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Il presidente e ceo di Meta Platforms Mark Zuckerberg Il presidente e ceo di Meta Platforms Mark Zuckerberg   (AFP or licensors)

Usa, Meta patteggia: quasi 17 miliardi per dipendenza dai social

La società di Zuckerberg ha raggiunto l'accordo nella causa per l'induzione alla dipendenza che i social media creano negli adolescenti. Il gigante del web ha accettato anche di introdurre nuove tutele e controlli per i minori e modifiche alla configurazione delle piattaforme. Il legale: "Anche gli altri adottino le stesse misure"

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

La società Meta ha raggiunto un accordo extragiudiziale con una trentina di Stati degli Usa, nell’ambito della causa avviata contro lo stesso gruppo californiano accusato di aver favorito la dipendenza dei minori attraverso i propri social network.

Il patteggiamento

Accettando di patteggiare, la società di Mark Zuckerberg si è così impegnata a versare 16,7 miliardi di dollari. La stessa, proprietaria anche di Facebook e Instagram, ha inoltre accettato di apportare modifiche significative alla configurazione delle proprie piattaforme destinate agli utenti più giovani, secondo quanto emerge da un documento depositato mercoledì agli atti, che dovrà ancora essere ratificato da un giudice federale di Oakland (California). Di fatto, si è raggiunto un accordo con i rispettivi procuratori generali che è paragonabile, per importanza e impatto, alla storica transazione del 1998 contro le aziende produttrici di tabacco. Esso, però, fanno già notare molti esperti, risolve solo un aspetto, il più significativo, della più vasta battaglia legale in cui tutte le piattaforme social sono accusate di creare dipendenza nei giovani. Con questa decisione, tuttavia, si crea un precedente storico anche gli altri attori del settore, come YouTube, TikTok e Snapchat, che pure si trovano ad affrontare migliaia di cause legali in tutto il Paese.

Il primo commento della società di Menlo Park

Non a caso, la società ha subito puntato il dito ache sui concorrenti. In una dichiarazione apparsa in rete, Meta, attraverso il proprio responsabile legale, C.J. Mahoney, invita "tutte le piattaforme" ad incrementare gli sforzi per garantire un ambiente sicuro sui social. "Tutte le piattaforme - dice nella nota il gigante del web - dovrebbero dare potere ai genitori e supportare gli adolescenti adottando le stesse misure, perché sappiamo che quando agli adolescenti viene imposto un limite su un'app, semplicemente passano a un'altra".

Cosa dovrebbe cambiare per i minori

Le modifiche tecnoche che Meta dovrà apportare riguarderanno il tempo che gli adolescenti possono trascorrere sulle sue piattaforme, l'imposizione di blocchi notturni, il rafforzamento dei meccanismo di limitazione dell'età per l'iscrizione si social, la fornitura ai genitori di maggiori strumenti per il controllo e il divieto di funzionalità che alimentino problemi di salute mentale. "L'obiettivo di questo caso era proteggere i nostri ragazzi: bloccare notifiche e avvisi durante la notte e l'orario scolastico, incoraggiarli a prendersi delle pause dai social media e tutelarli da funzionalità dannose", ha dichiarato in un comunicato il procuratore generale del Colorado, Phil Weiser, tra coloro che hanno fatto causa alla big-tech. L'accordo raggiunto, che di fatto è anche un'ammissione di responsabilità da parte dell'azienda (per quanto non esplicita a livello verbale), potrebbe configurarsi come un punto di svolta per il settore dei social media e in particolare per il loro utilizzo da parte dei giovani. E la cifra pattuita è certamente tra le più alte mai versate da un'azienda tecnologica agli Stati. 

La posizione dell'Ue

La Commissione europea, che ha deciso di non rilasciare alcun commento "su una sentenza di un tribunale di un'altra giurisdizione", ha però confermato di aver "avuto scambi con Meta qui", all'annuncio dell'accordo negli Usa. Lo ha dichiarato il portavoce della Commissione Ue per la Sovranità tecnologica, Thomas Regnier. "Non c'e' nulla di nuovo, è un dialogo continuo che stiamo portando avanti per garantire almeno un livello di protezione altrettanto elevato per i nostri minori qui nell'Unione europea", ha aggiunto. Il portavoce ha poi sottolineato che l'Ue ha aperto un'indagine su Meta "esattamente per gli stessi sospetti. E il mese scorso siamo giunti alla conclusione che, effettivamente, Meta, sia per Facebook sia per Instagram, viola il Digital Services Act (Dsa) - regolamento approvato nel 2022 - a causa del loro design che crea dipendenza". E ha concluso: "Quello che vogliamo è proteggere concretamente i nostri minori online".

 

 

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27 agosto 2026, 13:32