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Il Monastero di San Charbel ad Annaya, in Libano Il Monastero di San Charbel ad Annaya, in Libano

Il Libano in preghiera con il Papa: "Stanchi di ogni guerra, abbiamo bisogno di pace"

Padre Youhanna Semaan, monaco del Monastero di San Charbel ad Annaya racconta come nel Paese dei Cedri si vivrà il Rosario per la pace convocato da Leone XIV per domani 30 maggio: "Prevediamo migliaia di persone, per noi libanesi importante pregare in mezzo a crisi, bombardamenti, persone in fuga. La preghiera apre la mente del mondo intero a vedere che le guerre non servono a niente, sono soltanto distruzione e basta"

Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

Sono “stanchi” in Libano. Stanchi di guerre, crisi, bombardamenti al sud, emigrazione dal sud verso il centro e il nord; stanchi delle conseguenze dell’esplosione del Porto di Beirut, della povertà dilagante e della instabilità generale. Non sono stanchi di pregare, però, i libanesi, e domani sabato 30 maggio si uniranno tutti in preghiera insieme al Papa per recitare il Rosario per la Pace. Leone XIV lo farà da San Pietro in unione a diversi Santuari mariani del mondo; il Paese dei Cedri si riunirà idealmente tutto dentro a un luogo simbolo di fede quale è Annaya, nell'entroterra della storica città costiera di Byblos, dove sorge il Monastero di San Charbel, il patrono di quella terra a cui si affidano cristiani ma anche musulmani per invocare pace, dialogo, salute. Dinanzi al santo, lo stesso Papa Leone si era inginocchiato durante il viaggio a Beirut del dicembre 2025 invocando pace per l’intero Medio Oriente.

Tra crisi e bombardamenti

“La preghiera per la pace è molto importante perché abbiamo bisogno di pace, siamo stanchi davvero… Il popolo è stanco di tutti questi problemi e c’è tanta gente che sta per lasciare il Paese per andare a trovare un rifugio o in altri posti nel mondo. Una cosa che non desidereremmo per nessuno”, spiega ai media vaticani padre Youhanna Semaan, monaco di Annaya, patrologo e docente tra Jounieh (Libano), Roma e Londra. La sua voce giunge da una terra lacerata dai bombardamenti tra Israele ed Hezbollah; l’ultimo nel villaggio di Ain Quana che ha ucciso oltre 30 persone. “C’è distruzione in più, immigrazione in più, tabula rasa di diverse città, gente che fugge, che non ha posto dove dormire e si infila in scuole statali, con elettricità o acqua che mancano. È un momento brutto”, sottolinea il monaco.

Previste migliaia di persone

Per questo i credenti si aggrappano ai grani del Rosario invocando l’aiuto di Dio, unica fonte di speranza. “Il Papa inizierà la sua preghiera alle 19. Essendo il fuso orario un’ora avanti, noi inizieremo alle 20 così da recitare il Rosario nello stesso momento del Papa, seguendo le sue stesse intenzioni così da essere in comunione di preghiera affinché queste guerre finiscano in tutto il mondo”. L’appuntamento si svolgerà nella Basilica di San Charbel: “Un posto più grande che può raccogliere un numero più ampio rispetto ad altre chiese che abbiamo, ha una forma rotonda ecumenica e diverse porte per accogliere e raccogliere tutta la gente che arriverà per pregare con il Santo Padre”. Arriverà da dove? “Da tutto il Libano, ovunque”, assicura padre Youhanna. Già il 22 di ogni mese, giorno in cui si celebra la memoria di San Charbel, sono migliaia i fedeli che partecipano alla Messa in Basilica; domani “non possiamo azzardare un numero esatto, ma la Chiesa sarà piena, pienissima, con anche gente fuori”.

Fedeli al Monastero di San Charbel in Libano
Fedeli al Monastero di San Charbel in Libano

In preghiera anche da casa

I siti dell’Ordine Libanese Maronita, del monastero di Saint Charbel, poi tutti i canali social hanno fatto un’ampia promozione del Rosario papale e trasmetteranno l’evento in diretta così da permettere a “quelli che non riescono ad arrivare sul posto, di pregare nelle loro case”. “Con una crisi economica enorme, la benzina troppo alta, molta gente non potrà venire, quindi vogliamo dare la possibilità di partecipare e pregare con noi il Rosario”.

"Per la pace nel mondo e in Medio Oriente"

Nessuno può e deve perdere un appuntamento del genere, afferma padre Semaan: “In questo momento storico per il Libano, la preghiera con Papa Leone XIV è molto importante per noi. Già abbiamo condiviso con Sua Santità un momento di preghiera nella sua prima visita apostolica in Libano, proprio qui nel monastero di San Charbel. Il Papa quel giorno ha acceso una candela davanti alla tomba e lo abbiamo accompagnato in quel momento bellissimo della visita che aveva come motto Beati i costruttori di pace”. “Domani – prosegue il religioso - preghiamo per i costruttori di pace e preghiamo per quello che il Papa stesso ha voluto chiedere a San Charbel e cioè la pace nel mondo e nel Medio Oriente, per il nostro Paese che vive diversi problemi interni e esterni: la crisi economica molto forte che pesa sul popolo, l’esplosione del porto che ha distrutto case e vite umane, la guerra di Israele… E ancora, tanti immigrati che scappano dal sud del Libano per venire al centro e al nord, fuggendo dalla distruzione delle loro abitazioni, dalla violenza e dall’invasione al sud”.

La "sete" della gente sfinita dai conflitti

Questa preghiera, ripete padre Semaan, “apre la mente del mondo intero a guardare quanto la guerra fa male, quanto le guerre non servono a niente, sono soltanto distruzione e basta. Ciò che servirebbe è sedersi, dialogare, trovare soluzioni, non andare avanti con la guerra”. Il monaco libanese parla di “sete”: una “sete di pace” che accomuna il mondo. “In diversi Santuari che seguiranno il Rosario, che pregheranno per la pace si vedrà la sete della gente sfinita dai conflitti”.

Speranza del monaco libanese è “che la preghiera fortissima di San Charbel che ha dedicato tutta la sua vita come eremita a pregare per il mondo, che fa miracoli a cristiani e musulmani, che è uomo di dialogo e accoglienza, si unisca a quella del Papa affinché sia realizzato il miracolo della pace”.

Il monastero di Annaya, al nord di Beirut in Libano
Il monastero di Annaya, al nord di Beirut in Libano   (AFP or licensors)

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29 maggio 2026, 17:30