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La Porta d'Europa, uno dei luoghi simbolo di Lampedusa dove Papa Leone XIV si recherà durante la sua visita La Porta d'Europa, uno dei luoghi simbolo di Lampedusa dove Papa Leone XIV si recherà durante la sua visita

L'arcivescovo di Agrigento: il Papa a Lampedusa carezza per i migranti, appello all'Europa

Monsignor Alessandro Damiano descrive l’attesa per l’arrivo di Leone XIV, domani 4 luglio, in un luogo simbolo della tragedia migratoria: “L’isola fa memoria della visita di Papa Francesco. Leone XIV chiude un cerchio iniziato con la visita alle Canarie e la tappa da Madre Cabrini, patrona dei migranti”. Per il presule si tratta di un messaggio “formidabile” a Italia ed Europa, “non gridato ma vissuto”. La remigrazione? “È contro il Vangelo”

Salvatore Cernuzio – Inviato a Lampedusa

Un “percorso spirituale” che inizia con la “comunione coi morti in mare e con i sopravvissuti”, ovvero la tappa al cimitero, prosegue alla Porta d’Europa e al Molo Favarolo per l'incontro con una rappresentanza di migranti, e termina con la “comunione con una Chiesa viva”, la celebrazione eucaristica nel locale Stadio dove sarà presente l’intera comunità. Descrive così, monsignor Alessandro Damiano, arcivescovo metropolita di Agrigento, la visita di Papa Leone XIV a Lampedusa di domani sabato 4 luglio. Una visita breve ma significativa nell’isola ancora memore della storica tappa di Papa Francesco del 2013, dalla quale il Pontefice lancerà un messaggio “non gridato, ma vissuto” all’Italia e all’Europa. Una visita che chiude il cerchio iniziato con il viaggio di giugno alle Canarie, dove Leone ha puntato il grido contro i trafficanti, affermando: “Convertitevi!”. “Un grido che a noi agrigentini richiama alla mente quello di Giovanni Paolo II ai mafiosi”.

Ascolta l'intervista all'arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano

Eccellenza, cosa vedrà, cosa troverà, Papa Leone arrivando nell’isola di Lampedusa?

Beh, troverà un’isola piena di turisti, intanto, ma non è certamente lì per questo. Troverà un’isola in attesa che fa memoria della visita di Papa Francesco, la prima visita apostolica che Francesco ha fatto proprio a Lampedusa, un ricordo molto vivo. E questo fa sentire la prossimità, la prossimità concreta, semplice, della Chiesa in questo lembo di terra, in questa comunità, con un’attenzione ai popoli in movimento, ai migranti. Ecco, il Papa troverà questa attesa. La visita, come sapete, è breve e ha un suo percorso che è logistico, ma è anche un percorso spirituale per come è stata strutturata. Perché il Santo Padre, arrivando all’aeroporto, si sposta subito al cimitero, in forma privata, per un momento di raccoglimento personale davanti alle tombe di alcuni migranti. La sosta sarà fatta dove riposa il piccolo Yusuf, un bambino piccolo che è stato lì inumato, insieme ad altri. Ed è quella carezza che i morti in mare non ricevono. Quindi questa comunione con chi ha lasciato la vita terrena per entrare nella vita eterna. Non perdiamolo di vista, questo aspetto.

Cosa è cambiato dalla visita di Papa Francesco ad oggi nello scenario di Lampedusa?

Dalla visita di Papa Francesco in realtà non è cambiato molto, perché gli sbarchi continuano ad esserci: più frequenti, meno frequenti, secondo le condizioni meteo, ma ancor più secondo le partenze che in qualche modo vengono ostacolate, agevolate o permesse sulle coste del Nord Africa. Lì ci sarebbe da fare una riflessione più di carattere politico su questi spostamenti… Cos’è cambiato al momento dello sbarco? Prima, soprattutto prima della visita di Papa Francesco, lo sbarco e i recuperi da parte dei pescatori erano più frequenti. Adesso il salvataggio di vite avviene essenzialmente attraverso la Guardia costiera e la Guardia di finanza che operano proprio in acqua. Prima c’era più una prossimità con la comunità locale con i migranti che, agli inizi, venivano ospitati nelle case, venivano aiutati a trovare qualche indumento asciutto, rifocillati… Qualcuno aveva la possibilità anche di fare un po’ di igiene personale per togliere l’acqua di mare o, ahimè, i segni del carburante che è terribile. Tutto questo da anni non c’è più, perché una volta che è entrato in funzione il dispositivo dei vari governi - ed è una cosa buona per certi versi - la situazione è stata assunta dalle forze presenti sull'isola, che sono tante. Usiamola magari con le pinze la parola, però lo sbarco è abbastanza “militarizzato”, sotto il controllo delle forze dell'ordine e delle loro varie declinazioni.

E la Chiesa invece cosa fa in tutto questo contesto?

In questo contesto la Chiesa, la comunità lampedusana, qualche rappresentanza di Ong presenti lì nel famoso o famigerato Molo Favarolo, cercano di “umanizzare” lo sbarco, per quanto è possibile stare sul Molo, perché anche questo via via sta cambiando ed è sempre più difficile per i volontari stare sul Molo. Sono piccoli gesti che magari sembrano banali. Cioè che fai? Dai, ad esempio, una bottiglietta d’acqua, un bicchiere di the caldo… però guardi negli occhi. Secondo me, la cosa più importante è guardare questi uomini, queste donne, questi bambini negli occhi.

Ed è una cosa anche non scontata in un momento in cui a livello politico si parla di remigrazione. Lei cosa pensa di questo?

Io penso che la remigrazione è contro il Vangelo, ma già l’ha detto il Papa. È una logica sempre più restrittiva. È il punto di vista che cambia, perché il punto di vista con cui i governi in Italia e del resto dell’Europa guardano i migranti è un punto di vista sicuritario, ma il punto di vista che conserva l’umanità, la dignità umana e anche l’umano che è in noi certamente non può essere questo. Bensì è quello delle parole del Vangelo, dove troviamo le parole giuste: ero forestiero e mi avete accolto, mi avete quantomeno ospitato, non mi avete fatto morire. Non è poco.

Quale segnale dà, secondo lei, questa visita del Papa che, tra l’altro, avviene a poche settimane da quella a Gran Canaria e Tenerife, un altro teatro della tragedia migratoria?

È interessante. Il Papa è andato alle Canarie e ha usato quella espressione: “Fermatevi, convertitevi”. Nell'agrigentino, questa parola “convertitevi” richiama in modo inevitabile, perché è freschissimo nella memoria di tutti, il grido di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi: “Dico a voi, uomini della mafia, convertitevi, verrà un giorno il giudizio di Dio”. Poi passiamo dal “fermatevi e convertitevi”, proprio riguardo ai migranti, a un’altra piccola parentesi, piccola ma significativa, con la visita del Santo Padre a Pavia dove ha fatto un passaggio da Madre Cabrini. E chi è Madre Cabrini? Lo sappiamo… (è la patrona dei migranti, ndr). Proprio a Madre Cabrini, Leone XIII disse che doveva andare in missione non all’Oriente, ma all’Occidente. E questo passaggio veramente allarga la visione delle migrazioni, dei popoli in movimento dall’Oriente all’Occidente. Adesso mi sembra quasi che un piccolo cerchio si chiude a Lampedusa. Le migrazioni riguardano tutto il mondo e qui si concentra tutto, in un luogo simbolico per il Mediterraneo. Credo che sia un messaggio formidabile. Non gridato, ma vissuto, condiviso e per questo, forse, più incisivo. Perché poi chi grida, grida, ma non raggiunge le coscienze e non tocca il cuore.

 

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03 luglio 2026, 09:00