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Il Papa: la Chiesa segno di riconciliazione in mezzo a un'umanità frammentata

All’udienza generale in Piazza San Pietro, Leone XIV prosegue il ciclo sui documenti del Concilio con la prima catechesi dedicata alla costituzione "Lumen gentium". La Chiesa, afferma il Pontefice, è strumento di Dio per unire a sé e tra loro le persone: "La condizione dell’umanità è una frantumazione che gli esseri umani non sono in grado di riparare. In questa condizione si inserisce l’azione di Gesù Cristo, il quale vince le forze della divisione"

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

La Chiesa è espressione del disegno di Dio per l’umanità: “unire a sé le persone e unirle tra loro” grazie “all’azione riconciliatrice di Cristo”. È “sacramento di salvezza” attraverso il quale il Padre ci rende “partecipi della sua vita gloriosa col nutrimento del proprio corpo e del proprio sangue”, e segno di riconciliazione tra i popoli in un’umanità divisa. È corpo di Cristo risorto e unico popolo di Dio pellegrinante nella storia”. Così Papa Leone XIV rilegge, nella catechesi dell’udienza generale di oggi, 18 febbraio, in Piazza San Pietro il messaggio fondamentale della Costituzione dogmatica conciliare sulla Chiesa Lumen gentium, approvata il 21 novembre 1964. Con la catechesi dal titolo “Il mistero della Chiesa, sacramento dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” continua così il ciclo su “I documenti del Concilio Vaticano II” iniziato il 7 gennaio e proseguito con cinque appuntamenti sulla Dei Verbum.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA CATECHESI DI PAPA LEONE XIV

Nella Chiesa attratti dall’Amore di Cristo

Il Papa ricorda subito che il Concilio, per spiegare da dove la Chiesa trae origine, ha usato il termine “mistero”, prendendolo dalle Lettere di San Paolo, in particolare agli Efesini. Non ha voluto certo dire “che la Chiesa è qualcosa di oscuro o di incomprensibile”, ma il contrario. L’apostolo delle genti, infatti usa mistero per “indicare una realtà che prima era nascosta e ora è stata rivelata”. Il disegno di Dio, infatti, è di “unificare tutte le creature grazie all’azione riconciliatrice di Gesù Cristo”, che “si è attuata nella sua morte in croce”.

Questo si sperimenta prima di tutto nell’assemblea riunita per la celebrazione liturgica: lì le diversità sono relativizzate, ciò che conta è trovarsi insieme perché attratti dall’Amore di Cristo, che ha abbattuto il muro di separazione tra persone e gruppi sociali.

Gesù ci chiama con la sua croce e vince ogni divisione

Per san Paolo, spiega Leone XIV, il mistero “è la manifestazione di quanto Dio ha voluto realizzare per l’umanità intera”. Un’umanità in “frantumazione”, che gli esseri umani non riescono a riparare, anche se tendono sempre all’unità. È Gesù che, mediante lo Spirito Santo, “vince le forze della divisione e il Divisore stesso”. Quando ci troviamo insieme a celebrare, avendo creduto all’annuncio del Vangelo, per il Pontefice siamo attratti “dalla croce di Cristo, che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio”.

È sentirsi convocati insieme da Dio: per questo si usa il termine ekklesía, cioè assemblea di persone che riconoscono di essere convocate. Sicché vi è una certa coincidenza tra questo mistero e la Chiesa: la Chiesa è il mistero reso percepibile.

Chiesa segno e strumento dell’unione con Dio e di tutta l’umanità

Una convocazione che, voluta da Dio, non può per Papa Leone “limitarsi a un gruppo di persone, ma è destinata” a tutti gli esseri umani. Per questo i padri conciliari all’inizio della Lumen gentium, affermano che “la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”.

Con l’impiego del termine “sacramento” e la conseguente spiegazione, si vuole indicare che la Chiesa è nella storia dell’umanità espressione di quanto Dio vuol realizzare; per cui, guardando ad essa, si coglie in qualche misura il disegno di Dio, il mistero: in questo senso la Chiesa è segno

Dio attraverso la Chiesa ci fa partecipi della sua vita gloriosa

Al termine “sacramento”, ricorda il Papa, si aggiunge anche quello di “strumento”, perché quando Dio opera nella storia, attraverso la Chiesa “coinvolge nella sua attività le persone che sono destinatarie della sua azione”, e mediante la Chiesa “raggiunge l’obiettivo di unire a sé le persone e di riunirle tra di loro”. Questa diventa così  l’esperienza di salvezza: al n.48 della Lumen gentium, il Concilio dice che Cristo “risorgendo dai morti immise negli apostoli il suo Spirito vivificatore, e per mezzo di Lui costituì il suo corpo, che è la Chiesa, quale sacramento universale della salvezza”. E oggi, alla destra del Padre, “opera continuamente nel mondo per condurre gli uomini alla Chiesa e, attraverso di essa, congiungerli più strettamente a sé e renderli partecipi della sua vita gloriosa col nutrimento del proprio corpo e del proprio sangue”. Un testo che per Leone XIV permette di capire “il rapporto tra l’azione unificatrice della Pasqua di Gesù, che è mistero di passione, morte e risurrezione, e l’identità della Chiesa”.

Nel contempo esso ci rende grati di appartenere alla Chiesa, corpo di Cristo risorto e unico popolo di Dio pellegrinante nella storia, che vive come presenza santificatrice in mezzo a un’umanità ancora frantumata, quale segno efficace di unità e riconciliazione tra i popoli.

 

 

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18 febbraio 2026, 10:00

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