Meeting per l’amicizia fra i popoli, a Rimini l'eco del messaggio del Papa
Gianmarco Murroni - inviato a Rimini
L’amore come chiave per leggere la realtà e viverla pienamente. Un amore che non appiattisce le differenze ma le fa danzare insieme, che non paralizza ma attrae verso il movimento, che ci spinge fuori da noi stessi per ritrovarci più grandi. Una forza che può muovere noi e, attraverso le nostre azioni, rimettere in cammino un mondo che sembra essersi fermato. L’amore al centro della 47esima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, giunto il 26 agosto alla sua conclusione. Un’edizione 2026 impreziosita dalla visita di Papa Leone XIV, il 22 agosto, che ha esortato a “invertire la rotta” e "riaccendere sogni e visioni", non soffiando solo sul "fuoco della stanchezza e disperazione". È giunta “l’ora della responsabilità”, ha affermato il Pontefice: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”.
La grande responsabilità
“Le parole del Santo Padre hanno avuto un eco immediato, anche se devo dire che quando ha parlato della grande responsabilità l'abbiamo vissuto con una certa trepidazione è un affidamento veramente importante, significativo, che segnerà anche le prossime edizioni del Meeting”. Così il presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz. “Dobbiamo prendere coscienza e consapevolezza, sono state parole che riguardano la storia, che riguardano un compito di creare dialoghi che va molto oltre la quotidianità. Sono tutte questioni che ci impegnano veramente. Fin da subito, in tanti incontri, sono state riprese le sue parole e i suoi messaggi. Il Papa ha invitato a disarmare le parole, i cuori, le menti. Ora noi non ci dobbiamo dimenticare che il Meeting di Rimini è anche un luogo dove i laici e i cattolici impegnati nel sociale si incontrano e discutono”. Per Scholz, “la politica deve impegnarsi in un modo più stringente, più forte, più cosciente sul tema della pace”.
L'importanza del dialogo
"Perché la Chiesa possa crescere, occorre che sia in uscita e che sia un soggetto capace di dialogare con la diversità, mantenendo certamente la propria identità": così Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. Prosperi ha tracciato un bilancio del Meeting sottolineando come da Rimini emerga una speranza concreta, fondata su una fede vissuta insieme e capace di generare dialogo, amicizia e responsabilità. “Tante volte l'esperienza del meeting viene narrata nei media, nelle nei giornali come un soltanto da uno un angolo di visuale piuttosto che un altro angolo di visuale a seconda di quale può essere il punto di interesse del momento tipicamente la politica. Quando invece il meeting abbraccia tutti gli aspetti della cultura, dell'arte della scienza”, spiega Prosperi. Il Meeting diventa, dunque, “un luogo di incontro in cui convivono tantissime esperienze, tantissime realtà, culture, tradizioni, religioni diverse. E in questo, in qualche modo, comincia a realizzarsi un pochino quello che il Papa ha raccomandato: essere costruttori di pace e costruttori di unità all'interno della Chiesa e nel mondo”
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