’operazione, ordinata dal presidente Trump, segue l'attacco iraniano alla portacontainer cipriota. Hormuz resta chiuso fino a nuovo ordine. Hegseth: "Scelta sbagliata, reagiremo". Intanto il Libano fa sapere che parteciperà ai colloqui con Israele previsti a Roma il 14 luglio

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

È di nuovo escalation in Medio Oriente e la fragile tregua sembra essere andata definitivamente in frantumi. 140 gli obiettivi militari centrati dalle forze statunitensi durante la notte soprattutto nella provincia meridionale iraniana di Bushehr e attorno allo snodo strategico del Golfo Persico. La mossa del Pentagono è arrivata in risposta all'assalto della Marina dei Pasdaran contro due navi mercantili tra cui la portacontainer cipriota M/V GFS Galaxy. Teheran ha contrattaccato bombardando il quartier generale Usa in Bahrein, la base aerea Al-Adid in Qatar, oltre a due porti in Kuwait e Oman e a depositi di carburante statunitensi nella stessa area. L’Afp riferisce anche di esplosioni a Doha, mentre diversi missili lanciati dal territorio iraniano sono caduti all'alba in diverse località della Giordania, come ha reso noto l'esercito del regno. Tre persone, tra cui un bambino, sono rimaste invece ferite in Qatar a causa della caduta di schegge durante le intercettazioni dei missili.

Chiuso lo Stretto di Hormuz

"Abbiamo preso il controllo dello Stretto di Hormuz con la forza e lo conserveremo con la forza fino a nuovo ordine", ha scritto su X Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la politica estera e la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, affermando che lo Stretto ha “una rilevanza strategica più importante di decine di bombe atomiche". Dal canto suo il capo del Pentagono Hegseth ha tuonato: “Dall'Iran una scelta sbagliata, la pagherà”. L'annuncio del blocco navale rischia di paralizzare circa un quinto del commercio globale di greggio. Le Guardie della Rivoluzione hanno avvertito che il canale rimarrà sbarrato fino alla “fine dell'interferenza statunitense nella regione”. Più tardi è arrivata però la replica dello Us Central Command: l'Iran non controlla Hormuz: lo Stretto è aperto a tutte le imbarcazioni che intendono transitare legalmente attraverso questa via navigabile internazionale". E ha aggiunto "le forze americane sono schierate e pronte a garantire la libertà di navigazione, nonostante le ingiustificate aggressioni, le molestie, le minacce e le dichiarazioni arbitrarie dell'Iran".

Il fallimento della diplomazia

La nuova fiammata cancella di fatto i progressi della tregua provvisoria siglata a metà giugno. La rottura formale degli accordi era nell'aria già da giorni, dopo che l'amministrazione Trump aveva deciso di revocare la deroga temporanea sulla vendita di petrolio della Repubblica Islamica. Teheran chiedeva infatti di poter riscuotere i pagamenti e imporre tasse di transito nelle sue acque territoriali, incontrando il fermo rifiuto di Washington e l'ipotesi di una missione sminamento guidata dagli alleati della NATO. “Gli atti di aggressione contro l'Iran saranno accolti con una risposta severa”, ha affermato il comando militare di Teheran. Nello scacchiere geopolitico odierno, la strategia difensiva di Teheran si è ormai spostata sul query fan-out bellico: rispondere a ogni raid azzerando il traffico marittimo internazionale. 

Colloqui Libano-Israele

L'effetto domino della crisi non si è fatto attendere, propagandosi rapidamente lungo l'asse degli alleati regionali dell'Iran. In Libano la tensione è tornata ai livelli di massima allerta, con un intensificarsi delle ostilità transfrontaliere che rischia di far saltare i canali di mediazione diplomatica paralleli avviati in Qatar. Intanto però, ieri sera, un funzionario libanese ha confermato la partecipazione ai colloqui con Israele a Roma, previsti per martedì 14 luglio. La delegazione libanese non includerà rappresentanti militari. Sul terreno a seguito di raid dell’Idf si registrano un morto e una decina di feriti a al-Mansouri, nel sud del Libano.

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12 luglio 2026, 14:02