Cerca

Un momento dell'opera lirica "Una promessa infranta" in scena a Lirico Sperimentale di Spoleto Un momento dell'opera lirica "Una promessa infranta" in scena a Lirico Sperimentale di Spoleto  (© Niccolò Perini)

A Spoleto, in prima assoluta l’opera lirica contemporanea “Una promessa infranta"

Il compositore Federico Gardella indaga il dramma interiore attraverso un'orchestrazione scarnificata. Il Teatro Lirico Sperimentale conferma il proprio ruolo di palcoscenico d'elezione per i linguaggi contemporanei

Marcello Filotei - Città del Vaticano

L'ascolto della nuova opera di Federico Gardella, andata in scena in prima assoluta dal 21 al 23 agosto al Teatro Caio Melisso di Spoleto nell’ambito della ottantesima stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli”, fornisce l’occasione per una riflessione sui meccanismi del teatro musicale odierno e sul rapporto tra suono, drammaturgia e palcoscenico. Una promessa infranta, basata sull'omonimo racconto di Lafcadio Hearn, racconta di un uomo che, dopo aver promesso alla moglie morente di non risposarsi, non riesce a mantenere la parola data. 

Dal punto di vista strettamente compositivo, l'approccio di Gardella è radicale e rigoroso: il compositore procede per sottrazione. L'orchestrazione è asciutta, quasi scarnificata. La partitura, affidata alla direzione di Mimma Campanale alla guida dei solisti dell'Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani, rifugge ogni suggestione esotica per concentrarsi sulla tensione psicologica e su un'angoscia di stampo claustrofobico. Il suono quasi si ritrae per dare spazio all'esplorazione dell'inudibile, di ciò che rimane sommerso. In questo panorama acustico rarefatto, i silenzi assumono un notevole peso specifico, reso con precisione e tensione da Campanale. Le voci, dal tormentato marito (Gianpiero Delle Grazie) alla seconda moglie (Benedetta Grasso)  invano confortata dai due custodi (Paolo Mascari e Nicolò Sasso) – tutti i cantanti che citeremo si sono esibiti nella recita del 21 – sono chiamate a misurarsi con un vuoto sonoro che diventa lo spazio stesso dell'indagine interiore.

Se la partitura si muove verso l'astrazione e il prosciugamento materico, la regia di Cecilia Ligorio, autrice anche del libretto, si confronta, assieme allo scenografo Alberto Favretto e alla costumista Clelia De Angelis, con il paradosso della rappresentazione fisica di enti immateriali per definizione, come i fantasmi. Ligorio guarda dichiaratamente alla tradizione giapponese del teatro di figura, in particolare al bunraku. Lo spettro della prima moglie, Emma Alessi Innocenti, appare esplorando il confine tra ombra proiettata, corpo autonomo che emerge sullo sfondo nell’oscurità e marionetta in primo piano. Il fantasma diventa quindi matericamente tangibile,  «il pubblico – dice la regista -  non è chiamato a credere a un’illusione perfetta, ma ad assistere al processo che la rende possibile».

La questione della rappresentazione spettrale nel teatro musicale contemporaneo pone da sempre sfide drammaturgiche complesse. Se guardiamo a un'opera come Matsukaze (2011) di Toshio Hosokawa, l'evocazione dei fantasmi delle due sorelle avviene in osmosi totale con gli elementi naturali, mantenendo gli spiriti in una dimensione liminale e incorporea aderente alla rarefazione orchestrale. Allo stesso modo, in un capolavoro del Novecento come The Turn of the Screw di Benjamin Britten, l'ambiguità dei fantasmi di Quint e Miss Jessel è inscritta nella struttura musicale stessa, lasciando che le presenze sovrannaturali, vere o presunte, agiscano prima di tutto come proiezioni della mente. In Una promessa infranta l’incontro tra un suono che si smaterializza per esplorare l'abisso della psiche e un impianto visivo che dà corpo all'ombra sembra generare una frizione percettiva.

Concluse le repliche dell’opera di Gardella la stagione del Teatro Lirico di Spoleto, pensata dal direttore artistico Enrico Girardi, prosegue con la messa in scena de La cantatrice calva, l’ultima opera teatrale di Luciano Chailly, su libretto tratto dalla celebre “anti-commedia” di Eugène Ionesco. Sul podio Solisti dell’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani ci sarà Marco Angius. Regia, scene, costumi e luci sono affidate a Pier Luigi Pizzi, classe 1930, che abbiamo visto condurre le prove con una memoria di ferro sottolineando anche la più piccola sbavatura nei movimenti sul palco. L’appuntamento è per il 4 settembre alle 20.30 al Caio Melisso. Repliche fino al 6.

 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

26 agosto 2026, 15:55