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Papa Leone XIV si intrattiene con il presidente dell'INPS, Gabriele Fava. Papa Leone XIV si intrattiene con il presidente dell'INPS, Gabriele Fava.

Il Papa: ingiusta la ricchezza in mano a pochi, serve equa distribuzione delle risorse

Leone XIV riceve in udienza dirigenti e dipendenti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale italiano (INPS). Considerando la disparità della distribuzione delle ricchezze e i “mutati” scenari lavorativi del XX secolo, invita gli enti assistenziali a “non dimenticare l’uomo” e ad impegnarsi nella difesa del lavoratore e della dignità umana. Il welfare, afferma il Pontefice, "è un diritto umano", esortando a salvaguardare solidarietà ed equità

Daniele Piccini – Citta del Vaticano

Tutta la Dottrina sociale della Chiesa, da Leone XIII a Francesco, ha avuto sempre “al centro dell’attenzione”, “la risposta ai bisogni concreti delle persone”, in un solido e coerente percorso che “sfocia” nella lettera enciclica Fratelli tutti di Jorge Mario Bergoglio e nel ribadire che lo stato sociale, il welfare state, è un “diritto universale”. È il senso profondo del discorso che Leone XIV rivolge questa mattina, 10 aprile, ai circa 400 dipendenti e dirigenti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), ricevendoli in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico vaticano.

LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE DEL PAPA AI DIRIGENTI E AI DIPENDENTI DELL'INPS

Milioni di persone senza cibo né assistenza sanitaria

Il Pontefice evidenzia che il “ruolo sociale” di questa istituzione consiste nel farsi carico “dei bisogni di molte persone fragili attraverso meccanismi di equa distribuzione della ricchezza”. Una missione che legittima l’INPS ad “agire in modo efficace nella promozione di una responsabilità sociale che coniughi sviluppo economico e coesione comunitaria”. Allarga poi lo sguardo alla situazione economica mondiale, sottolineando che nonostante nel mondo ci sia “complessivamente molta ricchezza”, “i poveri aumentano”.

Molte centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta sono immerse nella povertà estrema e non dispongono di cibo, alloggio, assistenza medica, scuole, elettricità, acqua potabile e servizi sanitari indispensabili. Eppure ci sono ricchezze sproporzionate che rimangono nelle mani di pochi. È uno scenario ingiusto, di fronte al quale non possiamo non interrogarci e non impegnarci a cambiare le cose.

Causa di questa situazione di “disparità” non è la “mancanza di risorse”. Per risolverla serve piuttosto la volontà di affrontarla puntando ad una “più equa distribuzione da realizzare con senso morale e onestà”.

Il presidente dell'INPS Gabriele Fava dona una racchetta da tennis al Pontefice.
Il presidente dell'INPS Gabriele Fava dona una racchetta da tennis al Pontefice.   (@Vatican Media)

L’attenzione secolare della Chiesa ai più bisognosi

Questa attenzione per il mondo del lavoro e per l’aiuto ai bisognosi innerva tutta la Dottrina sociale della Chiesa, a partire dal magistero di Leone XIII che nell’enciclica Rerum novarum ha esplicitamente richiamato gli enti di previdenza e assistenza sociale a “provvedere che all’operaio non manchi mai il lavoro”. Successivamente San Giovanni XXIII, nelle encicliche Mater et Magistra e Pacem in terris, ha elevato il welfare a diritto umano, una linea magisteriale seguita anche da San Paolo VI. Fino ad arrivare a Giovanni Paolo II e alla sua critica all’assistenzialismo, e all’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate. Un percorso coerente che approda nella Fratelli tutti di Papa Francesco.

Il modello proposto è quello di un sistema di sicurezza solidale, basato sui principi della sussidiarietà, della responsabilità sociale e della fraternità umana, sempre con il fine di indirizzare l’intervento assistenziale a consentire a tutti "una vita degna mediante il lavoro".

Un ambito in cui, in Italia, l’INPS è senz’altro un “attore principale”: "Per questo - dice Leone XIV - pur di fronte alla necessità di garantire la sostenibilità del sistema, il vostro impegno deve essere sempre volto anche a salvaguardarne il tessuto solidaristico e l’equità, sia a livello pensionistico che di accompagnamento del lavoratore durante il suo percorso professionale.

Il Papa con i circa 400 tra dirigenti e dipendenti dell'INPS che ha ricevuto in udienza nella sala Clementina.
Il Papa con i circa 400 tra dirigenti e dipendenti dell'INPS che ha ricevuto in udienza nella sala Clementina.   (@Vatican Media)

L’incognita dell’IA sul mondo del lavoro

Un compito tanto più importante se raffrontato agli scenari lavorativi del XX secolo, “mutati” per via dell’”finanziarizzazione dell’impresa”, dell’”esternalizzazione della produzione”, degli “alti costi del lavoro”, dell’”incalzante sviluppo tecnologico”, su sui incombe l’incognita dell’Intelligenza Artificiale, “ancora da analizzare e valutare nelle sue molteplici sfaccettature”. Cambiamenti che hanno impattato e impattano in maniera decisiva sulla vita delle persone.

I percorsi lavorativi, che per molto tempo sono stati per lo più lineari, con posti di lavoro occupati spesso per tutta la vita, ora sono connotati da maggiore precarietà e variabilità, con la crescita di modelli di lavoro a termine, part-time, in somministrazione, a chiamata, spesso autonomi, nelle forme più variegate e ibride.

L’invito a “non dimenticare l’uomo”

Al termine del suo discorso, Papa Leone fa sue le parole di esortazione che Papa Francesco rivolse ai dirigenti e dipendenti dell’INPS nel 2015 quando li invitò accoratamente a “non dimenticare l’uomo”, a “lavorare per chi lavora” e a “sostenere i più deboli”, garantendo “la dignità e la libertà di vivere una vita autenticamente umana”.

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10 aprile 2026, 13:00