Celebrazioni nell'anniversario del naufragio del 2013 a Lampedusa Celebrazioni nell'anniversario del naufragio del 2013 a Lampedusa  (Comitato Tre ottobre)

Lampedusa, l'uomo che salvò i migranti dal naufragio del 2013: "Mai dimenticare"

Vito Fiorino ricorda il naufragio avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, quando assieme ad altri sette amici riuscì a salvare 47 persone, altri 368 non ce la fecero. "Per anni - racconta - non ne ho parlato, poi ho cominciato a raccontare nelle scuole. Dovremmo impedire le partenze, andare a prendere queste donne e uomini, accoglierli in modo dignitoso”. Ora attende la visita di Papa Leone

Alessandro Guarasci - Inviato a Lampedusa

Quella notte gli ha cambiato la vita. Il terrore negli occhi di chi annaspava nell’acqua, i corpi oramai senza vita che galleggiavano, quelle mani che si protendevano in cerca di aiuto hanno fatto capire a Vito Fiorino che cosa c’è davvero dietro tante storie di migrazione. Tutto ha avuto origine nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2013, quando Vito e altri sette amici decisero di passare poche ore su una barca a un miglio circa dalle coste di Lampedusa. Nell’oscurità si consumò una delle più gravi tragedie del mare. Almeno 368 i migranti morti.

Centinaia di persone che si dimenavano in acqua in cerca di aiuto

“Dormivo sottocoperta quando uno dei miei amici mi si avvicinò e mi disse. ‘Vito, ma tu non lo senti vuciare?’. Vuciare in siciliano è grida di dolore. Io non sentivo niente di tutto ciò, ma neanche gli altri sette amici e lui insisteva che sentiva queste voci. A quel punto io pensavo che fossero i gabbiani, lui diceva di no e io gli dissi: ‘Metti in moto e vai dove senti queste voci’”. Lo stupore fu enorme, quando dopo 800 metri navigazione, in direzione dei quei rumori, gli otto amici si trovarono di fronte a quelle che Vito descrive come “palle scure nell’acqua. Dopo qualche minuto avevamo di fronte almeno 200 persone che galleggiavano e chiedevano aiuto, che si dimenavano in cerca di soccorso”. Alla fine riuscirono a salvarne 47, 46 uomini e una donna, anche se la barca era omologata solo per una persona in più.

Il racconto della tragedia nel doc "L'ultima isola"

Il naufragio del 3 ottobre 2013 provocò 368 morti, l’ennesima tragedia dell’immigrazione, raccontata attraverso le voci di Vito e dei suoi sette amici nel documentario L’ultima isola, di Davide Lomma. Momenti tragici che non hanno permesso di salvare tutti; anche la Capitaneria è intervenuta solo successivamente senza successo. “Ho visto parecchi cadaveri, e persone agganciate ai cadaveri che si tenevano a galla – dice con commozione Vito - perché non sapevano nuotare o perché quei cadaveri potevano essere un loro caro, un loro amico, e ne ho visti anche tanti andare giù senza neanche urlare, scomparire nell'acqua da un momento all'altro. Da quanto si è capito dopo un principio di incendio a bordo, la barca si è ribalta con 540 persone a bordo, ed ecco che si è sviluppata la tragedia”.

Le istituzioni hanno dimenticato quella tragedia

Vito non è riuscito subito ad elaborare quanto è successo. Quei volti, quelle braccia che si agitavano, quei morti in cerca di una di una preghiera e di una sepoltura sono tornati più volte nella mente. “Inizialmente quella vicenda mi ha zittito completamente, io per cinque anni non ho mai raccontato niente, anche perché non abbiamo mai avuto nessun contatto da parte delle istituzioni, da parte di uno psicologo, di una assistente sociale, proprio ci hanno abbandonato completamente perché purtroppo la nostra verità non era quella che le istituzioni dicevano. I superstiti hanno dichiarato di aver visto una barca grigio-argento, che potrebbe essere una motovedetta della Finanza, che è girata loro intorno alle due e mezza di notte e se n'è andata. Tutto questo a un miglio da Lampedusa. Ma alle autorità questo non risulta”.

La testimonianza pubblica del naufragio

Vito ora è diventato un testimone pubblico di quello che ha vissuto, perché troppo spesso le tragedie dell’immigrazione vivono qualche giorno sui mass media, al massimo due-tre settimane. “Continuo a vivere quella vicenda girando per le scuole. L’anno scorso ho incontrato circa 11.000 studenti in giro per tutta l'Italia, perché vado a raccontare questa storia, questo fatto di rendersi umanità, accoglienza, determinazione, amore, e quest'anno siamo già sui 7-8 mila. I ragazzi superstiti li vedo, vengono a trovarci a Lampedusa, ci sentiamo tramite messaggio e siamo andati anche a incontrarli dove vivono, in Olanda, Svezia, Norvegia”.

La visita del Papa a Lampedusa per dare dignità ai migranti

La visita di Papa Leone XIV a Lampedusa riporterà l’attenzione sul tema delle migrazioni, di come accogliere, delle garanzie nelle terre di passaggio o negli Stati da cui avvengono le partenze per la rotta del Mediterraneo centrale, essenzialmente Libia e Tunisia. Vito Fiorino oramai si è trasferito stabilmente a Lampedusa, è originario di Sesto San Giovanni: "E l’importante – dice - è accogliere degnamente queste persone che arrivano sull’isola, dare loro un conforto fisico ma anche morale. Eppure noi che viviamo qua sappiamo poco o nulla di questi migranti, anche perché, appena sbarcati, vengono portati all’hotspot, e poi a Porto Empedocle. Eppure tanti pescatori continuano a salvare. Non succederà più a me, io la barca non ce l'ho più e non ho più intenzione di uscire in mare. Al di là del soccorso, dovremmo veramente impedire queste partenze, andare a prendere queste donne, questi uomini, e accoglierli in un modo dignitoso”.

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03 luglio 2026, 10:45