Clown senza confini: come un’associazione riporta il sorriso nei campi profughi - seconda parte
Cura e conduzione: Paola Simonetti
Ospite: Marco Lupica Spagnolo – Socio fondatore dell’ Associazione Terraferma Clown Senza confini
Immersi nella polvere o nel fango a seconda di come si delinea il tempo. Persi in un tempo senza tempo, perdonatemi il gioco di parole, con il futuro chiuso, l’orizzonte lasciato alle spalle nella lunga fuga da una guerra tormentosa o da condizioni di vita e climatiche drammatiche. Senza nulla da fare se non cercare di costruire un riparo, far fronte alle piccole incombenze del quotidiano. Così più o meno vive, se di vita si può parlare, chi si finisce in un campo profughi, un luogo di cosiddetta accoglienza, spesso in un paese straniero, dove attendere non si sa bene cosa. Un non luogo dove si perde il concetto vero di dimora, di esistenza degna, ma anche e soprattutto di infanzia per i bambini, strappati all’istruzione, a un tetto sicuro, al gioco. I campi profughi si somigliano più o meno tutti, tranne qualche piccola caratteristica distintiva. L’Istituto per gli studi di politica internazionale ci dice che "nessuno sa veramente quanti campi di rifugiati esistano nel mondo. Nel 2012 quelli ufficialmente censiti erano 700, ma ce ne sono in realtà centinaia di altri che si sottraggono al conto perché improvvisati da comunità e amministrazioni locali", quelli provvisori creati dalle autorità di sicurezza, senza coordinamento con le Nazioni Unite, quelli gestiti da piccole organizzazioni religiose e da organizzazioni non governative. Quella accolta in questi luoghi, è umanità ai margini dei margini, che finisce nell’invisibilità non solo mediatica, ma anche politica. Ed è lì che qualcuno ha pensato di andare per portare il seme del diritto ad essere bambini, ma anche solo esseri umani ancora capaci di un sorriso: è un’associazione che si chiama Terraferma Clown Senza confini composta da, questo dice la loro pagina FB, “clown volontari provenienti da diverse parti d'Italia ed uniti dal desiderio di mettere il nostro spirito clown e la nostra umanità a disposizione dei fratelli migranti e delle comunità che li accolgono durante il loro viaggio”.