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Monsignor Anton Lucaci e Giovanni Paolo II Monsignor Anton Lucaci e Giovanni Paolo II

È morto monsignor Lucaci, per anni guida della sezione romena di Radio Vaticana

Il 21 marzo, a Roma, è scomparso il sacerdote che per due decenni ha guidato con vivacità, esigenza e dedizione la redazione in lingua romena della emittente, contribuendo a trasmettere il messaggio della Chiesa Cattolica nel Paese nel periodo post-comunista. Uomo di studio e preghiera, già professore nella sua Iași, insegnò il romeno a Giovanni Paolo II in preparazione del viaggio in Romania del 1999

Anca Mărtinaș – Città del Vaticano

L’immagine che ricorderò sempre di monsignor Anton Lucaci, scomparso a 83 anni ieri sabato 21 marzo, a Roma, è quella di lui mentre lavora instancabilmente nella Radio Vaticana, dalla mattina verso le 9 fino alla sera intorno alle 20, quando consegnava la trasmissione. Per oltre vent’anni, ha lavorato nella redazione romena dell’emittente dove era entrato nel 1991 diventando responsabile della redazione. Un ruolo ricoperto per oltre due decenni (fino al 2012), contribuendo in modo significativo a trasmettere il messaggio della Chiesa Cattolica in Romania, specialmente nel periodo post-comunista.

La morte è avvenuta nella Casa Internazionale Paolo VI, in Via della Scrofa, dove monsignor Lucaci risiedeva e dove, nella cappella, il giorno prima, aveva celebrato la Messa.

Le origini in Romania

Nato l’11 settembre 1942 a Răchiteni, nella provincia di Iași (Romania), Lucaci era stato ordinato sacerdote nel 1968 e ha iniziato la sua attività pastorale nella diocesi di Iași come vicario parrocchiale, quindi come prefetto degli studi e della disciplina presso l’Istituto Teologico Romano-Cattolico “San Giuseppe” di Iași, dove ha insegnato latino e altre materie, tra cui Diritto Canonico e Teologia Dogmatica. Quindi, nel ’91 l’inizio del lavoro presso la Radio Vaticana. È stato inoltre coinvolto nella pastorale per i migranti romeni cattolici in Italia e ha fondato iniziative di aiuto per le comunità romene emigrate. È stato insignito della Croce “Pro Ecclesia et Pontifice”.

La vocazione di "professore"

Di recente gli ho detto di averlo visto sempre faticare. Non era facile stargli dietro, con il suo ritmo incessante, quasi ostinato, con pochissimi giorni di riposo. A volte si prendeva un giorno libero che trascorreva in preghiera in qualche chiesa o in qualche santuario, come il Santuario del Divino Amore, oppure in qualche parco di Roma, sempre in compagnia di un libro. Non si limitava a leggere, ma studiava, con sottolineature e appunti perché voleva capire, arrivare al nocciolo della questione. Era un retaggio del suo essere stato professore al Seminario di Iași. E professore ci è rimasto per tutta la vita. Era in realtà una seconda vocazione per lui, dopo quella sacerdotale.

Il servizio per Giovanni Paolo II

Non è un segreto che sia stato anche il “professore” di Papa Giovanni Paolo II, al quale insegnò come pronunciare correttamente i discorsi tenuti in lingua rumena durante la preparazione del viaggio apostolico nel Paese, dal 7 al 9 maggio 1999. Papa Wojtyla lo stimava molto e aveva piena fiducia in lui, come testimoniano le parole che gli rivolse prima della partenza per Bucarest: “Mi affido nelle tue mani!”.

Passione e dedizione

Anch’io ho avuto l’onore, immeritato, di avere come insegnante monsignor Anton Lucaci. È stato il mio mentore nella redazione rumena di Radio Vaticana per molti anni. Da lui ho imparato la terminologia specifica, il modo di redigere le notizie legate al Papa e alla Santa Sede, nonché la tecnica del montaggio audio. Era esigente, perché aveva a cuore la formazione di coloro che gli sono stati affidati. A volte, non avevo nemmeno messo piede in redazione che mi diceva, riferendosi a qualche errore che avevo commesso: “Ieri hai detto in trasmissione...”. E quanto mi ha fatto bene!

Ma era esigente anche con sé stesso. Non si accontentava di una traduzione affrettata, superficiale, ma cercava le varianti più appropriate, tornando più volte su un testo. Monsignor Lucaci era un uomo di profonda cultura. Il desiderio di sapere lo ha accompagnato fino alla fine dei suoi giorni, e la conoscenza non si limitava al semplice accumulo di informazioni in numerosi campi, ma anche al bisogno pieno di generosità di condividerle con gli altri, con chi lo visitava, con i colleghi sacerdoti della Casa del Clero.

Le omelie scritte per giorni interi

Come sacerdote e come redattore, era molto stimato alla Radio Vaticana. Ispirava rispetto per la sua serietà, per la dedizione e per l’atteggiamento generale. Con quanta vivacità e convinzione parlava al microfono dell’emittente radiofonica del Papa! Con la stessa dedizione e vivacità celebrava molto spesso, nella Cappella di Palazzo Pio, la Messa in latino, alle 7 del mattino, trasmessa in diretta. Dopo il pensionamento, ha continuato a collaborare, occupandosi delle riflessioni omiletiche per le domeniche e le festività. Le scriveva con attenzione, coscienziosità, soffermandosi sui testi per giorni interi. Erano omelie dal contenuto ricco, elaborate dopo aver consultato diversi autori.

L’ultima volta che ci siamo visti mi ha parlato della parabola del seme che cresce: sia che il seminatore dorma di notte o vegli di giorno, il seme germoglia e cresce senza che lui sappia come. Per questo – mi ha detto – quando abbiamo un'opera da compiere per il Signore dobbiamo fare ciò che dipende da noi con generosità, in termini di tempo e qualità, ma poi lasciare che sia Lui a rendere fecondo il seme del nostro lavoro, dargli carta bianca e piena fiducia, senza preoccuparci eccessivamente e immediatamente dei risultati, del riconoscimento del nostro lavoro, perché questo arriverà sicuramente, al momento giusto.

Era soprattutto un uomo di preghiera instancabile, quasi continua, monsignor Lucaci, non solo con le parole, ma anche attraverso il lavoro di una vita al servizio del Signore, che ha saputo trasformare in offerta di preghiera.

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22 marzo 2026, 11:30