Italia, Antigone: carceri al limite della sopravvivenza per caldo e sovraffollamento
di Anna Lisa Antonucci
"Vivere un giorno dopo l’altro, per mesi, con 40 gradi in una cella con più persone senza neanche l’ora d’aria, perché il cortile del carcere è uno spazio di cemento assolato, non è scontare una pena è disumanità". Così il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, commenta la realtà delle carceri italiane, come emerge dai dati del rapporto di metà anno dell’associazione, presentato a Roma. “L'estate è sempre più lunga e rovente e la popolazione carceraria continua a crescere, al 28 luglio erano 64.741 le persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento reale al 139,7%”, sottolinea in una conversazione con i media vaticani Gonnella, secondo cui “il sistema penitenziario italiano ha raggiunto livelli di saturazione insostenibili e la situazione è fuori controllo in intere regioni. In ben sei istituti penitenziari i detenuti sono più del doppio dei posti disponibili e nel 44% degli istituti vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona”. Si tratta, ggiunge Gonnella, "di numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell'Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per trattamenti inumani e degradanti”. Nei mesi estivi, aggiunge il presidente di Antigone, associazione che, con i suoi volontari, visita sistematicamente gli istituti di pena, "la vita in carcere si trasforma in un'esperienza al limite della sopravvivenza. Oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di custodia chiusa che significa trascorrere la maggior parte della giornata in celle che diventano forni, per lo più con finestre schermate che impediscono il passaggio dell’aria anche di notte”. A dare un minimo di sollievo potrebbe essere l’utilizzo di ventilatori, “preclusi all'acquisto per centinaia di detenuti indigenti” evidenzia Gonnella.
I numeri, testimonianza del dramma
A testimoniare questa realtà sono i numeri dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024. “In molti istituti - racconta Gonnella - i detenuti sono stipati in celle dove i letti a castello toccano ormai il soffitto e in alcuni casi come in Toscana, dopo i trasferimenti per la chiusura di un reparto divenuto inagibile a Sollicciano, si è ricorsi ai materassi sul pavimento”. A queste condizioni si sommano “carenze igienico-sanitarie indegne: infestazioni di cimici da letto a Venezia, Monza e Pisa, e persino gravi carenze idriche, come registrato nel carcere di Milano Opera. Nell’ultima visita fatta a luglio nel carcere romano di Regina Coeli i detenuti dalle sbarre roventi chiedevano acqua”. Durante il periodo estivo, evidenzia poi Gonnella, "con il blocco alle attività scolastiche e il rallentamento anche di molte attività di volontariato, le persone detenute sono sempre più sole in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi, già 38 nei primi sette mesi del 2026”. Anche l'autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 casi ogni 100 detenuti, così come i detenuti (il 9,3%) con diagnosi psichiatriche gravi, a fronte di una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. A sostituirli sono i farmaci: il 20,5% della popolazione penitenziaria fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi ed il 46% ricorre a sedativi o ipnotici.
Carceri sempre più polveriere
“La situazione carceraria che documentiamo è l’effetto di una risposta sistematica agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva, che sta trasformando le nostre carceri in polveriere – conclude il presidente di Antigone - le promesse fatte, a più riprese, di uno svuotamento delle celle attraverso le misure alternative sono state completamente disattese e non solo non è uscito nessuno, ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7%”. Per Gonnella, in conclusione, “investire sul reinserimento è l'unica via d'uscita per un sistema che, con almeno il 60% di recidivi tra i detenuti, oggi riproduce solo ulteriore marginalità e crimine”.
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