Pozzuoli, prosegue lo sciame sismico. Paura per possibili nuove scosse
Francesco De Remigis – Città del Vaticano
C’è ancora paura tra gli abitanti dei Campi Flegrei che, a un giorno e mezzo di distanza dal terremoto di magnitudo 4.7, il più forte degli ultimi 40 anni, subiscono ancora gli effetti dello sciame sismico con la paura che ci possano essere ulteriori scosse importanti, come indicato dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, e confermato dagli esperti. Il terremoto, che ha avuto una ridotta profondità, di circa tre chilometri, è stato avvertito nell’area flegrea, a Napoli, a Ischia e nella penisola sorrentina. Ad essere stata colpita è stata soprattutto Pozzuoli, dove si sono registrati una ventina di feriti, crolli e sgomberi.
Le ricadute sulla popolazione
Molte le persone che hanno trascorso la seconda notte all’addiaccio, dormendo nelle auto e nelle aree di accoglienza di Pozzuoli, appunto, e di Napoli. Gli sfollati sono 250, 130 le famiglie rimaste senza una casa, un numero che si teme sia destinato ad aumentare man mano che verranno concluse le verifiche sugli edifici colpiti, molti dei quali potrebbero essere dichiarati inagibili, così come alcune strade di Pozzuoli.
La crisi bradisismica
L’attuale crisi bradisismica, ossia il sollevamento del suolo, è in atto da circa venti anni. “È un fenomeno tipico dei Campi Flegrei – spiega ai media vaticani Stefano Branca, Direttore del Dipartimento Vulcani dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) - perché è un fenomeno che interessa geologicamente l'area, che è caratterizzato da periodi in cui il suolo si abbassa e poi si alza. Nel momento in cui si alza, sotto la pressione dei gas, perché il motore tendenzialmente è l'aumento della pressione dei gas magmatici, il sollevamento produce la fratturazione della crosta e produce i terremoti, ciò che invece non avviene durante le fasi di abbassamento”.
Non un fenomeno nuovo
Quest’ultima fase segue gli eventi più forti che si registrarono nelle crisi del 1970-1972 e del 1982-1984 quando, sempre nell’area flegrea, si produsse, in totale, un sollevamento del suolo di circa 3.5 metri. Una nuova fase si è iniziata a registrare nel 2005, con un sollevamento di diversi centimetri ogni anno. Non si tratta quindi di una novità, sottolinea Branca, “ma anzi è la norma di questo territorio, essendo un vulcano attivo. A partire dal 2011 si è intensificato il sollevamento e poi c'è stato un aumento significativo della sismicità a partire dal 2023, da quando si sono iniziati a verificare anche i terremoti di magnitudo quattro. Quindi, si sta parlando di un fenomeno che con questa intensità è in corso ormai da tanti anni”.
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