Cerca

Lì dove il mare divide e l'umanità unisce, a Lampedusa che attende Papa Leone

Un via vai di turisti, ma anche di giornalisti e forze dell'ordine, tra le "cale" dell'isola delle Pelagie dove si ultimano i preparativi per l'arrivo del Papa, domani 4 luglio. C'è attesa per il Pontefice, che giunge tredici anni dopo il predecessore Francesco di cui rimane viva la memoria della visita del 2013. A Bergoglio verrà intitolato il Molo Favaloro, con una stele benedetta da Leone XIV che inizierà il viaggio dal cimitero dove riposa il piccolo Yusuf, morto a 6 mesi in un naufragio

Salvatore Cernuzio – Inviato a Lampedusa

“Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva e arriverò”. Un cespuglio di lantana fa ombra ai versi di Cesare Pavese incisi su una lastra di marmo nel Cimitero di Cala Pisana. E distrae - fortunatamente, per chi ha un animo più sensibile - da quello che appare al centro di questo spazio riservato ai migranti nel Cimitero cittadino di Lampedusa, la fotografia di un neonato con accanto la statua di un angioletto e una dedica in inglese: “Perché così presto, figlio mio? Mamma e papà ti ameranno per sempre”. Dietro un cartoncino con i disegni di un arcobaleno e un barcone; sopra un nome, “Yusuf Ali Kanne”, sotto un anno, il 2020. Uno solo perché Yusuf neanche ci è arrivato a superare un anno. È morto a sei mesi, in acque libiche, tra le onde del Mediterraneo più forti delle braccia della mamma di 17 anni, sopravvissuta a un viaggio dalla Guinea all’Europa. Sono stati raccolti dalla nave ong Open Arms; la mamma accolta in uno dei centri dell’isola, il figlio seppellito in una cassa di legno di noce visto che all’epoca non erano disponibili bare per bambini. E il padre a straziarsi da dietro un monitor mentre assisteva via internet al rito funebre del bambino.

Il Cimitero di Lampedusa dove è sepolto il piccolo Yusuf, morto a 6 mesi in un naufragio
Il Cimitero di Lampedusa dove è sepolto il piccolo Yusuf, morto a 6 mesi in un naufragio

Cicatrice del Mediterraneo, altare di accoglienza

Una storia diventata emblema della tragedia migratoria di cui Lampedusa è simbolo e scenario. Una isola bella, bellissima, nelle sue aspre falesie e le caratteristiche calette, con il profumo di porto e di salsedine, con le sue barche di legno dai nomi esotici e un po' kitsch, le casette in muratura, le spiagge bianche, il dedalo di vie e viuzze che si chiamano tutte “Cala” qualcosa, dove non si vedono migranti, tutti dentro gli hotspot e i centri accoglienza, mentre ai ristoranti di pesce e ai banchetti di cocomero siedono turisti di ogni età e provenienza in costume e infradito. Davvero bellissima Lampedusa, cicatrice del Mediterraneo e al contempo altare di accoglienza e solidarietà verso circa 400 mila migranti – tanti quelli registrati negli ultimi quindici anni, secondo i dati Unicef – e approdo mai raggiunto per altri 26 mila invece inghiottiti da acque apparentemente innocue con il loro triplo strato di azzurro.

Bandiere per il Papa
Bandiere per il Papa

La memoria di Francesco

Qui domani, 4 luglio, arriva il Papa, Leone XIV. Che proprio dalla tomba di Yusuf e da quella di altri viandanti del mare, che giacciono sotto cumuli di terra e croci realizzate con il legno dei barconi, snoda la sua visita pastorale tredici anni dopo quella di un altro Papa, Francesco.

“Ehh, io c’ero nel 2013… Sinceramente, sì, arrivava il Papa però boh… Quando è venuto non pensavo di provare un’emozione così forte”, racconta Rosario, lampedusano impegnato in mille servizi tra trasporti e ospitalità prima dell’arrivo del Pontefice. “Davvero Francesco ha lasciato qualcosa di grande qui”. Così grande che tutti, Chiesa, popolazione e pure la Regione Sicilia hanno deciso di dedicare ribattezzare il nome del Molo Favaloro in "Molo Papa Francesco".

La visita di Papa Francesco a Lampedusa nel 2013
La visita di Papa Francesco a Lampedusa nel 2013   (ANSA)

L'1 luglio gli ultimi sbarchi

Per i lampedusani non è qualcosa da poco; il famoso o famigerato Molo è pure esso un simbolo per Lampedusa. Il simbolo degli sbarchi, flusso incessante calato del 52% negli ultimi due anni; il primo approdo di quei migranti che pensano di essere arrivati al centro dell’Europa senza rendersi conto di essere in mezzo al mare, in un luogo che per chilometraggio si avvicina più alla Tunisia che all’Italia. Per questo i volontari dell’hotspot di Contrada Imbriacola, che al momento accoglie 236 ospiti, hanno affisso una cartina per fargli capire dove sono e da dove possono ripartire. L’hanno vista pure i 54 migranti, fra cui cinque donne, sbarcati qualche giorno fa, il 1° luglio, a Lampedusa, dopo il soccorso fatto dalla motovedetta Cp 324 della Guardia costiera. Egiziani e somali, partiti il pomeriggio del giorno precedente dalla Libia con un barcone di nove metri, per andare verso Germania e Paesi Bassi. Anche loro sono arrivati al Molo Favaloro, da domani “Molo Papa Francesco” dopo la benedizione di Leone XIV di questa targa commemorativa collocata su una stele in pietra calcarea, realizzata da un’azienda del Trapanese. In queste ore un panno bianco ricopre l’opera, fuori dalla cancellata del molo sorvegliata da militari in divisa e poliziotti in borghese, ma anche visitata dai numerosi giornalisti di testate anche estere che hanno affittato biciclette e motorini per muoversi.

La stele che domani benedirà il Papa per ribattezzare il Molo Favarolo in "Molo Papa Francesco"
La stele che domani benedirà il Papa per ribattezzare il Molo Favarolo in "Molo Papa Francesco"   (ANSA)

Previste 50 mila persone alla Messa

Sullo sfondo della stele, la spiaggia Guiccia con gruppi massicci di turisti, molti dei quali ignari del grande evento di domani nonostante i poster affissi sui muri del centro che danno il benvenuto al Papa. “Ma loro sono sempre al mare, noi qui invece ci stiamo preparando da mesi”, dice Battista, mentre al cimitero, dopo un saluto alla tomba della moglie, sistema delle piantine lungo il percorso che attraverserà il Pontefice. “Ora vado allo stadio, sistemiamo dei fiori pure là per la Messa. Io a Messa non ci vado mai… Domani vorrei andare però, ma che ne so, dicono che ci saranno 50 mila persone. Speriamo”. La previsione delle presenze è alta e in quest’area verde che sembra più un campo da golf che di calcio si ultimano i preparativi logistici e liturgici. Sarà l’appuntamento clou delle oltre tre ore di visita del Papa a Lampedusa, con la celebrazione eucaristica preceduta da un saluto al sindaco e alla cittadinanza.

Cartelloni di benvenuto per Leone XIV
Cartelloni di benvenuto per Leone XIV

La Porta d'Europa

L’evento che però qui a Lampedusa tutti aspettano è quello che avverrà poco prima, nel mezzo tra la tappa al Molo e quella alla Messa, e cioè la visita alla Porta d’Europa. Per gli abitanti dell’isola è più di un monumento, più di un luogo, è qualcosa che ha a che fare con la loro stessa identità, come il Colosseo per i romani, il Big Ben per i londinesi, la Tour Eiffel per i parigini. Non che l’opera in questione, a ‘firma’ dell’artista Mimmo Palladino, abbia qualcosa a che vedere con questi monumenti storici: poco più di 5 metri d'altezza, l'inaugurazione solo nel 2008. È quello che rappresenta, tuttavia, a renderla "storica", i suoi materiali - la ceramica refrattaria e il ferro zincato - che resistono al vento, alla salinità e al tempo, che riflettono la durezza delle storie di cui l’opera fa memoria. Sono rappresentate dagli oggetti di uso quotidiano - scarpe, ciotole e cappelli – incastonati tra i blocchi che compongono la porta che sorge nel promontorio sud, ultimo snodo tra mare e terraferma, tra vite che si spezzano e vite che hanno una seconda opportunità. Leone XIV la vedrà questa porta, vi resterà per qualche istante in silenzio, guarderà da quel punto estremo il Mediterraneo e le sue onde agitate. Il mare nostrum, il mare mortuum, da millenni crocevia di civiltà e negli ultimi decenni anche di dolore e di speranza.

La Porta d'Europa
La Porta d'Europa   (ANSA)

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

03 luglio 2026, 18:30