Guinea Equatoriale, il vescovo Beka: la visita del Papa sarà una grazia
Johan Pacheco – Città del Vaticano
In Guinea Equatoriale la Chiesa vive con gioia e allegria la preparazione alla visita apostolica di Leone XIV, in programma dal 21 al 23 aprile prossimi. "Il Papa è un messaggero di pace. Viene per creare una maggiore comunione a livello della Chiesa e a livello sociale. Dunque, questi aspetti sono importanti per il nostro popolo oggi", afferma monsignor Juan Domingo Beka Esono Ayang, vescovo di Mongomo e presidente della Conferenza Episcopale della Guinea Equatoriale, in un’intervista ai media vaticani.
Come avete ricevuto questa notizia? Ve l’aspettavate, la visita del Pontefice?
La Guinea Equatoriale è l’unico Paese in Africa che parla spagnolo. Questa condizione è una nostra specificità, perché siamo circondati da Paesi francofoni e anglofoni. Ma da molto tempo, l’unica e la prima volta che abbiamo ricevuto la visita di un Sommo Pontefice è stata nel 1982. Cioè, 44 anni dopo, il popolo della Guinea chiedeva se poteva tornare a ricevere il Papa nella propria terra. Quando abbiamo appreso la notizia ci siamo sentiti pieni di gioia, di allegria. La viviamo come un momento di grazia che tutto il popolo cristiano della Guinea Equatoriale vivrà.
Cosa vi aspettate da questo incontro con il successore di Pietro? Quali saranno questi frutti per la Chiesa e per la nazione?
I frutti che noi ci aspettiamo da questo incontro sono tanti. Sapete che il Papa è un messaggero di pace. Leone XIV viene per creare una maggiore comunione a livello della Chiesa e anche a livello sociale. Dunque, questi aspetti sono importanti per il nostro popolo oggi. Che si rafforzi la pace, che si rafforzino le dimensioni della giustizia, che si rafforzi la comunione a livello della Chiesa e la coesione sociale. Allora, crediamo che il Santo Padre chiederà al popolo di vivere queste dimensioni fondamentali per il nostro mondo di oggi.
E non dimentichiamo la dimensione della riconciliazione. È un bene che il popolo si riconcili, che possiamo riconciliarci con Dio, come è l’appello in questo tempo di Quaresima, e soprattutto anche la riconciliazione con il fratello. Allora, questa dimensione della riconciliazione, del creare una maggiore comunione nella Chiesa, del riaffermarci nella fede, perché il popolo della Guinea Equatoriale, quando parliamo di percentuali, la Guinea Equatoriale è il Paese con la maggiore percentuale di cristiani cattolici in Africa. Prima raggiungevamo il 99%, ma oggi le statistiche stanno diminuendo. Crediamo che con questa visita apostolica di Leone XIV, il popolo della Guinea Equatoriale tornerà a vivere, tornerà alla sua Chiesa e a sentirsi figli e figlie di questa Chiesa.
Monsignor Juan Domingo, questa sarà anche un’opportunità per conoscere il suo Paese. Può parlarci della Guinea Equatoriale, della sua gente?
Noi siamo pastori di un piccolo Paese che si trova in fondo al Golfo di Guinea ed è situato sull’equatore. Allora, per queste due coordinate riceve il nome di Guinea Equatoriale, per il Golfo e per la linea immaginaria dell’equatore che divide la terra in due emisferi. La popolazione guineana è una popolazione in maggioranza cristiana cattolica e si dedica anche all’agricoltura, che è la prima risorsa per tutte le famiglie guineane. È vero che ultimamente il popolo ha ricevuto anche questa benedizione con il boom del petrolio, che ha cambiato il volto del Paese in tutte le dimensioni. Ma il popolo della Guinea, la popolazione della Guinea Equatoriale, vive fondamentalmente di agricoltura.
E quali sono le particolarità della Chiesa in Guinea Equatoriale? Clero, religiosi, evangelizzazione? Com’è la fede del popolo?
La fede del popolo è quella di un popolo molto devoto. E bisogna dire anche che questa visita si colloca quando noi facciamo memoria dei 170 anni del processo di evangelizzazione in queste terre. Perché la Guinea, quella che oggi è la Guinea Equatoriale, dapprima apparteneva al vicariato apostolico delle Due Guinee, creato nel 1843-44. Allora, gli evangelizzatori iniziarono ad arrivare nelle attuali terre guineane a partire dal 1855. Per questo, da questa data, dal 1855 al 2025, celebriamo 170 anni.
Questa missione è stata poi portata avanti soprattutto dal 1883, quando sono arrivati i missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, i missionari claretiani, che sono coloro che hanno organizzato la Chiesa in Guinea Equatoriale, attraverso l’evangelizzazione e la promozione umana. I missionari, i consacrati, sono stati i primi a formare, possiamo dire, il clero guineano. E ora, con la nuova configurazione che la Chiesa ha ricevuto nel 2017, con la creazione di due nuove diocesi, cioè la diocesi di Mongomo e quella di Evinayong, la Conferenza Episcopale della Guinea Equatoriale conta ora cinque diocesi. Questa è attualmente la configurazione della Chiesa in Guinea Equatoriale.
Quali sono le principali sfide e preoccupazioni della Chiesa per il popolo e per l’evangelizzazione?
Attualmente, tra le sfide che stiamo affrontando c’è la questione delle sette, la secolarizzazione, la perdita del senso del sacro e soprattutto anche la questione della trasmissione della fede dai genitori ai figli. Io ricordo, per esempio, che in famiglia, la domenica e nei giorni di festa di precetto, era una cosa normale: tutta la famiglia andava in chiesa, genitori e figli. Ma oggi questo non avviene più. I fedeli cristiani non partecipano più come prima alle celebrazioni domenicali e alle feste di precetto. La fede sembra raffreddarsi. Per questo la visita di Papa Leone XIV avviene per noi come un segno del nostro tempo, che può rilanciare la nostra questa Chiesa.
Attualmente viviamo diversi contesti di violenza e di guerra in tante parti del mondo, e l'Africa non fa eccezione. È un’opportunità per la nazione lanciare un appello alla pace con il messaggio e la presenza di Papa Leone?
Effettivamente, lo abbiamo detto all’inizio: il Papa è un messaggero di pace. E la situazione attuale del mondo, un mondo diviso e frammentato da tanti conflitti e tante guerre, ci fa credere che una delle profezie che la Chiesa può offrire oggi sia vivere la comunione. Il messaggio di pace può raggiungere il cuore di tutti i guineani. Promuovere la cultura dell’incontro, la fraternità, come diceva Papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti, creare un popolo che vive la fraternità, perché tutti siamo fratelli. Questa visita sarà un momento per rinnovare la nostra fraternità, la nostra famiglia come popolo e la nostra comunità come figli di Dio.
E per quanto riguarda i preparativi, come vi state preparando a questa visita apostolica?
Quando abbiamo dato l’annuncio, abbiamo scelto tre verbi importanti: preparare, accogliere e vivere. Nella misura in cui prepareremo meglio questa visita, accoglieremo meglio la grazia che Dio ci invia attraverso il Sommo Pontefice. E se la accoglieremo bene, anche le nostre relazioni saranno diverse. La Conferenza Episcopale ha elaborato un percorso di preparazione. Abbiamo pubblicato una lettera pastorale, una preghiera che viene recitata ogni giorno nelle famiglie e nelle comunità, delle catechesi con un quaderno di base, e organizzeremo veglie, novene, incontri e conferenze, affinché il popolo viva questo momento come un tempo di grazia, con gioia ed entusiasmo, e possa rinnovarsi nella fede, nella speranza e nella carità.
Monsignor Juan Domingo, grazie. Vuole dare un messaggio finale in preparazione alla visita del Papa?
Vi ringraziamo per lo sforzo fatto attraversando mari e foreste per arrivare fin qui. Tutto il popolo di Dio si sta preparando a vivere questo grande momento. Ringraziamo Dio che ha ascoltato la nostra preghiera, ringraziamo Papa Leone XIV per aver scelto il nostro Paese e ringraziamo Radio Vaticana per questa intervista. Chiediamo a tutti di pregare per noi, affinché questo viaggio apostolico raggiunga il cuore di tutti gli uomini.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
