Ep. 39 - Il timore di un conflitto globale
Dall’Iran e da tutto il Medio Oriente continuano a giungere notizie che destano profonda costernazione. Agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura, si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi, e altri Paesi della regione, tra cui il caro Libano, possano sprofondare nuovamente nell’instabilità. Eleviamo la nostra umile preghiera al Signore, perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli. Affido questa supplica a Maria, Regina della Pace: interceda per coloro che soffrono a causa della guerra e accompagni i cuori lungo sentieri di riconciliazione e di speranza. (Papa Leone, Angelus, 8 marzo 2026)
Ancora una volta il Successore di Pietro invoca pace e dialogo per il Medio Oriente. In un momento in cui i Paesi coinvolti non sembrano coscienti del rischio di trascinare l’intera umanità nel baratro di un conflitto mondiale dagli esiti apocalittici, all’Angelus di domenica 8 marzo Papa Leone XIV ha invitato ad ascoltare la voce dei popoli, che di certo non vogliono la guerra. Gli appelli per la pace dei Pontefici vengono spesso ignorati o accolti da alcuni con un’alzata di spalle, quasi che il Papa non potesse dire altro, quasi che le sue parole fossero soltanto pii desideri, sogni, obiettivi utopistici… Uno sguardo alla storia delle guerre ci fa invece scoprire che alla base di questi richiami e di questi inviti al dialogo c'è un profondo realismo: i recenti tentativi di risolvere le contese internazionali con le armi hanno provocato infatti perdurante instabilità e un numero elevatissimo di vittime civili. Il Vescovo di Roma, quando parla di questi argomenti, non ha presente soltanto l’invito di Gesù a Pietro nel Getsemani: “Rimetti la spada nel fodero!”. Ha ben presenti quali risultati abbiano portato la follia della guerra e la corsa al riarmo. Per questo non bisogna lasciarlo solo.
Andrea Tornielli