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Leone XIV: un futuro di giustizia e di pace è possibile

Cambiare la storia iniziando dal cuore. Nella Messa celebrata in lingua francese nella basilica di sant’Agostino, ad Annaba, l’antica Ippona, nella seconda giornata del suo viaggio apostolico in Africa, Leone XIV, primo pontefice nella terra del grande dottore della Chiesa, esorta i cristiani dell’Algeria ad essere umili testimoni del Vangelo e a coltivare il dialogo nella quotidianità

Tiziana Campisi – Inviata ad Annaba

Cambiare la storia iniziando dal cuore. Nella Messa celebrata in lingua francese nella basilica di sant’Agostino, ad Annaba, l’antica Ippona, nella seconda giornata del suo viaggio apostolico in Africa, Leone XIV, primo pontefice nella terra del grande dottore della Chiesa, esorta i cristiani dell’Algeria ad essere umili testimoni del Vangelo e a coltivare il dialogo nella quotidianità.

In questa terra, carissimi cristiani di Algeria, rimanete come segno umile e fedele dell’amore di Cristo. Testimoniate il Vangelo con gesti semplici, relazioni vere e un dialogo vissuto giorno per giorno: così date sapore e luce là dove vivete.

E sapore e luce manifestano nei canti i partecipanti alla celebrazione, giovani per lo più, di diverse nazionalità dell’Africa subsahariana. Gioiose melodie africane, eseguite con strumenti musicali tipici, che rappresentano le tradizioni di queste terre e il modo di esprimersi dei credenti qui.

LEGGI QUI IN TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA DI PAPA LEONE XIV

Come incenso 

Per il Papa è come l’incenso la presenza dei cristiani in Algeria, “un granello incandescente, che spande profumo”, dando “gloria” a Dio “e letizia e conforto a tanti fratelli e sorelle”. Un “prezioso elemento, che non sta al centro dell’attenzione”, ma “invita a rivolgere” il cuore all’Onnipotente, ad incoraggiarsi a vicenda, perseverando nelle difficoltà. E allora il cuore di ogni uomo è simile a un “turibolo” dal quale si levano “lode”, “benedizione, “supplica”, e che diffonde “il soave odore della misericordia, dell’elemosina e del perdono”.

Un momento della celebrazione
Un momento della celebrazione   (@Vatican Media)

La testimonianza dei cristiani  

Ripercorrendo la storia dei cristiani d'Algeria, Leone evidenzia la loro "accoglienza generosa" e "tenacia nella prova" e ricorda che "qui hanno pregato i martiri, qui sant’Agostino ha amato il suo gregge cercando la verità con passione e servendo Cristo con fede ardente". Questi esempi, per il Pontefice, devono sostenere i cristiani di oggi, che devono essere "eredi di questa tradizione", affinchè sia donata la speranza di una vita nuova. Da qui l'invito a testimoniare "nella carità fraterna la libertà di chi nasce dall’alto come speranza di salvezza per il mondo."

Rinascere dall'alto

Nella sua omelia, il Papa insiste sull’invito di Cristo a “rinascere d’alto”, non “una dura imposizione”, “una forzatura” o “una condanna al fallimento”, bensì “un dono di libertà”, grazie al quale è possibile una vita nuova, secondo la “volontà d’amore” di Dio, “che desidera rinnovare l’umanità chiamandola a una comunione di vita”, la quale “inizia con la fede”.

Mentre Cristo ci chiede di rinnovare da capo tutta la nostra esistenza, pure ci dà la forza per farlo. Lo attesta bene sant’Agostino, che prega così: “Da’, o Signore, quel che comandi e comanda quello che vuoi”.

Una statua di sant'Agostino nella basilica di Annaba
Una statua di sant'Agostino nella basilica di Annaba   (@Vatican Media)

Confidare in Dio nelle difficoltà

“Un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza” è possibile se ci affidiamo a Dio, incoraggia il Pontefice, anche quando ci sono “problemi, insidie e tribolazioni”.

Non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato: il Crocifisso porta tutti questi pesi con noi e per noi. Non importa quanto siamo sfiduciati dalle nostre debolezze: proprio allora si manifesta la forza di Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti per dare la vita al mondo.

la liberà della vita nuova

Dalla fede in Cristo scaturisce “la libertà della vita nuova”, rimarca Leone, che indica l’esempio della conversione di sant’Agostino, che rinato in Cristo, nelle Confessioni, rivolgendosi a Dio, scrive: “Non sarei, se non fossi in te”.

I cristiani nascono dall’alto, rigenerati da Dio come fratelli e sorelle di Gesù, e la Chiesa che li nutre con i Sacramenti è grembo accogliente per tutti i popoli della terra.

Il Papa davanti alla basilica di sant'Agostino ad Annaba
Il Papa davanti alla basilica di sant'Agostino ad Annaba   (@Vatican Media)

Mettere al centro l'amore di Dio

Ma la riforma del cuore deve coinvolgere tutti, aggiunge il Pontefice, come accadeva nella prima comunità cristiana, dove emergeva l’unità. Perchè la Chiesa nascente non è basato “su un contratto sociale, ma su un’armonia nella fede, negli affetti, nelle idee, nelle scelte di vita” che mette “al centro l’amore di Dio”, fattosi uomo in Cristo per salvare l’intera umanità. Altro tratto dell’“unità spirituale dei credenti” era la condivisione dei beni, il possesso trasformato in “dono”.

La fede nell’unico Dio, Signore del cielo e della terra, unisce gli uomini secondo una giustizia perfetta, che invita tutti alla carità, cioè ad amare ogni creatura con l’amore che Dio ci dona in Cristo. Perciò, soprattutto davanti all’indigenza e all’oppressione, i cristiani hanno come codice fondamentale la carità: facciamo a chi ci sta accanto quel che vorremmo venisse fatto a noi

Questa legge scritta da Dio nei cuori rende la Chiesa “sempre nascente”, spiega Leone, “perché dove c’è disperazione accende speranza, dove c’è miseria porta dignità, dove c’è conflitto porta riconciliazione”.

Animati dalla carità, proiettati verso gli altri

Infine la vita nuova in Cristo “coinvolge popoli di ogni lingua e cultura”, evidenzia il Papa, che ricorda il modo di vivere degli apostoli, animati dalla carità, proiettati verso gli altri. Da qui le parole rivolte ai vescovi che concelebrano, del Nord Africa in maggioranza, fra i quali quello di Constantine, Jean-Paul Guillaud, di Orano, Davide Carraro, di Laghouat, Diego Ramón Sarrió Cucarella, l’arcivescovo di Algeri, il cardinale Jean-Paul Vesco, e ancora il cardinale Cristóbal Lopez Romero, arcivescovo di Rabat, e quello di Tunisi Nicolas Lhernould.

Il primo compito dei pastori, ministri del Vangelo, è dunque dare testimonianza di Dio al mondo con un cuor solo e un’anima sola, senza che le preoccupazioni ci corrompano con la paura né le mode ci indeboliscano con il compromesso.

Leone XIV con il cardinale Vesco e monsignor Guillaud
Leone XIV con il cardinale Vesco e monsignor Guillaud   (@Vatican Media)

La preghiera dei fedeli 

Terminata l’omelia, è una preghiera plurilingue quella che i fedeli levano a Dio, in francese per la Chiesa, perché “attraverso la testimonianza di tutti i battezzati” sia “luce che illumina e sale che dona sempre” e in arabo “per il popolo che abita queste terre”, affinché “nel dialogo tra i credenti delle differenti confessioni religiose si costruisca la fraternità e l’amicizia”. In berbero si prega per la pace nel mondo, perché “sia seminata la cultura dell’amore” lì dove imperversano “guerra” e “violenza” e “si edifichi una società più giusta e concorde, infine in portoghese è stato invocato Dio affinché i migranti e i più fragili e bisognosi ricevano aiuto e “attraverso una carità sempre più attiva, ognuno si senta compreso, accolto e sorretto nel suo bisogno”.

Il cuore umano trova pace solo in Dio

Prima della conclusione della liturgia il saluto al Pontefice di monsignor Guillaud, che a nome della comunità cristiana manifesta la volontà di trarre ispirazione dal vescovo di Ippona. E prima di impartire la sua benedizione Leone XIV rivolge a tutti delle parole a braccio. Ringrazia le autorità civili per l’ospitalità premurosa ricevuta. « Considero questo viaggio come un dono speciale della Provvidenza di Dio termina - un dono che mediante un Papa agostiniano il Signore ha voluto fare a tutta la Chiesa ». Poi le ultime parole indirizzate a tutti.

Dio è Amore, è padre di tutti gli uomini e di tutte le donne. Rivolgiamoci a Lui con umiltà, confessiamo che l'attuale situazione del mondo, come una spirale negativa, dipende in fondo dal nostro orgoglio. Abbiamo bisogno di Lui, della sua misericordia. Solo in Lui trova pace il cuore umano.

[ Video Embed: Guarda il video integrale della Messa nella basilica di Sant'Agostino, ad Annaba, Algeria. ]

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14 aprile 2026, 18:20