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Alcuni dei partecipanti a Tonalestate 2026 Alcuni dei partecipanti a Tonalestate 2026

Il dialogo interreligioso, isola di resistenza per rispondere alle paure del mondo

A Tonalestate, l'università estiva tra Lombardia e Trentino, Angela Volpe, docente alla Nanzan University di Nagoya, in Giappone, sottolinea l'importanza di costruire legami di amicizia concreti e di coltivare il desiderio comune di pace tra diverse tradizioni religiose accomunate dalla fraternità

Davide Dionisi – Città del Vaticano

Entra nel vivo Tonalestate, l’International Summer University che si tiene ogni anno tra Ponte di Legno e Passo del Tonale, al confine tra Lombardia e Trentino-Alto Adige. Nella seconda giornata di dibattiti che si ispirano al tema “Noli Timere”, oggi gli studenti universitari provenienti da più parti del mondo è la volta di “Tentare non nocet?”. Le aspettative per questa tre giorni di studio sono molto alte. Ne è convinta Angela Volpe, docente di Antropologia cristiana e “Cristianesimo e dignità umana”, presso la Nanzan University di Nagoya, e moderatrice della sessione conclusiva di domani dedicata al tema della paura in dialogo interreligioso.

La professoressa Angela Volpe, presente a Tonalestate 2026
La professoressa Angela Volpe, presente a Tonalestate 2026

Guardare il segno e non l’idolo

“Tonalestate è stato preceduto da tre giorni di studio e convivenza con Don Nicola Riva, che ci accompagna e ci guida. Lui proprio ci ha ricordato che dobbiamo guardare al segno e non all’idolo, perché l’idolo si riferisce solo a sé stesso, mentre il segno allarga il cuore, perché indica una realtà più grande” spiega Volpe, aggiungendo che “Il segno lo vedono tutti soprattutto là dove, per esempio, c’è gente che mette a disposizione soldi, tempo, energie senza chiedere nulla in cambio. Questo rivela una generosità, una capacità di dedizione che viene dall’alto, che non è frutto dei nostri poveri sforzi. Credo che i ragazzi siano molto sensibili a questo, a saper guardare al segno, e su questo, secondo me, noi educatori dobbiamo puntare molto”.

Desiderio di pace e di fraternità

Ma esiste un punto in comune tra le diverse tradizioni religiose nell’affrontare la paura, o restano risposte irriducibilmente diverse? La docente di Nagoya è convinta che “Nel cuore dell’uomo c’è lo stesso desiderio di pace. Io vivo tra persone di origine shintoista e buddista, e vedo in loro questo stesso desiderio di fraternità, di rapporti umani che non siano improntati solo sullo sfruttamento reciproco. Direi che il Cristianesimo” continua “ebbe un grande successo già nel Cinquecento, quando San Francesco Saverio arrivò in Giappone in un periodo terribile, segnato da cento anni di guerra: ci furono moltissime conversioni al cristianesimo proprio perché portava questo messaggio di appartenenza alla stessa umanità. Ecco, direi che questa fraternità, questa cura del creato che la Chiesa ci ricorda continuamente, questo desiderio di pace” evidenzia Volpe “sono gli elementi che ci fanno apprezzare davvero le altre religioni, le altre esperienze. Credo che ci sia davvero qualcosa che ci accomuna nel profondo, soprattutto in questo momento storico”.

I relatori presenti al dibattito
I relatori presenti al dibattito

Costruire rapporti di amicizia

Ma cosa rispondere a chi guarda con scetticismo a un dialogo interreligioso su temi così delicati, temendo che resti solo un esercizio accademico senza ricadute reali? L’antropologa non ha dubbi: “Cercando di costruire rapporti di amicizia con persone che appartengono ad altre tradizioni. A Tonalestate ci si siede insieme, consumiamo i pasti insieme e quello che resta, alla fine, è l’attenzione reciproca. Resta nel cuore il fatto che qualcuno si sia alzato per prendere un caffè e portartelo, o che si preoccupa di come stai, se hai dormito bene. Tornare davvero all’essenziale: questa è la pratica concreta, ovvero puntare sul rapporto interpersonale.

Isole di resistenza

Quanto alla sua esperienza in Giappone, Volpe spiega che: “Nel Paese si respira molta preoccupazione per la situazione internazionale: conflitti che si allargano invece di placarsi, un continuo voler versare olio sul fuoco. C’è quindi una grande inquietudine, a cui si aggiunge una crisi economica che il Giappone non aveva mai vissuto. A partire da una svalutazione dello yen spaventosa. Eppure i giapponesi” racconta l’antropologa “continuano a lavorare con un’etica e una serietà uniche al mondo. C’è paura per il futuro, paura di avere figli, i giovani non si sposano perché temono di mettere su famiglia, e c’è una forte dipendenza dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale. Proprio per questo Tonalestate lancia, come sempre, la sua sfida: dobbiamo essere isole di resistenza in una situazione del genere. Anche a Nagoya” conclude “dove vivo con i miei studenti, abbiamo un piccolo gruppo che fa parte di un movimento universitario internazionale. Questi ragazzi, all’interno del campus, cercano di coinvolgere i loro coetanei in un dialogo pacifico e fraterno su temi che interessano le nuove generazioni, ma anche su questioni che devono necessariamente riguardare tutti gli esseri umani sulla terra”.

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09 agosto 2026, 10:00