Da rifugiati a commensali del Papa, i 13 ospiti del Centro Astalli a pranzo con Leone XIV
Daniele Piccini – Città del Vaticano
Alle spalle hanno storie di violenza, di persecuzione. Hanno lasciato la propria terra e sfidato l'ignoto per costuirsi un futuro in un altro Paese. Un'impresa in cui non si riesce da soli, senza afferrare quella mano tesa che offre aiuto al momento giusto. Dei circa duecento ospiti che domani, sabato 11 luglio, visiteranno le Ville Pontificie di Castel Gandolfo e pranzeranno con il Papa, tredici sono aiutati dal Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia. “Alcuni di loro – spiega la responsabile della comunicazione, Francesca Cuomo - sono ospiti di uno dei nostri progetti, nello specifico il progetto delle cosiddette Comunità di ospitalità. Sono strutture che sono state messe a disposizione da congregazioni religiose per le persone rifugiate, a seguito dell’appello fatto da Papa Francesco nel settembre 2013, quando venne a visitare il Centro Astalli”.
Spiegare l'immigrazione nelle scuole
Sono dunque persone che hanno un permesso di soggiorno da rifugiati, alcune godono dell’asilo, altre della protezione sussidiaria. “Nello specifico – aggiunge Francesca Cuomo - si tratta di tre nuclei familiari e due ragazze, provenienti dall'America Latina, una da El Salvador e l'altra dal Perù. Sono state ospiti di uno dei nostri Centri di accoglienza per donne e hanno accettato di intraprendere con noi un percorso culturale, sono testimoni di uno dei nostri progetti per le scuole, il progetto ‘Finestre e storie di rifugiati’. Visitano infatti le scuole medie e superiori di Roma, ma anche d’Italia, per raccontare il vissuto di persecuzione e violenza che hanno subito nei loro Paesi di origine. Raccontano ai ragazzi delle scuole, dai 13 anni in su, il motivo per cui sono dovute scappare dai loro Paesi e il loro percorso di immigrazione, il processo di inclusione qui in Italia”.
Le strutture del SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) gestite dal Centro Astalli sono dislocate in più zone di Roma. “Possono ospitare un numero di persone ridotto – sottolinea Cuomo - e sono abbastanza diffusi sul territorio della città. Per esempio uno dei centri di accoglienza per nuclei monoparentali, quindi per donne con bambini, si trova in pieno centro storico, accanto alla nostra sede di via degli Astalli. Ci sono naturalmente anche altri centri: uno per uomini che è dislocato a San Saba; un centro per famiglie e minori stranieri non accompagnati si trova sulla via Salaria”.
Obiettivo "integrazione"
L’obiettivo della loro permanenza è l’integrazione, non solo abitativa, ma anche professionale. “Ovviamente le famiglie e i ragazzi lavorano. Alcuni di loro sono ancora in un percorso di accompagnamento abitativo, altre invece sono autonome, sia dal punto di vista lavorativo e che abitativo. L’obiettivo dei nostri servizi è sempre quello di accompagnare le persone verso l'inclusione, quindi già dal primo giorno del loro arrivo”.
Sentirsi incluso è uno stato d’animo ed una condizione esistenziale che passa attraverso tante componenti: imparare la lingua del Paese ospitante, essere inserito nello studio, nel lavoro, avere un luogo da poter chiamare “casa”. “I percorsi di inclusione di queste persone – aggiunge la responsabile della comunicazione - possono essere più o meno lunghi, a volte accidentati, e l'accompagnamento può avere per qualcuno tempi un po’ più lunghi, ma l'obiettivo per tutti è quello di poter ricominciare una vita in autonomia in un altro Paese”.
Riconquistare la propria dignità
L’invito a partecipare alla mattinata a Castel Gandolfo - un'idea nata dalla collaborazione tra il Centro di Alta Formazione Laudato si', il Dicastero per il Servizio della Carità e la Diocesi di Roma - è arrivato dall’Elemosineria Apostolica, che già altre volte in passato ha coinvolto le persone assistite dal Centro Astalli in altre iniziative, per esempio riservando loro un posto al Concerto di Natale in Vaticano. Non accade tutti i giorni di poter visitare le Ville Pontificie di Castel Gandolfo, poter accedere al Borgo Laudato si’ o di poter pranzare con Leone XIV. Comprensibile dunque che l’entusiasmo degli invitati sia palpabile. “I nostri beneficiari hanno accettato con grande gioia l’invito. Per vari motivi – conclude Francesca Cuomo – non ci sono per loro tante occasioni di incontro come questa. L’iniziativa consentirà loro di sentirsi accolti come rifugiati e protagonisti al centro di un ambiente come quello del Borgo Laudato si’, nato specificamente per valorizzare la fraternità, la condivisione e la dignità di ogni persona”.
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