Lontano da secoli, un antico codice ritorna in Vaticano
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Al di là di ogni luogo comune, la biblioteca non è solo un luogo di studio e conservazione di libri. È una comunità viva, mai statica. Un polo in cui confluiscono persone di varia provenienza, geografica e storica in un intreccio di vita e sapere. Chi opera in questo ambito ne è ben consapevole, ma ci sono circostanze ed eventi che rendono tale fecondità visibile anche ai non addetti ai lavori. È il caso dell’incredibile rientro in Biblioteca Apostolica Vaticana (BAV) di un antico manoscritto scomparso dagli scaffali da almeno tre secoli.
Un valore inestimabile
Si tratta del Pal. lat. 851, riemerso sul mercato antiquario, di inestimabile valore per i testi veicolati e per la sua appartenenza al fondo storico dei Palatini conservati nelle collezioni pontificie.
Piena sinergia
A ridosso delle trascorse festività natalizie la presenza del volume nella libreria Inlibris di Vienna ha richiamato l’attenzione del direttore dell’Universitätsbibliothek di Heidelberg, Jochen Apel. Insieme a Karin Zimmermann, direttrice della sezione manoscritti, si è subito messo in contatto con la BAV nella persona del prefetto, don Mauro Mantovani e della direttrice del Dipartimento Manoscritti Claudia Montuschi. «Una comunicazione rapida, in piena sinergia che ha messo in moto subito lo staff scientifico», commenta quest’ultima. Ci accoglie nella Sala degli scriptores che anticamente costituiva l’ingresso dell’antica biblioteca fatta costruire da Sisto V.
Un manoscritto cinquecentesco
Fin dalle sue origini questo è «un luogo di apertura e servizio allo studio». Nel solco di questa vocazione si inserisce la recente acquisizione: «È un manoscritto cartaceo del XVI secolo. Il primo testo ha un colophon del 1501». Una datazione confermata anche dalle filigrane della carta. «È stato trascritto da più copisti» e consta di 115 fogli, più due “fogli di guardia” moderni, ovvero i fogli messi a protezione tra la legatura e il corpus del testo. Questi risalgono all’Ottocento ma si rivelano preziosi. per le informazioni che tramandano rispetto a chi ha studiato e posseduto il volume.
Un testo agiografico rarissimo
Il contenuto è nella prima parte agiografico, con le vite dei Santi Ciriaco, Gallo, Mauro abate, Goar, Burcardo; la seconda parte contiene invece l’Historia Langobardorum di Paolo Diacono. «Salta subito agli occhi la selezione dei testi agiografici per i quali il testo si presenta, da una prima occhiata ai repertori, rarissimo; la raccolta riconduce a un'area precisa tedesca, probabilmente Worms», diocesi retta da Burcardo. A Lorch farebbe invece pensare San Ciriaco.
Il valore
«Il codice – prosegue Claudia Montuschi – non si presenta in modo lussuoso: non ha miniature, ma iniziali decorate». La sua importanza risiede nel valore storico e, circostanza rarissima, «nel poter essere ricollocato all’interno di una collezione storica, nella compagine in cui è stato pensato e consegnato alla Vaticana».
Il riconoscimento
Un elemento inequivocabile per il suo riconoscimento è la legatura con il ritratto dell’Elettore Palatino Ottheinrich, la data (1556) e il suo motto M(it) D(er) Z(eit). «I Palatini storicamente arrivano da Heidelberg e facevano parte di un sistema bibliotecario ante litteram, costituito da tre nuclei. Questo grande patrimonio viene donato da Massimiliano I di Baviera a Papa Gregorio XV durante la Guerra dei Trent'anni come segno di riconoscimento per il sostegno ricevuto».
Il dono a Gregorio XV e l’epigrafe di Urbano VIII
I volumi giungono a Roma dopo un impegnativo viaggio coordinato da Leone Allacci, Scriptor Graecus della Biblioteca Vaticana. Le casse con i libri arrivano nell’estate 1623, tra la morte del Papa Ludovisi l’elezione di Urbano VIII. È il Pontefice Barberini a riceverle, come ricorda un’epigrafe, oggi nel percorso di visita dei Musei Vaticani, che in poche righe riassume la vicenda storica, la consistenza della biblioteca, l'allestimento degli spazi per accogliere la donazione.
L’indagine sulla scomparsa
Se il confronto tra gli inventari della Vaticana e della biblioteca di Heidelberg ha portato all’identificazione certa del volume, ancora in corso è lo studio di come questo abbia abbandonato la biblioteca pontificia. «Risulta assente dal 1798: un periodo storico segnato dalle requisizioni napoleoniche. Tuttavia il manoscritto non compare nelle liste di quei movimenti. Dobbiamo seguire altre strade. Possiamo già restringere la forbice temporale e affermare che il testimone si è allontanato dalla Biblioteca Vaticana dopo il 1751 e prima del 1798». Nessuna pista al momento può essere esclusa.
Lo stato di conservazione
Le buone condizioni conservative del volume lasciano intendere che chi lo ha preservato in questi ultimi secoli fosse ben consapevole del suo valore. «Conserva la sua legatura originale. La carta è ben conservata, naturalmente con i segni del tempo e dell’usura normale. È stato utilizzato, studiato, annotato. Il dorso, la parte più fragile del libro, come spesso succede, è rifatto».
L’emozione e la gioia
Il ritrovamento del Pal. lat. 851 ha sicuramente sconvolto l’agenda e le priorità di studio e ricerca di Claudia Montuschi e dei suoi colleghi in Vaticano e in Germania, ma l’impegno delle ultime settimane è stato ripagato. Ricollocare il volume nella collezione di appartenenza significa renderlo disponibile per lo studio, obiettivo condiviso dalle due Istituzioni: «È stata un'emozione grande che abbiamo provato insieme a tutti gli studiosi coinvolti. Abbiamo sperimentato una vera sinergia in cui ogni traguardo si consegue insieme e non per il merito di uno solo. Ed è una gioia vedere subito il frutto del nostro annuncio: nei repertori online vediamo scomparire la notizia “perduto”».
Il libro nella storia
Nel giro di due mesi, il tempo di mettere in atto il protocollo conservativo e la digitalizzazione, il manoscritto sarà messo a disposizione con tutti gli altri nelle sale di consultazione. La Biblioteca Apostolica Vaticana si conferma così un luogo di grande vitalità e dialogo interistituzionale in cui i libri oltre a tramandare cultura, sono - nel loro aspetto materiale - ambasciatori delle vicende dell’umanità.
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