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Il Papa: la riforma della liturgia per non essere "muti spettatori" ma Chiesa unita

All’udienza generale nella Basilica di San Pietro, nell’ultima catechesi sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium, Leone XIV si sofferma sulle riforme delle azioni rituali del Popolo di Dio. Esse sono state costantemente soggette a cambiamenti per adattarsi a forme ed esigenze delle varie epoche. Comprendere i loro insegnamenti, inoltre, permette di rigettare l’assolutizzazione o l'erronea comprensione di alcuni principi

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Un dialogo non può ridursi a un monologo. Nella liturgia, quindi, il “colloquio” con Dio è un’esperienza di fronte alla quale i fedeli non possono uniformarsi a “muti spettatori”, ma sono chiamati a offrire molto più della semplice presenza fisica. In questo, nella sua millenaria storia, la Chiesa è venuta incontro al suo popolo, adattando le forme della liturgia alle esigenze delle epoche attraversate. Un adattamento che facilita la comprensione e l’attuazione, sgombrando il campo da equivoci e assolutizzazioni. Al valore delle azioni rituali della Chiesa Papa Leone XIV dedica l’ultima catechesi sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium, pronunciata questa mattina, 26 agosto, all’udienza generale nella Basilica di San Pietro.

LEGGI LA CATECHESI INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV

Espressione umana e divina

Riferendosi alle ragioni per le quali i Padri conciliari promossero una riforma della liturgia, il Pontefice cita la terza Lettera dal Concilio che il cardinale Giovanni Battista Montini, allora arcivescovo di Milano e futuro Papa san Paolo VI, inviò il 28 ottobre 1962 ai fedeli della propria Chiesa:

La liturgia – scriveva – “è espressione sincera sia del divino che dell’umano. È linguaggio. È veicolo d’insegnamento divino da un lato, è voce di colloquio con Dio. È chiaro che essa non può rinunciare alla sua funzione didattica, e non può non offrire alla fede e alla pietà la possibilità di esprimersi con spontanea intelligibilità”.

Una giovane pellegrina newyorkese all'udienza generale
Una giovane pellegrina newyorkese all'udienza generale   (@Vatican Media)

Partecipare consapevolmente

Affermazioni che aderiscono con quanto apparirà al n. 48 della Costituzione conciliare:

La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente.

Attuando il memoriale dell’opera di salvezza, aggiunge Leone XIV, si entra in una vera e autentica relazione con Dio e, “poiché i gesti e le parole della sacra liturgia sono decisivi per realizzare questa esperienza, la partecipazione dei fedeli non può essere passiva”.

Adattarsi alle epoche diverse

Nella storia, l’enfasi posta sul cuore dell’esperienza ecclesiale ha fatto nascere l’esigenza di rendere maggiormente disponibile a tutti i fedeli la ricchezza dei testi biblici e delle orazioni, oltre a rendere più lineare l’ordinamento celebrativo rispetto a quello previsto nei libri liturgici allora vigenti.

La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici.

Parti immutabili e suscettibili a cambiamenti

L’obiettivo dei Padri è esplicitato proprio nel n. 21 della Sacrosanctum Concilium, in cui si afferma che la liturgia “consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento”, che nel corso dei tempi “possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti all’intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee”. Una distinzione, precisa il Papa, che risale all’enciclica Mediator dei di Papa Pio XII.

Il Papa saluta i fedeli nella Basilica di San Pietro
Il Papa saluta i fedeli nella Basilica di San Pietro   (@VATICAN MEDIA)

Una riforma auspicata nel tempo

Tale desiderio di “riforma generale” non “nasceva all’improvviso”, ma si era già manifestato negli interventi dei Pontefici succedutisi fin dall’inizio del XX secolo. La necessità che i fedeli non assistessero alle celebrazioni “come estranei o muti spettatori” era già stata ripresa dalla Costituzione apostolica Divini cultus di Pio XI. Leone XIV menziona anche gli interventi di Pio XII sull’ordinamento dei riti della Settimana Santa e ricorda che san Giovanni XXIII ritenne necessaria una semplificazione delle rubriche del Breviario e del Messale, approvandola con il Motu proprio Rubricarum instructum.

Nel solco della tradizione vivente

La riforma liturgia promossa dal Concilio Vaticano II, quindi, si pone nel solco della tradizione vivente della Chiesa.

La sua retta comprensione permette anche di rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa.

A questo proposito, il Papa riafferma che le celebrazioni della Chiesa non devono limitarsi ad “azioni private”, ma devono celebrare il “sacramento dell’unità”. È pertanto responsabilità dei pastori, dei vescovi, ma anche di ogni singolo sacerdote, custodire e promuovere una liturgia che, nel rispetto delle norme liturgiche, “risplenda per nobile semplicità” e manifesti così la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica".

Una tale liturgia sarà anche un fondamentale veicolo di evangelizzazione, lo strumento di grazia attraverso il quale, come insegna il Concilio, potremo apprendere ad offrire noi stessi e, per la mediazione di Cristo, saremo perfezionati nell’unità con Dio.

Il Papa riceve un piccolo dono
Il Papa riceve un piccolo dono   (@Vatican Media)

Testimoniare la verità nel solco di santa Monica e sant'Agostino

Nei saluti ai pellegrini di lingua italiana, il Papa si rovlge ai cresimati della Diocesi di Chiavari, accompagnati dal loro vescovo, esortandoli a non "tenere nascosto" il tesoro che hanno ricevuto, ma a farlo "risplendere ogni giorno". Ricorda infine come domani e dopo domani la liturgia faccia memoria di santa Monica e sant'Agostino, "uniti in terra da vincoli familiari e in cielo dallo stesso destino di gloria".

Il loro esempio susciti in ciascuno una ricerca sincera e appassionata della Verità evangelica, per testimoniarla con gioia nella vita di ogni giorno.

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26 agosto 2026, 10:20