Libano, riprendono i colloqui di Roma tra nuove tensioni e raid nel sud
Vatican News
I colloqui tra Libano e Israele in corso a Roma sono ripresi nella mattinata di giovedì. Ieri si erano conclusi ieri con diverse ore di anticipo rispetto al programma, proprio mentre sul terreno riprendeva l'escalation militare nel sud del Libano. Nonostante l'interruzione della seconda giornata di negoziati, mediati dagli Stati Uniti, le delegazioni torneranno a riunirsi oggi per il settimo ciclo di consultazioni.
Tensione tra le parti
Secondo un funzionario del Dipartimento di Stato statunitense, la sessione è stata sospesa a causa degli "sviluppi sul campo", pur avendo registrato progressi tecnici nell'attuazione dell'accordo quadro raggiunto il 26 giugno a Washington. Fonti israeliane, citate dal Times of Israel, sostengono invece che la richiesta di interrompere i lavori sia arrivata dalla delegazione di Israele, che accusa Beirut di aver diffuso informazioni false ai media libanesi. Al centro delle discussioni restano alcuni dei nodi più delicati: il futuro delle "zone pilota" nel sud del Libano, da cui Israele dovrebbe ritirarsi lasciando il controllo all'esercito libanese con il contestuale smantellamento delle infrastrutture di Hezbollah; il meccanismo internazionale di verifica dell'accordo, per il quale il Libano avrebbe proposto anche un ruolo dell'Italia; la definizione del confine e la richiesta libanese di prorogare di altri 60 giorni il cessate il fuoco. Rimangono inoltre irrisolte le questioni del disarmo di Hezbollah e del rilascio dei detenuti libanesi arrestati da Israele nel 2024.
Riprendono gli scontri nel sud del Libano
Parallelamente ai negoziati, le Forze di difesa israeliane hanno intensificato le operazioni nel Libano meridionale con raid nelle aree di Tiro e Bint Jbeil e un nuovo ordine di evacuazione per il villaggio di Al Mansouri, il primo dallo scorso 14 giugno. Un attacco con drone nella zona di Tebnine ha causato almeno un morto e undici feriti. Nelle ultime ore l'esercito israeliano ha inoltre confermato la morte di due riservisti, uccisi dall'esplosione di un ordigno durante un'operazione a Majdal Zoun: sarebbero i primi militari israeliani caduti nel Libano meridionale dal 28 giugno. In risposta, nella notte sono proseguiti i bombardamenti israeliani su diverse località del sud del Paese, dove, secondo fonti libanesi, si registrano numerosi feriti e nuovi sfollati. Diversi media hanno parlato di "interi villaggi rasi al suolo". Le Forze di difesa israeliane (Idf) poco fa hanno riferito di aver ricondotto in Israele i 15 attivisti per gli insediamenti che ieri avevano attraversato illegalmente il confine con il Libano, raggiungendo il villaggio di Ghajar. In una nota pubblicata su X, le Idf hanno condannato "con fermezza questo episodio, che rappresenta un ulteriore caso di grave interferenza con le attività operative e mette a rischio la sicurezza dei militari israeliani impegnati nell'area".
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