Yemen, nuova escalation degli Houthi: sette morti nell'attacco a Mokha
Vatican News
Sette morti e trenta feriti. È il bilancio dell'attacco condotto dai ribelli Houthi contro Mokha, città portuale dello Yemen occidentale affacciata sul Mar Rosso, a poca distanza dallo stretto di Bab el-Mandeb. Secondo le forze governative yemenite, tra le vittime ci sono quattro militari e tre civili, mentre 13 dei feriti sono civili. Missili e droni hanno colpito postazioni militari ma anche infrastrutture e aree residenziali; le difese aeree avrebbero abbattuto undici velivoli senza pilota.
Una nuova escalation
La risposta governativa non si è fatta attendere. All'alba di oggi le forze nazionali hanno annunciato di aver colpito un centro di controllo e piattaforme di lancio degli Houthi a ovest di Marib. Proprio Marib, insieme ad Hadramout, era stata teatro nei giorni scorsi di pesanti attacchi contro le stesse forze governative: almeno 30 soldati erano stati uccisi il 6 agosto. Il giorno successivo nuovi missili e droni avevano raggiunto Marib, causando, secondo le autorità locali, due morti e 14 feriti anche nelle aree residenziali e nei campi per sfollati.
Gli Houthi: "Colpiremo le concentrazioni saudite"
Ansar Allah, il nome ufficiale del movimento Houthi sostenuto dall'Iran, sostiene di rispondere a una nuova mobilitazione militare saudita. Il portavoce militare Yahya Saree ha definito quella contro Mokha un'operazione su vasta scala condotta con missili e droni contro quelle che il gruppo considera concentrazioni di truppe saudite e depositi di armi, annunciando che saranno monitorati e colpiti eventuali nuovi movimenti militari. L'offensiva non si limita però al territorio yemenita. Domenica gli Houthi hanno rivendicato anche un attacco con drone contro la raffineria saudita di Jizan, sul Mar Rosso, a pochi chilometri dal confine. Un incendio è stato domato senza vittime. L'impianto, capace di lavorare circa 400.000 barili di greggio al giorno, era già fermo dalla fine di luglio. Il mese scorso gli Houthi hanno inoltre annunciato un blocco navale dell'Arabia Saudita nel Mar Rosso, sostenendo di rispondere a quello che definiscono l'assedio saudita dello Yemen, accusa respinta da Riad.
Perché Mokha è strategica
È soprattutto la scelta di Mokha come obiettivo a mostrare quanto la crisi interna dello Yemen sia ormai nuovamente intrecciata agli equilibri dell'intera regione. La città, che ha dato il nome alla celebre varietà di caffè esportata per secoli dal suo porto, si trova sulla costa occidentale controllata dalle forze ostili agli Houthi e vicina a Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all'Oceano Indiano. È uno dei passaggi marittimi più delicati al mondo e costituisce, insieme al Canale di Suez, una delle porte della rotta commerciale tra Asia ed Europa. Il controllo della costa ha dunque un valore che supera ampiamente i confini dello Yemen. Gli Houthi controllano Sana'a e gran parte del nord e dell'ovest del Paese, dove vive la maggioranza della popolazione; dall'altra parte, si trova un fronte anti-Houthi frammentato, raccolto formalmente attorno al Consiglio presidenziale riconosciuto internazionalmente e sostenuto dall'Arabia Saudita. Sulla costa occidentale opera in particolare la Resistenza nazionale guidata da Tareq Saleh, nipote dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh e membro dello stesso Consiglio presidenziale. La divisione risale alla guerra scoppiata nel 2014, quando gli Houthi conquistarono Sana'a e costrinsero il governo a ripiegare verso sud. L'anno successivo l'Arabia Saudita intervenne alla guida di una coalizione militare a sostegno delle autorità riconosciute internazionalmente. La tregua negoziata dall'Onu nell'aprile 2022 ha drasticamente ridotto i combattimenti su larga scala senza però produrre un accordo politico definitivo. A pagare il prezzo di una nuova escalation rischia di essere ancora una volta soprattutto la popolazione civile. Secondo l'UNICEF, all'inizio del 2026 erano 10,8 milioni i bambini bisognosi di assistenza umanitaria. Il 49 per cento della popolazione yemenita si trova in condizioni di grave insicurezza alimentare. Circa il 40 per cento delle strutture sanitarie risulta soltanto parzialmente funzionante o completamente fuori servizio.
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