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2026.05.25 Copertina episodio speciale Leone dixit x enciclica

Ep. 49 - Magnifica humanitas, disarmare l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale tocca già molti ambiti della nostra vita e incide su decisioni che modellano la coesistenza umana. Sta anche cambiando in modo drammatico il modo in cui viene condotta la guerra. Come il “Leone” precedente, mi sento chiamato a guardare a un’altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidità della ragione, con apertura al mistero e con le grida dei poveri della terra che risuonano nel mio cuore. (Papa Leone XIV, Discorso per la Presentazione Lettera Enciclica "Magnifica humanitas",  Aula del Sinodo, 25 maggio 2026)

Nel tempo dell’intelligenza artificiale con la dignità umana che rischia di essere oscurata dalle enormi concentrazioni di potere tecnologico fuori da ogni controllo e da nuove forme di disumanizzazione, Papa Leone ci richiama al "dovere urgente" di restare profondamente umani.

Nell’epoca delle polarizzazioni e delle violenze che vede espandersi una "cultura della potenza" con la guerra riabilitata quale strumento di politica internazionale, il successore di Pietro ci chiede di far crescere la tecnica "senza far regredire il cuore". Ci invita ad accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli, come fa l’ideologia tecnocratica, un errore da correggere.

Magnifica humanitas è la prima enciclica di Leone XIV. Non è innanzitutto un testo analitico sull’intelligenza artificiale, non entra nei dettagli di processi che sono in continua evoluzione: è piuttosto una "summa" che applica i principi della Dottrina sociale al nostro tempo.

Magnifica humanitas è nata dall’ascoltare come fece Leone XIII. Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni più giovani. Mi sono giunte anche altre voci molto preoccupanti, riguardo a sistemi d’armi sempre più autonomi, che praticamente nessun uomo e nessun governo può davvero controllare. Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni. (Papa Leone XIV, Discorso per la Presentazione Lettera Enciclica "Magnifica humanitas",  Aula del Sinodo, 25 maggio 2026)

Il Papa che ha assunto il nome dell’autore della Rerum novarum, nel tempo della rivoluzione digitale chiede a ciascuno di noi di assumere un ruolo attivo, perché la costruzione della "civiltà dell’amore" si realizza grazie a "una somma di fedeltà piccole e tenaci", scrive il Papa, capaci di arginare la disumanizzazione. Un compito dunque che ci riguarda tutti e che ci riguarda da vicino.

Papa Leone ci ricorda che "le ingiustizie non nascono solo da scelte sbagliate dei singoli, ma anche da strutture, meccanismi, assetti economici e culturali che producono disuguaglianza" e che "non è umano uno sviluppo che aumenta il consumo di alcuni scaricando costi e ferite sugli altri, o che relega intere regioni a ruoli subordinati", come purtroppo oggi sta accadendo anche nell'ambito delle nuove tecnologie e delle risorse che richiedono.

La tecnica infatti non è un semplice strumento e quando diventa criterio, "finisce per stabilire che cosa conta e che cosa può essere scartato, riducendo anche le persone a ingranaggi di un sistema da rendere sempre più performante".

Da questo ascolto è maturata una convinzione allarmante espressa in Magnifica humanitas: l’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Si tratta di una parola forte, lo so, ma è stata scelta volutamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanità. (…) La Chiesa si adopera da molto tempo per il disarmo nucleare (…) In modo analogo, l’intelligenza artificiale esige ora di essere “disarmata”, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. (Papa Leone XIV, Discorso per la Presentazione Lettera Enciclica "Magnifica humanitas",  Aula del Sinodo, 25 maggio 2026)

Il Papa, ribadendo il superamento della teoria della "guerra giusta", chiede che l’uso dell’intelligenza artificiale in campo bellico sia sottoposto ai più rigorosi vincoli etici, perché "Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile". Inoltre l'intelligenza artificiale è diventato un elemento determinante per indirizzare l'opinione pubblica attraverso la manipolazione di immagini e contenuti, rendendo sempre più difficile riconoscere il vero dal falso.

Tante sono poi le incognite che riguardano il mercato del lavoro. L’Enciclica ricorda che non è più possibile affidarsi alla sola "mano invisibile" del mercato. È la politica ad avere il compito di orientare le dinamiche economico-tecnologiche verso il bene comune, promuovendo lavoro dignitoso, inclusione sociale e un’equa distribuzione dei benefici dell’innovazione.

Disarmare, però, non basta. Dobbiamo costruire. (…) L’intelligenza artificiale può essere un cantiere della storia all’interno di un orizzonte di comunione, nel quale il progresso tecnico impara a servire la vita umana. (…) Non abbiamo paura dell’intelligenza artificiale, ma continuiamo a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo essere negligenti nell'uso dei nostri strumenti tecnici più potenti. (…) Il vero sviluppo, afferma san Paolo VI, riguarda sempre “ogni uomo e tutto l’uomo”. “Ogni” significa che nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. “Tutto” significa che nessuno può essere ridotto alla produttività, alle prestazioni cognitive o a semplici dati. (Papa Leone XIV, Discorso per la Presentazione Lettera Enciclica "Magnifica humanitas",  Aula del Sinodo, 25 maggio 2026)

La via indicata dal Papa non alza barricate né rifiuta aprioristicamente l’uso dell’intelligenza artificiale. Ne segnala anzi tanti aspetti positivi e le tante utili applicazioni, ma al tempo stesso spiega che non basta porsi una domanda etica sullo scopo buono o cattivo per cui la si utilizza. È indispensabile infatti intervenire prima e chiedersi come viene progettato un sistema e quale idea di persona e di società risulta iscritta nei dati e nei modelli che lo guidano. Per questo servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, un’educazione degli utenti e soprattutto - ancora una volta - "una politica che non abdichi al proprio compito". In caso contrario il cambiamento sarà governato solo dalle logiche tecnocratiche e sarà presentato come "necessario e inevitabile", finendo così per imporre regole "dettate" da chi possiede i dati, le infrastrutture e le capacità di calcolo.

È necessario dunque "disarmare" l'intelligenza artificiale, cioè, scrive il Papa, "rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare", non per rinunciare alla tecnologia ma per impedirle di dominare l'umano.

Va resa discutibile, contestabile e quindi abitabile. Proprio per non abdicare alla nostra umanità, così fragile e così "magnifica".

Andrea Tornielli
 

26 maggio 2026