Leone XIV: nella Chiesa, profezia di pace e unità, c'è posto per tutti

All’udienza generale, il Papa prosegue le sue catechesi sul documento del Concilio “Lumen gentium”, riflettendo sul tema della Chiesa popolo di Dio. Sottolinea che la Chiesa è un solo popolo, ma include la diversa umanità, e che ogni cristiano è chiamato a “diffondere il Vangelo ovunque e a tutti, perché ciascuno possa entrare in contatto con Cristo”

Alessandro Di Bussolo - Città del Vaticano

“È un grande segno di speranza – soprattutto ai nostri giorni, attraversati da tanti conflitti e guerre – sapere che la Chiesa è un popolo in cui convivono, in forza della fede, donne e uomini diversi per nazionalità, lingua o cultura: è un segno posto nel cuore stesso dell’umanità, richiamo e profezia di quell’unità e di quella pace a cui Dio Padre chiama tutti i suoi figli.”

E’ il cuore del messaggio di Papa Leone XIV nella terza catechesi dell’udienza generale dedicata alla Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Lumen gentium. Il Pontefice, in una Piazza San Pietro illuminata da un sole velato da nuvole, alternato da una lieve pioggia, dopo un lungo e applaudito percorso in papamobile tra i 15 mila fedeli presenti, si sofferma sul secondo capitolo, dedicato al popolo di Dio.

LEGGI QUI IL TESTO DELLA CATECHESI DELL'UDIENZA GENERALE DI PAPA LEONE XIV

Papa Leone XIV legge la catechesi dedicata al Concilio Vaticano II
Papa Leone XIV legge la catechesi dedicata al Concilio Vaticano II   (@Vatican Media)

Il popolo di Abramo, scelto dal Signore come faro

Il Papa ricorda che Dio creatore, che desidera “salvare ogni uomo”, compie però “la sua opera di salvezza nella storia scegliendo un popolo concreto e abitando in esso”. Per questo chiama Abramo, gli promette una discendenza numerosa e poi stringe un’alleanza con i suoi figli, il popolo d’Israele. L’identità di questo popolo, sottolinea Leone XIV, “è data dall’azione di Dio e dalla fede in Lui” ed è chiamato, secondo il profeta Isaia, “a diventare luce per le altre nazioni, come un faro che attirerà a sé tutti i popoli, l’intera umanità”.

La Chiesa, fatta di persone di tutti i popoli della Terra

Ma questo, afferma il Concilio nella Lumen gentium, avvenne in preparazione “di quella nuova e perfetta alleanza che doveva concludersi con Cristo”. E’ lui che, “nel dono del suo Corpo e del suo Sangue, raccoglie in sé stesso e in modo definitivo questo popolo”, fatto ormai “di gente proveniente da qualunque nazione2 ma “unificato dalla fede in Lui”.

“Questa è la Chiesa: il popolo di Dio che trae la propria esistenza dal corpo di Cristo. e che è esso stesso corpo di Cristo. Non un popolo come gli altri, ma il popolo di Dio, convocato da Lui e fatto di donne e uomini provenienti da tutti i popoli della Terra”


Un popolo unito dalla fede in Cristo

Un popolo unito dalla fede in Cristo, non dalla lingua, dalla cultura o dall’etnia, come “assemblea di coloro che guardano nella fede a Gesù”, si legge nella Lumen gentium.

Si tratta di un popolo messianico, proprio perché ha per capo Cristo, il Messia. Quanti ne fanno parte non vantano meriti o titoli, ma solo il dono di essere, in Cristo e per mezzo di Lui, figlie e figli di Dio.

Il Papa tra i fedeli in Piazza San Pietro
Il Papa tra i fedeli in Piazza San Pietro   (@Vatican Media)

Nella Chiesa relazioni animate dall’amore tra fratelli

Così, ribadisce il Pontefice, “essere per grazia figli di Dio” è ciò che conta davvero nella Chiesa, prima di qualunque funzione. Siamo nella Chiesa, spiega, “per ricevere incessantemente la vita dal Padre e per vivere come suoi figli e fratelli tra di noi”.

La legge che anima le relazioni nella Chiesa è l’amore, così come lo riceviamo e lo sperimentiamo in Gesù; e sua meta è il Regno di Dio, verso il quale essa cammina insieme a tutta l’umanità.

Un popolo aperto anche a chi ancora non è evangelizzato

Unita in Cristo, prosegue Papa Leone, la Chiesa non può essere “ripiegata in sé stessa”, ma “è aperta a tutti ed è per tutti”. Quindi, se vi appartengono i credenti in Cristo, tutti gli uomini, in tutto il mondo e in tutti i secoli, scrivono i padri conciliari, “sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio”. Anche chi non ha ancora ricevuto il Vangelo è perciò, ricorda il Papa, in qualche modo, “orientato al popolo di Dio”.

“La Chiesa, cooperando alla missione di Cristo, è chiamata a diffondere il Vangelo ovunque e a tutti, perché ciascuno possa entrare in contatto con Cristo”

Nella Chiesa ci deve essere posti per tutti

Questo significa, conclude Leone XIV, che nella Chiesa “c’è e deve esserci posto per tutti”, e che ogni cristiano “è chiamato ad annunciare il Vangelo e a dare testimonianza in ogni ambiente in cui vive e opera”. La cattolicità di questo popolo, per il Concilio si vede proprio “accogliendo le ricchezze e le risorse delle diverse culture” e, al tempo stesso, “offrendo loro la novità del Vangelo per purificarle ed elevarle”. In questo senso, “la Chiesa è una ma include tutti”.

Leone XIV benedice un bambino durante il suo giro tra i fedeli in Piazza San Pietro
Leone XIV benedice un bambino durante il suo giro tra i fedeli in Piazza San Pietro   (@VATICAN MEDIA)

La luce della Fiaccola Benedettina, messaggera di pace

Alla fine dell’udienza, nel salutare i pellegrini italiani, il Pontefice ha ringraziato i Religiosi Fatebenefratelli “per il prezioso servizio specialmente in favore delle persone più fragili”. E salutato la delegazione della “Fiaccola Benedettina”, guidata dai sindaci di Norcia, Subiaco e Cassino e accompagnata dall’arcivescovo Renato Boccardo, sottolineando che avrebbe poi benedetto “questo simbolo di fraternità”.

Auspico che la sua luce possa ispirare i governanti e i cittadini a costruire una società basata sui valori della solidarietà e della concordia, seguendo l’esempio di San Benedetto, messaggero di pace.

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11 marzo 2026, 10:24

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