Venezuela, è emergenza sanitaria: obitori al collasso e rischio epidemie
Federico piana e Johan Pacheco- Città del Vaticano
La scorsa notte la terra venezuelana è tornata a tremare. Due potenti scosse di assestamento hanno proseguito lo sciame sismico di magnitudo 4.5 che da giorni non da tregua alla popolazione sofferente. Nella zona di La Guaira, lo Stato epicentro del sisma del 24 giugno, due forti boati hanno gettato nel panico le squadre di soccorso che hanno temporaneamente interrotto l’operazione di scavo tra le macerie con la quale stanno cercando di trarre in salvo un uomo ancora vivo intrappolato sotto i detriti ormai da diversi giorni. Il tentativo riprenderà quando la terra si sarà placata.
Corpi accatastati
Da la Guaira a Caracas, capitale del Paese, quello che fa comprendere come la situazione stia diventando sempre più drammatica è lo stato degli obitori, ormai completamente sovraccarichi. In quello di Bello Monte, che si trova nella parte orientale dell’area metropolitana di Caracas, i corpi che continuano ad arrivare da tutte le zone devastate della nazione vengono sistemati in strutture di fortuna, in attesa di essere riconosciuti dai familiari. Come sta accadendo nell’obitorio di La Guaria, dove per ospitare le salme in eccesso, viene utilizzato addirittura un grande silo.
Precarie condizioni
E poi ci sono i corpi ancora sotto le macerie. Tanti, a tal punto che le organizzazioni umanitarie internazionali presenti sul territorio sono preoccupate che l’aumento delle temperature di questi giorni possa far deteriorare le già precarie condizioni igieniche messe a dura prova dalla mancanza di acqua potabile e di servizi igienici. Il rischio è che possano diffondersi una serie di epidemie difficili da controllare.
Bilancio in aumento
E mentre il bilancio ufficiale delle vittime continua inesorabilmente a salire, con oltre 2.200 morti e più di 11.000 feriti, la speranza della popolazione sembra non essere stata fiaccata. «La speranza di vita non si perde mai» ha raccontato ai media vaticani Ruben Perdomo, direttore di Caritas La Guaira.
In aiuto della popolazione
Anche se si vedono edifici distrutti e gente che ora dorme per strada, ha aggiunto, la macchina dei soccorsi non ha mai smesso di funzionare: «Abbiamo sei centri di raccolta, distribuiamo cibo e sosteniamo le comunità. La gente sente davvero la risposta che la Chiesa sta dando in questa emergenza umanitaria, grazie anche al sostegno di molte organizzazioni internazionali che ci hanno fornito il necessario. Tutto è stato distribuito alla popolazione».
Senza casa
Il direttore di Caritas di La Guaira ha poi messo in evidenza che le famiglie rimaste senza casa nella sua zona sono ormai più di 30.000: «Ma il popolo venezuelano è resiliente e certamente, con l’aiuto di Dio, andrà avanti». Più in generale, secondo i dati delle Nazioni Unite, le persone che in tutto il Paese hanno perso la casa sono più di 15.800 mentre 28.000 hanno un’abitazione lesionata e parzialmente agibile
Lutto nazianale
Intanto, per commemorare tutte le vittime della tragedia, il governo ha stabilito sette giorni di lutto nazionale a partire dalle 18 di mercoledì prossimo. «Il Venezuela ha l'anima ferita dalle perdite umane causate dal devastante terremoto» ha scritto sul proprio profilo Telegram la presidente ad interim Delcy Rodriguez. Le operazioni di soccorso, ha aggiunto, proseguiranno senza fermarsi «perché abbiamo speranza e fede».
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