Leone XIV: salvare i cristiani d’Oriente dalla precarietà, figlia della guerra
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
Leone XIV lancia un nuovo appello “a riflettere sulle conseguenze della guerra e della precarietà, e a prevenirle con intelligenza e responsabilità”, per i drammi a lungo termine che generano sulle popolazioni colpite, portando paura e insicurezza. Lavoro precario, salari discontinui, sanità a singhiozzo e istruzione provvisoria, divorano la speranza e impediscono la costruzione del futuro, favorendo l’emigrazione di “tanti nostri fratelli e sorelle nella fede, specialmente in Medio Oriente”. Lo fa incontrando questa mattina, 18 giugno, i membri della Roaco, l’organismo che riunisce le opere d’aiuto alle Chiese orientali cattoliche, al termine dell’assemblea plenaria annuale.
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DEL PAPA ALLA ROACO
Il Pontefice, nel suo discorso in inglese, guarda il centinaio di leader e operatori di associazioni e enti caritativi e di aiuto e pensa “al servizio silenzioso e benefico che svolgete, e ai tanti benefattori che attraverso di voi destinano risorse a chi ha bisogno”.
Non posso non pensare a quanto denaro, in questo oscuro frangente storico, viene sprecato per uccidere, gettato via da tanti che fomentano le guerre.
La dolorosa emorragia dei cristiani orientali dalla loro terra
Mentre voi “aprite vie di speranza” sottolinea il Papa, “loro rinchiudono i popoli nella paura; mentre voi costruite futuro, loro distruggono il presente”.
Come non pensare alla dolorosa emorragia dei cristiani orientali dai loro territori propri, causata anzitutto dalla guerra che, lo ribadisco, non risolve problemi, ma crea tragedie, tragedie spesso lasciate cadere nell’oblio generale.
La guerra, nel tempo, genera paura e insicurezza
Figlia della guerra, denuncia, è la precarietà, “che continua a dissanguare soprattutto le chiese orientali”. Una precarietà che “soffoca le possibilità di sviluppo e ricade sempre sulla pelle dei più poveri”. Nei Paesi colpiti da conflitti “sui quali è poi calato il silenzio”, ricorda Papa Leone XIV, le società “sono indebolite dall’instabilità delle istituzioni, dalla presenza di bande armate che si spartiscono il territorio” ma anche “da una politica condizionata e non di rado manipolata da agenti e interessi esterni, che non opera con libertà, ma si barcamena tra mille sotterfugi, accordi segreti e interessi di parte”.
Questo fa sì che in molti Paesi la paura e l’insicurezza dominino ovunque: il lavoro appare precario, il pagamento dei salari discontinuo, la sanità, quando funziona, va a singhiozzo, l’istruzione è provvisoria. E ciò a discapito della gente comune, delle famiglie, dei bambini e dei giovani, degli anziani e degli ammalati.
Preghiamo perchè le coscienze siano sensibili allo sdegno
Il Papa ribadisce che “tutto ciò non è frutto di un destino inevitabile, ma di libere scelte e quindi di responsabilità moralmente imputabili”.
La storia dimostra come le trame della violenza e della prepotenza, del potere e del dominio, dei guadagni conseguiti senza giustizia e senza scrupoli, si ritorcono non solo contro chi le subisce, ma anche contro chi le persegue. Preghiamo Gesù, Signore della pace, e sollecitiamo le coscienze perché siano sensibili allo sdegno; e si ridestino il rispetto per l’umanità e un doveroso senso di civiltà!
Il ringraziamento di Leone XIV, dal profondo del cuore, è per i tanti donatori che, in nome del Vangelo, “continuano ad impegnarsi a porre rimedio a tanta disumanità”.
Sostegno alla formazione nei seminari e collegi orientali
Nella prima parte del suo intervento, il Pontefice fa riferimento al tema specifico dei lavori della plenaria annuale, guidata dal prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, il cardinale Claudio Gugerotti. Oltre al lavoro sui progetti di aiuto alle Chiese Orientali Cattoliche, le riflessioni della Roaco si sono concentrate sulla formazione dei chierici e dei monaci nei seminari e nei collegi orientali. Per Papa Leone una scelta opportuna:
Soccorrere una Chiesa, infatti, non significa solo provvederla di mezzi materiali di sussistenza, ma anche aiutarla a crescere nella sua identità e nella sua forza evangelizzatrice, che poggiano sulla formazione dei ministri, chiamati a diffonderne le ricchezze spirituali. E le comunità cattoliche orientali ne custodiscono molte, condividendole con i fratelli e le sorelle delle Chiese Ortodosse.
I tesori delle tradizioni spirituali e della liturgia orientale
Questo perché le Chiese Orientali Cattoliche “hanno un grande dono” per tutta la Chiesa Cattolica, spesso ignara “di abbracciare al suo interno tradizioni ecclesiali diverse”. La Chiesa infatti è unita, “ma non uniforme”, ricorda Papa Leone. Le tradizioni spirituali orientali sono tesori che “ci fa bene approfondire” con i milioni di fratelli e sorelle orientali cattolici, “mentre auspichiamo passi in avanti verso la piena unità con tutte le Chiese Orientali”.
Tutte le antiche Chiese d’Oriente ci riportano infatti alle origini della fede, fanno risplendere la luce della grazia attraverso liturgie dense di sacralità, manifestano nel culto di lode il mistero di Dio da adorare, testimoniano la potenza della preghiera d’intercessione, offrono contenuti spirituali che riempiono il cuore di meraviglia e grato stupore per la bellezza che svelano.
L'Oriente cristiano si custodisce solo se lo si conosce
Leone XIV chiarisce allora che l’Oriente cristiano “lo si custodisce solo se lo si conosce: perderne la conoscenza significa impoverire la Chiesa. Ma per apprenderlo e amarlo bisogna investire sulla formazione”. Per questo la scelta dei partecipanti alla plenaria di aiutare a promuovere la formazione dei ministri sacri, “mettendovi in ascolto di alcuni specialisti che vi si dedicano, come avete fatto in questi giorni”, commenta il Pontefice, è un bel segno di concreta attenzione a queste Chiese. L’invito finale è a coltivare sempre la vita spirituale, perché le opere di bene non portano frutto duraturo “se non si alimentano alla sorgente del bene, che è Dio”.
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