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Leggere i documenti del Concilio ecumenico Vaticano II significa riscoprirne la dimensione profetica e l'attualità. Leggere i documenti del Concilio ecumenico Vaticano II significa riscoprirne la dimensione profetica e l'attualità.

Guerra e antisemitismo: le parole del Concilio per leggere il presente

Anche in testi lontani dal nostro tempo, si possono trovare chiavi di lettura su eventi del mondo di oggi. Accostarsi ai documenti conciliari, come ha detto Papa Leone XIV aprendo il ciclo di catechesi sul Vaticano II, significa riscoprirne l’attualità sotto vari profili

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Volgiamo lo sguardo a due scenari del mondo contemporaneo legati a laceranti ferite: la guerra in Ucraina e i drammi in Medio Oriente. Proviamo a vederli con gli occhi e i documenti del Concilio ecumenico Vaticano II, aperto nel 1962 da Giovanni XXIII e portato a compimento da Paolo VI nel 1965.

La guerra è inumana

Nei testi conciliari si possono scovare illuminanti riflessioni sulla tragedia dei conflitti. Sono parole che possono essere impiegate come una lente di ingrandimento per discernere, attraverso una preziosa prospettiva, anche la realtà del mondo contemporaneo. Il Concilio, innanzitutto, condanna “l'inumanità della guerra”. Nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes le considerazioni sulla guerra non sono ancorate ad un luogo o ad una data ma sono ancora attuali. “Sebbene le recenti guerre abbiano portato al nostro mondo gravissimi danni sia materiali che morali - si legge nel documento - ancora ogni giorno in qualche punto della terra la guerra continua a produrre le sue devastazioni”. Le armi sono sempre più letali e la guerra, purtroppo, non è “estirpata dalla umana condizione”. La sua atrocità minaccia “di condurre i combattenti ad una barbarie di gran lunga superiore a quella dei tempi passati”.  Fin quando, si legge ancora nella costituzione Gaudium et Spes, “esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un'autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa”.

In guerra non è lecita ogni cosa

In un altro passaggio della costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo si ribadisce l’importanza di stabilire un limite, un confine da non oltrepassare quando si è di fronte al dramma della guerra.  “La potenza delle armi non rende legittimo ogni suo uso militare o politico. Né per il fatto che una guerra è ormai disgraziatamente scoppiata, diventa per questo lecita ogni cosa tra le parti in conflitto”. Per allontanare lo spettro della guerra i padri conciliari esortano inoltre ad ascoltare una voce disramata, quella della preghiera. “Va incoraggiata la buona volontà di tanti che pur gravati dalle ingenti preoccupazioni del loro altissimo ufficio, mossi dalla gravissima responsabilità da cui si sentono vincolati, si danno da fare in ogni modo per eliminare la guerra, di cui hanno orrore pur non potendo prescindere dalla complessa realtà delle situazioni. Bisogna rivolgere incessanti preghiere a Dio affinché dia loro la forza di intraprendere con perseveranza e condurre a termine con coraggio quest'opera del più grande amore per gli uomini, per mezzo della quale si costruisce virilmente l'edificio della pace”. 

Bolla di indizione del Concilio.
Bolla di indizione del Concilio.

La condanna delle manifestazioni di antisemitismo

C’è in particolare un testo conciliare che esorta a riflettere su temi che si legano ad eventi connessi al dramma vissuto in Medio Oriente. Si intreccia con pagine di storia che retano ancora irrisolte. Una di queste pagine è stata scritta dopo il 1948. La Santa Sede, in quel periodo, ha manifestato in più occasioni la profonda preoccupazione sia per lo stato dei Luoghi Santi, sia per il destino dei cristiani palestinesi. Molti di questi hanno perso la casa lottando a fianco dei loro connazionali musulmani nella prima guerra arabo-israeliana del 1948. Quando Papa Paolo VI ha visitato la Terra Santa nel 1964, incontrando le autorità politiche israeliane e giordane, non ha fatto una esplicita menzione dello Stato di Israele o dei palestinesi. È stato il Concilio Vaticano II, come sottolinea la rivista Civiltà cattolica in un articolo pubblicato nel 2015 - ad inaugurare una nuova era di dialogo con gli ebrei, con la Dichiarazione Nostra aetate. In questo documento si sottolinea che la Chiesa, “memore del patrimonio che essa ha in comune con gli ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”.

La fraternità universale

Per un futuro di pace la parola chiave utilizzata dai padri conciliari è sempre tratta dalla dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Questa parola è fraternità. “Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini - si legge nel documento - se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L'atteggiamento dell'uomo verso Dio Padre e quello dell'uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: ‘Chi non ama, non conosce Dio’. Nella Nostra aetate il cammino dei cristiani si deve unire a quello dei promotori di pace. “La Chiesa - si legge ancora - esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini e persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione. E quindi il sacro Concilio, seguendo le tracce dei santi apostoli Pietro e Paolo, ardentemente scongiura i cristiani che, ‘mantenendo tra le genti una condotta impeccabile’ (1 Pt 2,12), se è possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini”.

La voce profetica del Concilio

Le parole del Concilio, pur nate in un contesto storico diverso da quello contemporaneo, conservano la loro forza profetica. La condanna della guerra, definita inumana dai padri conciliari, si unisce a valori etici invalicabili da rispettare e custodire per arginare ogni forma di odio e discriminazione. In particolare, la direttrice della fraternità universale diventa l’unica via possibile per ristabilire la pace, una pace autentica e duratura. Davanti a scenari segnati da violenza e divisioni, il Concilio invita dunque a riscoprire il dialogo, la responsabilità morale e, soprattutto, la preghiera. È in questo orizzonte che il messaggio del Vaticano II continua a parlare nel presente per non rassegnarsi alla logica della guerra.

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04 febbraio 2026, 09:00