Leone XIV a Pompei: il Santuario è un tempio fatto di preghiera e carità
Daniele Piccini – Inviato a Pompei
Ruderi di ville, resti di templi dedicati a divinità pagane, profili di statue, una volta splendide, ora annerite dalla cenere e dai millenni, strade una volta pullulanti di vita e di attività, attraversate ora solo dagli echi di un tempo lontano. Leone XIV viene, questa mattina 8 maggio, in visita pastorale al Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario di Pompei. Viene nel giorno in cui si prega la Supplica alla Madonna venerata nella Basilica di questa cittadina campana, meta di oltre 2 milioni di pellegrini l’anno, e nell’anniversario di un anno dalla sua elezione come 266.mo successore di Pietro. Prima di atterrare, alle ore 8.52, nell’area meeting del Santuario, ha sorvolato in elicottero per qualche secondo le rovine dell’antica città di Pompei, distrutta nel 79 d.C. da quello che il poeta Giacomo Leopardi chiamò nella sua ultima poesia, lo “sterminator Vesevo”, il vulcano Vesuvio. Avrà ammirato dall’alto, fosse solo per qualche secondo, le vestigia di un’antica civiltà, circondata un tempo da arte e bellezza, e ora sepolta: macerie che rammentano, come uno schiaffo, che tutto passa e si dissolve, in un modo o nell’altro, e che “solo l’amore crea”. Tutto questo ha visto Leone XIV, dall’alto. Poi, sceso dal velivolo, lo hanno accolto l'arcivescovo Tommaso Caputo, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il prefetto di Napoli Michele di Bari, il sindaco della Citta' metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi e il sindaco di Pompei facente funzione, Andreina Esposito.
Un Tempio di Carità costruito sulla roccia
Questa mattina il Pontefice ha voluto però iniziare il suo viaggio con la visita ad un edificio spirituale, fatto di pietre vive. Un tempio che nessuna esplosione vulcanica potrà mai seppellire, un tesoro che né tignola, né ruggine potranno mai intaccare. Percorsi pochi metri a piedi dall’aerea di atterraggio, Leone XIV entra nella “sala Luisa Trapani” dove lo attendono i beneficiari delle Opere di Carità del Santuario di Pompei. Lo salutano con calore intonando il coro "Papa Leone! Papa Leone!". Il Vescovo di Roma passa in mezzo al loro, ad uno rivolge un saluto, ad un altro una benedizione, una carezza, una parola di incoraggiamento. Sono persone in situazioni di fragilità aiutate o accolte dai diversi Centri caritativi del Santuario. Mamme che, tra mille difficoltà, hanno voluto portare avanti la propria gravidanza a tutti i costi e sono rimaste sole con i propri bambini. Donne vittime di violenza. Genitori, organizzati in comunità, che promuovono la vita in ogni modo e ad ogni costo: adottando bambini disabili, scongiurando un possibile aborto con proposte di soluzioni alternative. È l’edificio della solidarietà del Santuario di Pompei e il Papa ne riconosce tutto il valore.
Qui il “Tempio della Carità” e il “Tempio della Fede” si sostengono a vicenda. La preghiera alimenta l’accoglienza, l’affetto, il servizio e l’impegno generoso di tanti, nei Centri educativi, nelle Case Famiglia, alla Mensa per i poveri, intitolata a Papa Francesco. E l’amore compie miracoli che vanno ben oltre ogni sforzo e aspettativa: nelle membra di chi soffre e ancora di più nelle anime.
I primi passi del fondatore, Bartolo Longo
Fu Bartolo Longo, canonizzato proprio dal Vescovo di Roma lo scorso 19 ottobre, a posare le prime pietre di questo edificio di carità. "Egli seppe vedere, però, in tutti, il volto di Cristo: nei grandi e nei piccoli, e in particolare negli orfani e nei figli dei carcerati, a cui fece sentire, con la sua tenerezza, il palpito del cuore di Dio", dice il Papa. Come ogni costruzione si regge grazie alla solidità dei pilastri, così ogni gesto di carità è sostenuto da una forza, non immediatamente visibile. È il Tempio della fede e della preghiera, spiega il Pontefice, a puntellare quello della generosa prossimità.
Alla base di tutto, però, come abbiamo detto, c’è la preghiera e in particolare il Santo Rosario. Posto simbolicamente a fondamento del Santuario e della città, esso è il motore nascosto che rende possibile tutto il resto. Raccomando perciò a tutti voi di tenere sempre viva e di diffondere questa antica e bellissima devozione.
La preghiera, fiamma d’amore del servizio
Poi Leone XIV si rivolge agli educatori, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e ai volontari che animano così tante iniziative di solidarietà per suggerire loro una direzione esistenziale.
Sia questo il vostro programma di vita: essere uomini e donne di preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio. Così alimenterete, con gesti e parole, la fiamma d’amore che San Bartolo ha acceso e sarete, nel servizio, nel dialogo e nella vita di fede, modelli credibili e guide sapienti per questa meravigliosa gioventù.
Infine, il Papa incoraggia i tanti bambini ospiti delle case famiglia del Santuario a “confidare in Gesù”, perché il suo insegnamento è
Lasciatevi coinvolgere e spingere dalla gioia che viene dalle sue parole e dai suoi esempi, e annunciatela a tutti. Il nostro mondo ne ha tanto bisogno, e voi, che ben la conoscete, potete esserne, con la vostra freschezza, i testimoni più convincenti.
Una "comunione di carismi" in aiuto ai più fragili
Leone XIV riceve le parole di benvenuto dell’arcivescovo Tommaso Caputo, delegato pontificio per il Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario di Pompei, che definisce tutte le associazioni impegnate nelle opere di carità del Santuario come “una stupenda comunione di carismi a servizio di persone ferite da situazioni di disagio sociale e bisognose di sostegno materiale e spirituale. Con questo incontro prende il via un evento di Grazia che culminerà nella celebrazione della Santa Eucaristia e nella recita della Supplica”. L’auspicio di monsignor Caputo è che tutti gli operatori delle strutture caritatevoli del Santuario si sentiranno “confortati in un impegno che è l’essenza stessa della nostra vocazione di devoti pompeiani che, con la corona del Rosario in mano, desideriamo lasciarci guidare da Maria sulle orme del Risorto”.
Una mamma che non ha paura di rialzarsi dopo la caduta
Il Papa ha davanti le prove viventi che è la fede a sostenere la carità, e che la preghiera può rafforzare l’amore. Serena racconta a Leone XIV, nella sua testimonianza, di avere 35 anni e di essere mamma di due bambine. Spiega che la più grande, di nove anni, è stata affidata a sua madre e alle sue sorelle. La più piccola aveva inizialmente trovato rifugio presso la casa famiglia Maria Madre della Provvidenza, nel Santuario di Pompei. Ora, però, la secondogenita e sua mamma Serena possono stare di nuovo insieme, presso la “Casa Emanuel”, una casa famiglia per mamme con bambini gestita dalle Suore Figlie del Santo Rosario, presso il Santuario. “Quando sono arrivata – spiega la giovane - mi sentivo fallita: ero una madre che non era stata capace di proteggere sé stessa e i suoi figli da una relazione tossica. Ma poi ho iniziato a capire che cadere a terra non significa necessariamente rimanerci: mi era stata concessa una seconda possibilità”. Serena confessa che sta reimparando cosa significa essere madre, cosa significa dire “no”, e cosa significa “scegliere consapevolmente”. In questo faticoso percorso di resurrezione non si sente sola, sa di avere “a fianco le suore e gli operatori che mi incoraggiano”: grazie a loro “per la prima volta dopo tanto tempo sto costruendo qualcosa di autentico”.
Matteo e Maria Rosaria, due doni speciali
Il Tempio della Carità di Pompei è vicino ai genitori in molti modi, aiutando a trasformare le proprie fragilità in una vocazione. Come raccontano Pina e Tommaso, moglie e marito da 24 anni, che non potendo avere figli biologici, decidono di adottare due bambini. Il primo arriva come un “dono”, nel 2008. Dal telegiornale regionale della Campania apprendono che Matteo, neonato venuto al mondo senza arti, è stato abbandonato all’ospedale. Decidono di fare richiesta al Tribunale dei Minori per poterlo adottare. “Matteo, che significa dono di Dio, ora è diventato nostro figlio”, esclamano con gioia al Pontefice che li ascolta sorridendo. “Al suo primo compleanno – aggiungono i due genitori - abbiamo deciso di affidare Matteo alla Madonna di Pompei con una Messa celebrata proprio qui”. Poi nel 2022 vengono invitati a Pompei in occasione della Giornata Mondiale per la Famiglia. Ascoltano la testimonianza di Roberta e Alfredo, una coppia che è responsabile della casa Famiglia “Oasi Vergine del Sorriso”, presso il Santuario di Pompei. La coppia tiene in braccio una neonata e Pina e Tommaso sono ansiosi di conoscerla. “Maria – raccontano i due coniugi al Papa - era stata abbandonata in ospedale alla nascita. Era affetta da una grave patologia e secondo i medici non le restava ancora molto da vivere, circa un anno. Per questi motivi non c’era nessuna famiglia disposta ad adottarla. Maria non vede, non sente: ha la tracheostomia e mangia attraverso un sondino”. Conoscendo la neonata, Pina e Tommaso sentono ancora una volta la chiamata a diventare genitori e decidono di regalare una sorellina al piccolo Matteo e di adottare Maria.
Il Tribunale dei Minori però si mette di traverso: la coppia ha già adottato un bambino “speciale” e, per precauzione, non può adottarne un’altra. “Il 13 novembre 2022 – aggiungono Pina e Tommaso - in occasione della discesa del quadro della Madonna, Roberta prese la bambina e la portò davanti all’icona della Madonna, facendole poggiare la manina sopra. Due giorni dopo, il Tribunale ci ha convocato di nuovo, dandoci il consenso necessario per l’adozione”. A giugno 2022, Maria ha ricevuto il sacramento del Battesimo: ora si chiama Maria Rosaria e a febbraio, sfidando ogni pronostico sulle sue aspettative di vita, ha compiuto 4 anni.
Trovare una famiglia per lasciarsi amare
Leone XIV ascolta la storia di Vittoria, una ragazza polacca arrivata in Italia per cercare lavoro 35 anni fa. La giovane si ammala e non può più mantenersi da sola. Trova rifugio alla Stazione di Napoli, e vive come può finché un’altra ragazza le comunica che alcuni volontari, ogni settimana, vengono in stazione a portare cibo, medicina e coperte a chi ne ha bisogno. “Così – prosegue Vittoria - ho conosciuto Renata, che, dopo il mio intervento all’anca, mi ha accolto nella casa del Santuario di Pompei chiamata Santa Maria del Cammino, che era stata benedetta da San Giovanni Paolo II”. Al sentire il nome del Papa suo conterraneo, nella memoria della donna riaffiorano ricordi d’infanzia: “Mi sono ricordata di quando lo avevo incontrato da ragazzina, durante una sua visita in Polonia, nella mia città d’origine, di quella sensazione indescrivibile che mi aveva fatto piangere per due giorni di seguito, senza un apparente motivo”.
Qui, in una struttura del Santuario mariano, la vita di Vittoria trova la sua realizzazione. “In questi quattro anni vissuti a Pompei accanto alla Madonna – spiega al Papa con una voce rotta dall'emozione - mi sono accadute cose che mai avrei immaginato prima. In casa ho conosciuto veramente l’amore di una famiglia, che fin dal primo giorno mi ha accolta senza riserve. Ho conosciuto i miei due nipoti adottivi: Costantin e Stefano, che per me sono diventati un pilastro fondamentale, visto che è proprio grazie a loro che oggi sono tornata a sorridere”. Qualcosa cambia anche nel modo in cui Vittoria era abituata a pensare ad una famiglia: “Qui in comunità ho capito che la famiglia non è soltanto quella che condivide legami di sangue, ma soprattutto quella che condivide la fede in Gesù, unica fonte inesauribile d’amore. Credo – concluse la signora bionda in sedia a rotelle - che la fede mi abbia salvato due volte: psicologicamente e fisicamente”.
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