Peña Parra: felice di andare in Italia, in Segreteria di Stato un'avventura arricchente
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Usa l’immagine del “treno”, l’arcivescovo Edgar Peña Parra, finora sostituto della Segreteria di Stato e da oggi nominato nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, per descrivere la sua vita, il suo lavoro e i tanti cambiamenti che lo hanno accompagnato in questi anni. L’arcivescovo venezuelano ha radunato questa mattina, dopo le 12, nella prima sezione degli Affari Generali della Segreteria di Stato i superiori, l’assessore, gli officiali e i collaboratori per dare il proprio saluto personale prima di trasferirsi nella sede di Via Po dove intraprenderà "con fiducia" l’incarico conferitogli dal Papa.
Lealtà e dedizione al Papa
A Leone XIV monsignor Peña Parra assicura “lealtà, dedizione e preghiera” e rivolge la sua gratitudine per questa nomina che, ha detto, vede come “una rinnovata chiamata al servizio, nella comunione e nell’obbedienza”. “Sono sinceramente felice di andare in Italia per iniziare questa nuova missione”, ha affermato l’arcivescovo che, nato nel nord-ovest del Venezuela, a Maracaibo, ha girato il mondo durante il suo servizio diplomatico presso la Santa Sede iniziato nel 1993, durante il quale ha rappresentato il Papa nelle Nunziature in Pakistan e Mozambico.
Su un treno Frecciarossa
Un treno, appunto, che “parte verso una destinazione finale, ma che lungo il tragitto compie diverse soste, in luoghi distinti, per un tempo determinato, con persone diverse, prima dell’arrivo alla meta ultima”. “Talvolta mi è sembrato di essere su un Frecciarossa, tanto la vita della Chiesa corre veloce. A un certo punto il Signore ci fa salire su un vagone, ci affida un tratto di percorso, ci chiede di prenderci cura dei passeggeri che incontriamo”. Poi si arriva ad una stazione: non la fine del viaggio, ma “un passaggio” in cui “si scende, si consegna ad altri il tratto successivo, si cambia direzione”. E il treno prosegue la sua corsa.
L'avventura in Segreteria di Stato tra sfide e insegnamenti
Nella Segreteria di Stato certamente “la fermata più lunga”, oltre che “una sosta intensa, interessante, piena di insegnamenti e di sfide”. “Un’avventura molto bella e arricchente”, ha sottolineato Peña Parra, senza nascondere il fatto che questi anni di lavoro sono stati a volte “durissimi”. Prima la “prova globale” della pandemia di Covid-19 che “ha segnato il mondo e toccato anche le nostre mura leonine”; poi “il dolore per la morte del Papa emerito Benedetto XVI”; “l'angoscia” per la malattia di Papa Francesco, fino alla morte e i funerali “che hanno commosso il mondo intero”; le “delicate fasi” del Conclave, culminate “nella gioia per l’elezione di Papa Leone XIV”.
In questi anni non sono mancati anche quelli che il sostituto emerito ha definito “momenti di sofferenza istituzionale”. Uno su tutti, il lungo procedimento giudiziario legato alla vicenda del Palazzo di Londra che “ha esposto la Santa Sede e in particolare la nostra Segreteria di Stato a un’attenzione mediatica e giudiziaria senza precedenti, chiedendoci rigore, trasparenza e senso di responsabilità”.
L'universalità della Chiesa
In generale, in tutte queste circostanze “la Sezione Affari Generali è stata chiamata a custodire, coordinare, sostenere un servizio silenzioso, spesso invisibile, ma essenziale alla vita della Chiesa universale”, ha affermato il presule. Poi, esprimendo “gratitudine fraterna” al cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e ai superiori delle altre due Sezioni: monsignor Paul Richard Gallagher, monsignor Jan Pawlowski prima e monsignor Luciano Russo dopo, ha rivolto un “ricordo particolare” anche ai rappresentanti pontifici. Attraverso di loro ha infatti potuto toccare con mano “l’universalità concreta della Chiesa, la sua presenza viva nelle diverse nazioni e culture”: “Qui, tra queste mura, ho respirato forse come mai prima la cattolicità: lingue, sensibilità, storie provenienti da ogni parte del mondo che si incontrano e si armonizzano in un’unica comunione”.
Gli auguri al nuovo sostituto Rudelli
Da qui, “un pensiero fraterno” per monsignor Paolo Rudelli, che gli succederà in questo incarico “così delicato” e l’augurio “che possa vivere questa responsabilità come un tempo di grazia”. Infine, il congedo - accolto con un applauso - mutuato dalle parole utilizzate dal sostituto Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI: “Avrete sempre qui, in coloro che mi succederanno, ciò che ho sempre voluto offrirvi: la più alta stima, la più viva riconoscenza, il proposito più deciso e più devoto di lavorare con voi per il bene del mondo”.
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