Ep. 52 - Le radici della fede e della missione
Nel Vangelo della Liturgia odierna Gesù, inviando i discepoli in missione, tra l’altro rivolge loro questa esortazione: «Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze». Fa un accostamento tra ciò che ascoltiamo “all’orecchio”, cioè nel segreto del cuore, e ciò che siamo chiamati a proclamare a tutti, ricordandoci che l’annuncio del Vangelo è prima di tutto condivisione di un incontro personale con Lui, unico per ciascuno. La forza dell’apostolato, infatti, al di là di tecniche e strumenti, si fonda sull’opera dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta. San Tommaso d’Aquino parlava della predicazione come di un trasmettere agli altri ciò che abbiamo contemplato (…) è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola: rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza. Per questo è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui. Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno! (Papa Leone XIV, Angelus, 21 giugno 2026)
All’Angelus di domenica 21 giugno Papa Leone ci ha ricordato che l’annuncio missionario non è frutto di tecniche o strategie ma passa attraverso la contemplazione, attraverso il rapporto personale di ciascuno di noi con Gesù Cristo. Questo, e solo questo rende capaci, per grazia, di rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza. Nell’enciclica Deus caritas est, Benedetto XVI scriveva: “Chi esercita la carità in nome della Chiesa non cercherà mai di imporre agli altri la fede della Chiesa. Egli sa che l’amore nella sua purezza e nella sua gratuità è la miglior testimonianza del Dio nel quale crediamo e dal quale siamo spinti ad amare. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l’amore. Egli sa che Dio è amore e si rende presente proprio nei momenti in cui nient'altro viene fatto fuorché amare”. Leone XIV ha offerto un esempio proprio di questo:
Ieri è stata celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite, nella ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati, nata per proteggere quanti sono perseguitati e costretti a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia. Auspico che lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni. Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza. Esorto inoltre tutti ad accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza. (Papa Leone XIV, Angelus, 21 giugno 2026)
All’Angelus del 21 giugno il Papa ha detto che nessuno può rimanere rinchiuso nelle bolle dell’indifferenza di fronte al dramma di chi è costretto a lasciare la propria terra e la propria famiglia perché perseguitato. Nei primi sei mesi del 2025 i rifugiati sotto il mandato ONU nel mondo erano 41, 6 milioni, mentre gli sfollati interni erano 68,7 milioni. Circa il 39% dei migranti forzati sono minori.
Andrea Tornielli