Il Papa: leggere la Parola di Dio nel suo contesto storico per evitare fondamentalismi

All’udienza generale in Aula Paolo VI, Leone XIV prosegue le catechesi sulla Costituzione conciliare "Dei Verbum", spiegando che il Signore “sceglie di parlare” in termini umani attraverso le Scritture. Il loro annuncio, ammonisce, non deve trascurarne l’origine divina, ma neppure perdere contatto con le speranze e le sofferenze dei credenti, evitando un linguaggio "anacronistico"

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Dal cielo alla carta, e poi ancora ai cuori: Dio non parla all’uomo dall’alto di un idioma estraneo, ma sceglie la sua lingua. Rinunciare allo studio del modo in cui Egli se ne serve comporta il rischio di scivolare in "letture fondamentaliste o spiritualiste" che tradiscono il significato della Sacra Scrittura. Essa prende forma, infatti, dentro le tribolazioni e gli aneliti più concreti dell’esistenza umana, perché farsi comprendere è spesso "un primo atto d’amore". È un annuncio evangelico, capace di sottrarsi a incomprensioni e anacronismi, quello che Papa Leone XIV richiama nell’udienza generale di questa mattina, 4 febbraio, in Aula Paolo VI. La catechesi La Sacra Scrittura: Parola di Dio in parole umane è la quarta del ciclo dedicato alla Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione, Dei Verbum e, più in generale, delle riflessioni che il Pontefice, nel corso del 2026, dedicherà ai documenti del Concilio Vaticano II.

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"Farsi comprendere dall'altro è un primo atto di amore"

Il Papa riallaccia i fili delle catechesi precedenti, riaffermando come la Parola di Dio, "letta nella tradizione viva della Chiesa", rappresenti uno "spazio privilegiato d’incontro", ma anche di ascolto, conoscenza e amore, per gli uomini e le donne di ogni tempo.

I testi biblici, tuttavia, non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano. Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione. In alcuni casi, farsi comprendere dall’altro è un primo atto di amore.

"La Scrittura rivela la condiscenza misericordiosa di Dio"

La scelta divina, prosegue Leone XIV, è quella di comunicare utilizzando "linguaggi umani": così, attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo, sono stati redatti i testi della Sacra Scrittura. La Dei Verbum, a tal proposito, afferma che "le parole di Dio, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo".

Pertanto, non solo nei suoi contenuti, ma anche nel linguaggio, la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino.

L'udienza generale in Aula Paolo VI
L'udienza generale in Aula Paolo VI   (@Vatican Media)

"Dio non mortifica mai l'essere umano e le sue potenzialità"

La relazione che intercorre tra "l’Autore divino e gli autori umani" dei testi sacri, riconosce il Pontefice, è stata nel corso della storia della Chiesa oggetto di approfonditi studi. Per molto tempo, i teologi hanno difeso l’ispirazione divina della Sacra Scrittura "quasi considerando gli autori umani come strumenti passivi dello Spirito Santo". Più recentemente, tuttavia, è stato rivalutato il contributo degli agiografi, al punto che la Dei Verbum li definisce "veri autori" dei libri sacri e Dio "autore" principale della Sacra Scrittura Come affermava l’esegeta spagnolo del secolo scorso Luis Alonso Schökel, citato dal Papa, "abbassare l’operazione umana a quella di un semplice amanuense non è glorificare l’operazione divina".

Dio non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità.

L'annuncio non perda "contatto con la realtà"

Qualunque approccio che "trascuri o neghi" la duplice dimensione della Scrittura come "Parola di Dio in parole umane" risulta, secondo Leone XIV, parziale. La corretta interpretazione dei testi sacri, quindi, non può prescindere dal contesto storico e dalle forme letterarie che ne costituiscono la cornice. Inoltre, specifica il Papa, rinunciare "allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito" comporta il rischio di "sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato".

Questo principio vale anche per l’annuncio della Parola di Dio: se esso perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace.


"Raggiungere i cuori"

In ogni tempo, ribadisce il Pontefice, la Chiesa è chiamata a riproporre la Sacra Scrittura con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori. Cita quindi Papa Francesco che, nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, affermava: "Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo, spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale".

L'udienza generale in Aula Paolo VI
L'udienza generale in Aula Paolo VI   (@Vatican Media)

"La Scrittura intende parlare ai credenti di oggi"

D’altro canto, ammonisce il Papa, è ugualmente riduttivo trascurare "l’origine divina" dei testi sacri, riducendoli a mero "insegnamento umano", oggetto di uno studio esclusivamente tecnico e relegato al passato, come scriveva Benedetto XVI nell’esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini.

Piuttosto, soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere. Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati.

Comprendere la Parola innalzando la carità e la fede

La Scrittura, di conseguenza, alimenta la fede e la carità dei credenti, come ricordava sant’Agostino nel trattato De doctrina christiana:

Chiunque crede di aver capito le divine Scritture, se mediante tale comprensione non riesce a innalzare l’edificio di questa duplice carità, di Dio e del prossimo, non le ha ancora capite.

L'udienza generale in Aula Paolo VI
L'udienza generale in Aula Paolo VI   (@Vatican Media)

Annuncio gioioso "della vita piena ed eterna"

L’origine divina dei testi sacri è infine memoria del fatto che essi trascendono le dimensioni della vita e della realtà, senza ridursi a un "mero messaggio filantropico o sociale", ma innalzandosi piuttosto ad annuncio gioioso "della vita piena ed eterna che Dio ci ha donato in Gesù".

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo il Signore perché, nella sua bontà, non fa mancare alla nostra vita il nutrimento essenziale della sua Parola, e preghiamo affinché le nostre parole, e ancor più la nostra vita, non oscurino l’amore di Dio che in essa è narrato.

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04 febbraio 2026, 10:20