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Sui passi di Agostino, Leone XIV in silenzio e in preghiera tra i resti di Ippona

Tiziana Campisi – Inviata ad Annaba

Piove a dirotto ad Annaba, è una giornata grigia. Ma tra le rovine dell’antica Ippona il passato e il presente oggi sembrano fondersi. Due epoche diverse, lontane più di sedici secoli, ma dalle quali giunge al mondo lo stesso messaggio, da sant’Agostino e da Leone XIV: si può vivere come fratelli se si costruisce insieme la pace. È il secondo giorno del viaggio apostolico del Papa in Africa, uno dei più attesi. Il Pontefice agostiniano, tra la pioggia battente percorre un breve tratto dell’area archeologica, parte di una strada attraversata tante volte da Aurelio Agostino, nativo di Tagaste, l’odierna Souk Ahras, e vescovo della fiorente città portuale. Ampliando lo sguardo si abbraccia la collina di Annaba con la basilica dedicata al grande padre della Chiesa. Ieri e oggi, e il primo Pontefice in terra algerina che rende omaggio al suo padre spirituale, per raccogliere la sua eredità e dare ancora voce al suo invito a vivere concordi, perché ci sia armonia tra i popoli. Perché “la pace è il fine del nostro bene”, scrive Agostino ne “La città di Dio”, nel capitolo XIX (11), dove ripete la parola “pace” oltre un centinaio di volte.

Tra le rovine della città in cui ha vissuto Agostino

Accolto all’ingresso degli scavi da un responsabile del sito, Leone osserva, visibilmente emozionato, le rovine di Hippo Regius, fino al V secolo abitata da pescatori, marinai, soldati, commercianti, artigiani, e ancora funzionari e agricoltori, ma pure da famiglie agiate, armatori e uomini d’affari. Il maltempo costringe ad una cerimonia più breve, durante la quale il Papa, sotto un gazebo, con l’aiuto di due giovani boy scout, depone una corona di rose bianche e gialle e poi pianta un ulivo, simbolo di pace e che richiama quello secolare della sua città natale, che la tradizione vuole risalga al suo tempo. Leone XIV rimane per alcuni istanti assorto in preghiera, con le mani giunte. Intanto vengono fatte volare nel cielo plumbeo e carico di pioggia delle colombe bianche, mentre la corale dell’Istituto della Musica di Annaba intona dei canti in latino, berbero e algerino, con testi del vescovo di Ippona sulla pace e la fratellanza. Un gruppo di giovani vestiti con tipici abiti, ai quali il Pontefice si accosta per ascoltare l’esecuzione dell’ultimo brano. Il Papa li applaude alla fine e li ringrazia, poi, ancora sotto la pioggia incessante, si avvia verso l’uscita del sito per proseguire questa seconda giornata di viaggio sui passi di sant’Agostino.

https://youtu.be/GVUgeINrur8

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14 aprile 2026, 13:10