Le voci dell'arte 06.06.2026
Le Voci dell'Arte tornano a intrecciarsi in un nuovo appuntamento ricco di suggestioni, dove l'arte non è soltanto ciò che osserviamo, ma ciò che ci attraversa e ci trasforma.
Questa sera partiremo da un tema che riguarda tutti noi: la responsabilità di immaginare un futuro diverso. Lo faremo attraverso Contesteco 2026, il contest d'arte e design sostenibile che da sedici anni invita artisti e creativi a dare forma, attraverso il linguaggio universale dell'arte, alle grandi sfide del nostro tempo.
Quest'anno il progetto guarda all'Obiettivo 5 dell'Agenda 2030, la parità di genere, e sceglie di affrontare una delle ferite più profonde della nostra società: la violenza contro le donne e il dramma dei femminicidi. Un invito a rompere il silenzio, a superare stereotipi e pregiudizi, a costruire una cultura del rispetto e del consenso.
Ne parleremo con Stefano Bernardini, ideatore e anima di Contesteco, all'interno del progetto "Fai la differenza, c'è... Alla Ricerca della Sostenibilità – Il Festival", promosso da Roma Capitale.
Intervista a Stefano Bernardini
L'arte, però, non vive soltanto nelle idee. Vive anche nelle mani di chi costruisce mondi.
Per questo il nostro viaggio prosegue a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, dove Villa Badoer ospita fino al 16 agosto la mostra "Fare Scena. Omaggio al maestro Paolino Libralato, Scenografo Realizzatore". Un percorso che racconta una figura spesso invisibile agli occhi del pubblico ma fondamentale nella creazione della meraviglia teatrale. Libralato appartiene a quella schiera di artigiani-poeti che trasformano legno, tela, colore e luce in emozioni.
Non semplici scenografie, ma luoghi dell'immaginazione nei quali generazioni di spettatori hanno sognato senza sapere chi avesse costruito quei sogni.
Intervista a Paolino Libralato
COME IN UN FILM
Ci sono film che parlano della follia non per allontanarci dagli altri, ma per ricordarci quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri.
Questa sera chiudiamo con "Anima persa", film del 1977 diretto da Dino Risi, tratto dal romanzo di Giovanni Arpino e interpretato da Vittorio Gassman, Catherine Deneuve e Danilo Mattei.
È una storia inquieta, sospesa tra realtà e allucinazione, tra memoria e dolore. Un racconto che ci conduce dentro i corridoi oscuri della mente umana, dove la follia non appare soltanto come smarrimento, ma come una ferita che chiede ascolto.
Eppure, sotto la superficie del racconto, scorre un'altra domanda: può un essere umano salvarsi da solo?
Forse no. Forse nessuno attraversa davvero il dolore contando soltanto sulle proprie forze. Forse esistono ferite che diventano sopportabili solo quando qualcuno decide di restare accanto a noi.
Da soli non si va da nessuna parte. È una frase semplice, ma contiene una verità antica: la fragilità condivisa pesa meno della fragilità solitaria.
Ad accompagnarci saranno alcune delle pagine più intense composte da Francis Lai, musicista capace di trasformare la malinconia in melodia e il silenzio in emozione.
Ascolteremo due brani che ci guideranno dentro le atmosfere del film, lasciando che sia la musica a raccontare ciò che le parole non riescono sempre a dire.
L'arte, in fondo, nasce forse proprio da questo. Dal desiderio di non essere soli.
Un quadro, una fotografia, una scenografia, una canzone o un film sono ponti lanciati nel buio perché qualcuno, dall'altra parte, possa riconoscersi.
E allora lasciamoci accompagnare ancora una volta dalle immagini, dalle note e dalle storie che abbiamo incontrato questa sera.
Perché ogni opera d'arte è una mano tesa. E ogni ascolto autentico è già una forma di incontro.
Da Mara Miceli e da Le Voci dell'Arte è tutto.