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I partecipanti alla Messa, presso la caserma di Gemona, in Friuli, in suffragio delle 990 vittime del sisma del 1976 I partecipanti alla Messa, presso la caserma di Gemona, in Friuli, in suffragio delle 990 vittime del sisma del 1976

Il Papa a 50 anni dal sisma in Friuli: il ricordo della tragedia promuova fraternità e carità

Oggi, 3 maggio, a Gemona, la Messa presieduta dal cardinale Zuppi, presidente della Cei, per commemorare le 990 vittime del terremoto del 6 maggio 1976 e ringraziare i tanti che diedero soccorso per la ricostruzione, anche attraverso la Chiesa: "Mai dividersi". A inizio celebrazione, la lettura del telegramma del Papa in cui si sottolinea la "solerzia instancabile delle comunità locali, che ha consentito una ripresa rapida della vita e una ricostruzione esemplare, modello di rinascita civile"

Alvise Sperandio - Gemona (Udine)

Il Friuli che seppe rialzarsi dal terremoto resta un insegnamento perenne di cosa significhi ricostruire assieme il bene comune. Nel sottolineare come i friulani seppero ricominciare, Papa Leone parla di “modello di rinascita civile”, nel messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin inviato all’arcivescovo di Udine monsignor Riccardo Lamba, per la ricorrenza del 50° anniversario dall’Orcolat, come lo chiama la gente del posto: il devastante terremoto che il 6 maggio 1976 provocò 990 vittime, più di 400 solo a Gemona, che fu il luogo più colpito.

Fare memoria collettiva
Fare memoria collettiva   (Alvise Sperandiio)

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL TELEGRAMMA DEL PAPA

Una ricostruzione esemplare

Oltre 5 mila i fedeli che oggi pomeriggio, 3 maggio, a Gemona del Friuli, hanno preso parte alla Messa presieduta dal cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, nell’area esterna della caserma Goi-Pantanali. “Papa Leone – sono le parole lette all’inizio da monsignor Lamba – si unisce spiritualmente alla celebrazione eucaristica in suffragio delle numerose vittime e in ringraziamento per quanti, da diversi paesi, portarono soccorso:

[...] affiancando la solerzia instancabile delle comunità locali, che ha consentito una ripresa rapida della vita e una ricostruzione esemplare, modello di rinascita civile.

Per l’occasione, il Pontefice, che affida alla Vergine e ai santi patroni Ermacora e Fortunato l'intera popolazione friulana, “assicura il suo orante ricordo per coloro che persero la vita, rivolgendo la sua consolante parola alle famiglie che ancora portano i segni di quel distacco dai loro cari". E nel telegramma si legge:

Nell'evidenziare l'apprezzata solidarietà umana e cristiana manifestata in quella dolorosa circostanza dalle comunità italiane ed estere, il sommo Pontefice auspica che la memoria di così tragico evento susciti il rinnovato impegno nella promozione dei valori della fraternita e della carità.

L'altare della celebrazione
L'altare della celebrazione   (Alvise Sperandiio)

Zuppi: dal Friuli una grandissima lezione al Paese

"Il Friuli ringrazia e non dimentica", recitano i tanti striscioni appesi sulle strade dei paesi in questi giorni. Erano le ore 21 di quel 6 maggio di 50 anni fa quando una violenta scossa di 6,5 gradi della scala Richter, durata 57 interminabili secondi, con epicentro individuato prima sotto il Monte Simeone, poi a Lusevera, distrusse Gemona e ferì decine di Comuni del Friuli. La terra sarebbe tornata a tremare anche in settembre, tra l’11 e il 15, con altri crolli, feriti, paura, mentre la popolazione era già sfollata. Fu una tragedia assoluta: devastazione, morte, dolore. Ma anche capacità di resistere e di ripartire. Il Friuli diede dimostrazione di un attaccamento speciale alla sua terra, unità d’intenti, voglia di futuro: furono ricostruite le imprese, poi le case, solo per ultime le chiese, anche le più belle come il Duomo di Gemona e quello di Venzone (dove furono numerati e riordinati ben 12 mila sassi). Migliaia i volontari impegnati. Nacque la Protezione civile nazionale, la politica seppe fare al meglio il suo dovere lasciando da parte le divisioni. In tempi relativamente brevi, i luoghi devastati dal sisma risorsero e la vita ricominciò a scorrere.

La celebrazione è stata l’occasione per ricordare la distruzione, ma anche per esprimere gratitudine a quanti, dall’Italia e dall’estero, anche grazie alla Chiesa, con ben 81 diocesi gemellate, si attivarono per il soccorso e gli aiuti. “ll terremoto – ha detto il cardinale Zuppi – fu un grande momento di solidarietà. Tantissimi ragazzi che erano partiti per andare a dare una mano, sono tornati a casa cambiati e hanno continuato a impegnarsi per gli altri. Tra i paesi distrutti hanno visto sofferenza, fragilità, morte. E hanno imparato una forza di ricostruzione straordinaria. Il Friuli ha dato una grandissima lezione per tutto il Paese. Fu un momento di coesione e di condivisione straordinarie”. Il cardinale Zuppi ha sottolineato che “aiutarsi non è solo lavorare, è un pensarsi assieme. Dopo il terremoto c’è stata una grande sintonia e una partecipazione di popolo. La Chiesa ha saputo interpretare il legame con la sua comunità. Anche oggi c’è molto da costruire, da guardare al futuro. Anche oggi servono ancora sinergie di fronte alle sfide di questo tempo. Dobbiamo capire che non si può ragionare solo nell’emergenza: non bisogna aspettare altre catastrofi per capire e prevenire, così come non dobbiamo aspettare altri conflitti per costruire la pace in questo mondo”.

Ascolta l'intervista al cardinale Matteo Zuppi

Il terremoto distrugge, l'amore mette assieme

In mattinata Zuppi ha incontrato mezzo migliaio di giovani della diocesi di Udine al santuario di Sant’Antonio da Padova sui temi della memoria, della solidarietà e della costruzione del futuro, in un ideale passaggio di consegne tra le generazioni che vissero il sisma e quelle chiamate oggi a custodirne l’eredità. “Mandi e ci sentiamo già a casa", ha esordito nell’omelia della messa salutando in dialetto. "Siamo qui per ricordare quei tanti nomi e quell’immenso dolore che non vogliamo dimenticare. Come dimenticare? E come essere indifferenti ai terremoti di oggi, come la guerra? Gesù era lì sotto le macerie con loro. Il terremoto distrugge, l’amore mette assieme. In quelle settimane si manifestò un “noi” forte, resistente, perché era chiaro e indiscusso che «il tutto è superiore alla parte». Per questo dividerci è colpevole, ci rende impotenti dinanzi alla sofferenza.

Mai dividerci: vorrei che oggi come allora dal Friuli partisse questa consapevolezza per il nostro Paese, per l’Europa e per il mondo. Con serietà e umiltà”. Zuppi, che ha ricordato il vescovo dell’epoca monsignor Alfredo Battisti, ha concluso: “Dal Friuli abbiamo imparato che nella solidarietà chi è aiutato non si distingue da chi ha aiutato. Paolo VI diceva che il nostro cuore è come un sismografo: piangiamo e ridiamo insieme. Il primo bene è la solidarietà, il dolore si fa comunitario. Ci sentiamo fratelli, diventiamo cristiani, comprendiamo gli altri, esprimiamo amore disinteressato e sociale. Teniamo acceso il sismografo del nostro cuore, attenti al dolore degli altri, con compassione e solidarietà”.

L’impegno della comunità ecclesiale

Tanti gli eventi in programma per il 50° dal terremoto, coordinati dalla Regione Friuli Venezia Giulia con la diocesi di Udine. Ieri mattina al cinema-teatro sociale di Gemona, si è svolto il convegno “Servire. Dall’emergenza al coordinamento: 50 anni della Caritas diocesana”. La messa di oggi si è tenuta nella caserma Goi-Pantanali dove quella sera del 6 maggio 1976 persero la vita 29 alpini del Battaglione Gemona. Accanto al cardinale Zuppi hanno concelebrato l’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, l’emerito Andrea Bruno Mazzocato, 19 vescovi tra cui quelli del Nordest e i rappresentanti delle diocesi italiane che cinquant’anni fa si gemellarono con i paesi colpiti, offrendo aiuto materiale, sostegno pastorale e vicinanza umana, segno autentico di una rete di solidarietà che contribuì in modo decisivo alla rinascita del territorio, oltre a 200 sacerdoti. La celebrazione è stata animata da un coro di 200 voci e una trentina di orchestrali.

Ascolta la testimonianza all'arcivescovo Riccardo Lamba

L'arcivescovo Lamba: il ricordo del sisma richiama i valori della solidarietà

Come ha sottolineato l’arcivescovo Lamba, “la Chiesa udinese ha voluto fare della ricorrenza non soltanto un momento commemorativo, ma anche un’occasione di rinnovata consapevolezza. Una Chiesa viva che fa memoria e, al tempo stesso, guarda avanti con speranza. Il ricordo del terremoto continua a interrogare il presente, richiamando i valori della solidarietà, della prossimità e della capacità di ricostruire insieme”. Mercoledì prossimo, nel giorno esatto dell’anniversario, a Gemona si terrà un Consiglio regionale straordinario con la partecipazione del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella che, prima, si recherà in visita al vicino cimitero monumentale dove riposano le vittime. Confermata la presenza anche della premier Giorgia Meloni. Giovedì sera, sempre alla caserma Goi-Pantanali, si terrà, infine, il concerto gratuito di Andrea Bocelli.

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03 maggio 2026, 17:50