Cerca

Il Papa con i partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Royal INstitute for Inter-Faith Studies Il Papa con i partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Royal INstitute for Inter-Faith Studies

Il Papa: la compassione rischia di scomparire, l'apatia seria sfida di questo tempo

Ricevendo i partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e dal Royal Institute for Inter-Faith Studies, Leone XIV ricorda il valore condiviso della compassione nelle tradizioni cristiana e musulmana. Non qualcosa di marginale, afferma, ma aspetto essenziale di ciò che significa vivere un'esistenza "autenticamente umana"

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Ra’fa: è il termine che la tradizione musulmana associa alla compassione come dono elargito da Dio nel cuore dei credenti. Una vicinanza che, nella tradizione cristiana, trova ugualmente origine nel Signore, che dice a Mosè: “Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido”. Un valore che oggi rischia di "scomparire", sommerso da un flusso continuo di immagini e video delle sofferenze altrui che “può rendere i nostri cuori insensibili piuttosto che commuoverli”. Un’apatia che sta diventando “una delle sfide spirituali più serie del nostro tempo”. È questo l’ammonimento di Papa Leone XIV nel saluto rivolto ai partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e dal Royal Institute for Inter-Faith Studies, ricevuti questa mattina, 11 maggio, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano.

L'udienza ai partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies
L'udienza ai partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies   (@VATICAN MEDIA)

Compassione ed empatia “atteggiamenti essenziali”

Tra i presenti cui si rivolge il Pontefice vi è anche Hassan bin Talal, principe ereditario di Giordania dal 1965 al 1999 e patrono dell’istituto che promuove uno spazio di studio interdisciplinare sulle questioni interculturali e interreligiose, con l’obiettivo di allentare le tensioni e favorire la pace a livello regionale e globale. Guardando al tema scelto per l’ottava edizione del Colloquio, “La compassione e l’empatia umana nei tempi moderni”, il Papa indica queste due virtù come “atteggiamenti fondamentali” delle tradizioni musulmana e cristiana, nonché “aspetti importanti di ciò che significa vivere una vita autenticamente umana”.


La vicinanza nelle tradizioni cristiana e musulmana

Il termine Ra’fa è anche presente in uno dei nomi divini della religione islamica, al-Ra’uf, osserva Leone XIV, segno del fatto che “la compassione ha sempre origine in Dio stesso”.

In Gesù Cristo questa compassione divina diventa visibile e tangibile. Dio va oltre il vedere e l’ascoltare, assumendo la nostra natura umana al fine di diventare l’incarnazione vivente della compassione.

Seguendo l’esempio di Cristo, quindi, la vicinanza cristiana si traduce in partecipazione attiva alla sofferenza altrui: patire “con” gli altri, soprattutto con i più svantaggiati. Un concetto che Leone XIV approfondisce citando la sua esortazione apostolica Dilexi te:

L’amore a coloro che sono poveri – in qualunque forma si manifesti tale povertà – è la garanzia evangelica di una Chiesa fedele al cuore di Dio.

L’implicazione sociale della misericordia

Per le tradizioni cristiana e musulmana, dunque, compassione ed empatia non sono “un qualcosa in più o qualcosa di facoltativo”, ma “una chiamata di Dio a riflettere la sua bontà nella nostra vita quotidiana”. Una convinzione che comporta anche implicazioni sociali, come affermava Leone XIII nella Lettera enciclica Rerum Novarum, auspicando particolare attenzione e sostegno da parte della società e dello Stato verso poveri ed emarginati.

A tale riguardo, desidero esprimere il mio apprezzamento per i generosi sforzi del Regno Hashemita di Giordania nell’accogliere rifugiati e assistere i bisognosi in circostanze difficili.

Il Papa con il prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso, il cardinale Koovakad
Il Papa con il prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso, il cardinale Koovakad   (@Vatican Media)

L’apatia, sfida del nostro tempo

Virtù tanto rilevanti, tuttavia, rischiano oggi di affievolirsi. I progressi della tecnologia hanno facilitato le connessioni, “ma possono portare anche all’indifferenza”.

Il flusso costante di immagini e video delle difficoltà degli altri può rendere i nostri cuori insensibili piuttosto che commuoverli.

Nell’omelia pronunciata durante la Messa a Lampedusa l’8 luglio 2013, Papa Francesco aveva già denunciato questa tendenza ad abituarsi alla sofferenza degli altri: “Non ci riguarda, non ci interessa, non è affar nostro”.

Questo genere di apatia sta diventando una delle sfide spirituali più serie del nostro tempo.


“Ravvivare l’umanità là dove si è raffreddata”

In questo contesto, cristiani e musulmani sono chiamati ad attingere alle proprie ricchezze spirituali intraprendendo una missione comune:

Ravvivare l’umanità laddove si è raffreddata, dare voce a coloro che soffrono e trasformare l’indifferenza in solidarietà.

Uno slancio che può trovare proprio nella compassione e nell’empatia gli strumenti più efficaci, grazie alla loro capacità di “restituire dignità all’altro”.

L'udienza ai partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies
L'udienza ai partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies   (@Vatican Media)

La Giordania rimanga segno di compassione

L’auspicio finale espresso da Leone XIV è che la Giordania continui a testimoniare questa vicinanza, rimanendo un segno di dialogo, solidarietà e speranza “in una regione segnata da prove”. Nell'auspicio che la collaborazione presente possa portare frutti in gesti concreti proprio di empatia.

E poiché, secondo la nostra tradizione, consideriamo la pace una delle benedizioni più importanti di Dio, chiedo a Dio di benedirvi tutti

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

10 maggio 2026, 12:20