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Il Papa: scongiurare la corsa al riarmo, minaccia la pace patrimonio di tutti

Scade domani, 5 febbraio, il trattato New START per il contenimento degli armamenti nucleari. Leone XIV rivolge un appello perché non si lasci cadere nel vuoto l’intesa ma si lavori per cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace. “Urgente – afferma - sostituire la logica della paura con un’etica condivisa capace di orientare le scelte verso il bene comune”

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

La “pace”, parola chiave del pontificato di Papa Leone, rischia di subire un pesante contraccolpo. A preoccupare il Pontefice non è solo la delicata situazione del mondo con tanti conflitti in corso ma anche la possibilità che non ci sia più un seguito per “il Trattato New START sottoscritto nel 2010 dai presidente degli Stati Uniti e della Federazione Russia, – evidenzia il Vescovo di Roma - che ha rappresentato un passo significativo nel contenere la proliferazione delle armi nucleari”. L’intesa scade domani e per questo il Papa, al termine dell’udienza generale, lancia il suo appello.

Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace.


La pace minaccia dal riarmo

Un seguito necessario perché il futuro del mondo non sia segnato dalla corsa al riarmo e da una pace sempre più lontana che invece resta “patrimonio” di tutti.

La situazione attuale esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazioni. È quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti.


Il trattato New START

Dopo la firma del 2010, dal presidente americano, Barack Obama, e quello russo, Dmitri Medvedev, il trattato era stato prorogato una prima volta nel 2016 e poi rinnovato nel 2021 per altri 5 anni. Pone un limite di 1550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascuna parte, nonché un tetto di 700 vettori operativi – missili balistici intercontinentali (Icbm), missili lanciati da sottomarini (Slbm) e bombardieri pesanti – e di 800 vettori complessivi tra schierati e non schierati.

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04 febbraio 2026, 11:40