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Una formazione della Protezoine civile siriana impegnata in attività di sminamento a Idlib, Siria Una formazione della Protezoine civile siriana impegnata in attività di sminamento a Idlib, Siria

Siria, dove la pace ti esplode sotto i piedi

Il nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere documenta l'impatto della contaminazione da ordigni esplosivi nel governatorato siriano di Deir Ez-Zor: oltre 215 feriti in un anno, il 45% dei quali sono minori. Le difficoltà di accesso alle cure, la carenza di riabilitazione e il ritardo nelle operazioni di bonifica alimentano una crisi umanitaria che continua anche a guerra finita

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Prima erano i combattimenti e i bombardamenti indiscriminati a provocare vittime tra i civili, adesso sono le mine e gli ordigni inesplosi, eredità di una guerra ultradecennale. Una realtà drammatica documentata dall’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere (Msf) che ha pubblicato nel rapporto sulla situazione nel governatorato siriano di Deir Ez-Zor, una delle aree più contaminate del Paese.

Metà delle vittime sono bambini

Il dramma senza fine dei migranti siriani
Il dramma senza fine dei migranti siriani

I dati raccolti da Msf insieme alla Direzione della Sanità locale, relativi al periodo compreso tra aprile 2025 e aprile 2026, delineano un quadro allarmante. Nel corso dell'anno, il pronto soccorso dell'ospedale nazionale di Deir Ez-Zor, sostenuto dall'organizzazione umanitaria, ha curato oltre 215 persone ferite da mine, ordigni inesplosi e residuati di guerra. Quasi la metà dei pazienti era costituita da bambini. Ventiquattro persone sono morte a causa delle ferite riportate, mentre 58 pazienti hanno subito amputazioni traumatiche.

Una vita quotidiana pericolosa

Secondo il rapporto, questi numeri raccontano solo una parte del problema. La contaminazione del territorio continua infatti a colpire civili impegnati nelle attività quotidiane. Agricoltori, allevatori e raccoglitori di tartufi che entrano in aree ancora pericolose per necessità economica, mentre molte famiglie cercano di rientrare nelle proprie abitazioni o di recuperare terreni agricoli rimasti inutilizzati per anni. Anche i bambini sono esposti a rischi elevatissimi: giocano all'aperto, esplorano edifici abbandonati o raccolgono oggetti senza sapere che potrebbero esplodere. Le informazioni raccolte sulle circostanze degli incidenti confermano questa realtà. Tra i casi documentati, 46 bambini sono rimasti feriti mentre stavano semplicemente giocando. Altri 70 pazienti, tra adulti e minori, sono stati colpiti durante attività indispensabili per il sostentamento delle famiglie, come il pascolo del bestiame o la raccolta del tartufo, una delle poche fonti di reddito disponibili in alcune aree rurali.

Le ferite non sono solo fisiche

La contaminazione da ordigni esplosivi produce conseguenze che vanno ben oltre il momento dell'incidente. Molti feriti devono affrontare lunghi trasferimenti da villaggi remoti verso le strutture sanitarie, spesso senza poter contare su un servizio di ambulanza. I ritardi nei soccorsi riducono le possibilità di sopravvivenza e aumentano il rischio di amputazioni o complicanze permanenti. Il rapporto evidenzia inoltre le difficoltà del sistema sanitario locale nel rispondere all'emergenza. L'ospedale nazionale di Deir Ez-Zor rappresenta un punto di riferimento per un territorio molto vasto, ma deve fare i conti con la carenza di personale specializzato, attrezzature limitate e servizi insufficienti per la fase successiva al ricovero. La riabilitazione, la fornitura di protesi, il supporto psicologico e il reinserimento sociale restano infatti gravemente carenti, compromettendo le possibilità di recupero dei sopravvissuti. Le conseguenze sono particolarmente pesanti per chi subisce amputazioni. Oltre alle limitazioni fisiche, molte persone perdono la capacità di lavorare e di mantenere la propria famiglia, entrando in un circolo vizioso di povertà che, paradossalmente, può spingerle nuovamente a esporsi ai pericoli nelle aree contaminate pur di trovare mezzi di sostentamento.

Intere famiglie distrutte

Il rapporto documenta anche episodi che coinvolgono interi nuclei familiari. In uno degli incidenti più gravi, avvenuto nel febbraio 2026, otto membri della stessa famiglia sono rimasti feriti dopo l'esplosione di una mina lungo una strada. La maggior parte delle vittime erano bambini e due di loro sono morti, compreso un neonato di appena 45 giorni. Eventi di questo tipo dimostrano come gli ordigni inesplosi continuino a rappresentare una minaccia indiscriminata per la popolazione. L'impatto della contaminazione non riguarda soltanto la salute delle persone. Mine e residuati bellici ostacolano anche l'accesso ai servizi essenziali e rallentano la ripresa del territorio. Alcune strutture sanitarie, infrastrutture idriche e aree residenziali risultano ancora contaminate, rendendo difficili sia gli spostamenti delle comunità, sia le attività delle organizzazioni umanitarie impegnate sul campo.

L'appello di Msf

Di fronte a questa realtà Medici Senza Frontiere  lancia un appello alla comunità internazionale affinché si intensifichino gli sforzi per avviare le operazioni di sminamento e di bonifica degli ordigni esplosivi nelle aree più critiche del Paese. L'organizzazione umanitaria sollecita inoltre investimenti nella traumatologia d'emergenza, soprattutto nelle aree più isolate, e nello sviluppo di servizi completi di assistenza alle vittime, dalla riabilitazione fisica al sostegno psicologico.

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03 luglio 2026, 12:50