Parolin: Pasqua festa di pace, mettere fine alla stoltezza della guerra
Vatican News
“Mettere fine a questa stoltezza che è la guerra”. È l’appello che il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, condivide con un gruppo di giornalisti, a margine della giornata di studi dedicata allo statista Alcide De Gasperi che si svolge oggi alla Biblioteca Apostolica vaticana. Il pensiero è alla Terra Santa che si prepara a vivere una Settimana Santa con forti limitazioni e restrizioni, a motivo della guerra. Il cardinale esprime la speranza che “almeno all’interno” dei luoghi sacri, come la chiesa del Santo Sepolcro, “si possano celebrare i riti”. In vista della Pasqua, rinnova quindi l’appello a fermare le violenze: “La Pasqua è la festa della pace, la pace del Signore risorto e quindi è un’occasione particolare per rinnovare questo invito e mettere fine a questa stoltezza che è la guerra”.
In Italia collaborazione per il bene comune
Quanto alla situazione politica, a pochi giorni dagli esiti del Referendum sulla giustizia che ha decretato la vittoria del "No", Parolin – premettendo che è “sempre difficile pronunciarsi sulle vicende italiane” - rileva “il grande interesse” mostrato dagli italiani nei confronti del voto referendario, espresso “attraverso una partecipazione notevole”. “Credo che tutti siamo rimasti un po' sorpresi nel vedere la percentuale di persone che hanno votato... Io – dice il segretario di Stato vaticano ai giornalisti - credo che, veramente, la saggezza sarebbe di fare tesoro di tutto questo, ma ognuno dal suo punto di vista, naturalmente, perché ci sono letture diverse sia della partecipazione che del risultato”. L’auspicio, alla luce anche di alcune tensioni politiche nel governo italiano, è che “tutto questo possa aiutare ad una maggiore concordia e collaborazione, sempre in vista del bene comune del Paese”. “Certamente, preoccupa la conflittualità che non serve per il bene della società e del Paese”, aggiunge il porporato, e invita “ad approfittare di questo momento, che a livello internazionale è particolarmente complicato e doloroso, anche per cercare di creare una sinergia. Ognuno dal suo punto di vista, ognuno con il suo contributo, ma per il bene del Paese”.
Educare i giovani ai valori
Ancora con lo sguardo all’Italia, il cardinale risponde a una domanda sul recente caso di cronaca dell’accoltellamento di una insegnante da parte di uno studente di 13 anni a Bergamo. “Di fronte a questi fenomeni c’è bisogno anche di un intervento normativo, che, nella misura del possibile, prevenga e impedisca questi episodi”, dice. Allo stesso tempo, secondo il cardinale, “è una questione di valori: quali sono i valori ai quali si ispirano anche i nostri giovani? Quali sono i valori che noi trasmettiamo ai nostri giovani e che impediscono queste degenerazioni che poi avvengono?”. “È una questione fondamentalmente di educazione”, aggiunge il porporato, auspicando che la scuola diventi “un luogo dove ci si impara a vivere insieme, a rispettarsi e ad essere costruttivi”.
La liturgia non sia motivo di conflitto
Al cardinale, infine, una domanda sulla Messa antica, all’indomani della pubblicazione del messaggio del Papa – a firma proprio del segretario di Stato – indirizzato ai vescovi francesi riuniti in plenaria, in cui Leone XIV esprimeva preoccupazione per il fatto che “continui ad aprirsi nella Chiesa una dolorosa ferita riguardante la celebrazione della Messa” e chiedeva “di includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo”. Sulla stessa scia, Parolin ribadisce che “la liturgia non deve diventare motivo di conflitto e di divisione tra di noi”. “Si tratterà di trovare la formula che possa venire incontro alle legittime esigenze. Credo che ci può essere, senza fare della liturgia un campo di battaglia”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui