Ep. 51 - Non siete numeri, né fascicoli!
E da questa piazza voglio rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare. Fermatevi! Convertitevi! Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui. Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina. Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione”. (Papa Leone XIV, Incontro con le realtà di integrazione dei migranti, Plaza del Cristo de La Laguna, Tenerife, Canarie, 12 giugno 2026)
Il grido pronunciato la mattina del 12 giugno da Papa Leone nella Plaza del Cristo de La Laguna di Tenerife richiama alla memoria il forte appello di san Giovanni Paolo II per la conversione dei mafiosi, pronunciato a braccio al termine della Messa nella Valle dei Templi di Agrigento il 9 maggio 1993. Papa Wojtyla si rivolgeva agli affiliati a Cosa Nostra, il suo terzo successore ai trafficanti di esseri umani che ingannano e riducono in schiavitù e sottopongono ad ogni violenza i migranti in cerca di un futuro. Il Vescovo di Roma, che nei due giorni finali del viaggio in Spagna, con le tappe alle Canarie, ha voluto portare a compimento il desiderio di un viaggio espresso da Papa Francesco, l’11 giugno 2026 al porto di Arguineguín ha ricordato che non sono numeri ma persone:
Cari migranti: prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. (…) Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante. Anche la Chiesa deve lasciarsi interpellare. L’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari. (…) Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita? (Papa Leone XIV, Incontro con le realtà di integrazione dei migranti presso il Porto di Arguineguín, Las Palmas de Gran Canaria, Canarie, 11 giugno 2026)
La tappa alle Canarie segna una pietra miliare del pontificato. Come già aveva fatto Francesco a Lesbo, anche Leone ha voluto infatti ricordare la famiglia di Nazaret, Gesù bambino, Maria e Giuseppe, costretti a fuggire in Egitto per salvare la vita del Figlio di Dio contro cui si scatenava l’ira di Erode. Quella famiglia, la “Santa Famiglia”, “rimane per tutti i tempi modello e riparo di ogni famiglia rifugiata, di ogni migrante e di ogni persona costretta a lasciare la propria terra per paura, persecuzione o necessità” ha ricordato il Papa, citando la Costituzione apostolica “Exsul Familia” di Pio XII. I cristiani non possono dimenticare che il loro Dio fatto Uomo è stato migrante e rifugiato. Per questo sono chiamati a riconoscere il Suo volto nei volti delle sorelle e dei fratelli che bussano alle porte dei nostri Paesi in cerca di un futuro.
Andrea Tornielli