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I lavori del Sinodo sulla Sinodalità in Aula Paolo VI I lavori del Sinodo sulla Sinodalità in Aula Paolo VI

Sinodo: poligamia immorale, non si può derogare alla Dottrina della Chiesa

La Commissione del Secam consegna il rapporto finale alla Segreteria generale del Sinodo in cui si condanna tale pratica diffusa in Africa come “forma di schiavitù” per le donne e si esorta a promuovere la monogamia aprendo all’insegnamento sull’indissolubilità del matrimonio. Presentato pure il report del Gruppo di Studio 2 che chiede “una teologia che nasca dall’ascolto dei poveri e della terra” e rilancia la proposta della creazione di un Osservatorio Ecclesiale sulla Disabilità

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Due nuovi rapporti finali sono giunti sul tavolo della Segreteria generale del Sinodo. Uno è il report della Commissione istituita in seno al Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) sul tema della poligamia, pratica considerata “immorale” nel documento e indicata come “forma di schiavitù” per le donne. L’altro è quello del Gruppo di Studio numero 2 sul tema Ascoltare il grido dei poveri e della terra nel quale spiccano, tra le altre cose, la proposta di “una teologia che nasca dall’ascolto” dei fragili e del Creato “come luoghi teologici autentici” e quella di un Osservatorio Ecclesiale sulla disabilità per dar voce ai “gruppi marginalizzati”.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEI RAPPORTI FINALI DELLA COMMISSIONE DEL SECAM E DEL GRUPPO DI STUDIO 2

Il lavoro dei Gruppi di Studio

Com’è noto, i dieci Gruppi di Studio hanno iniziato il loro lavoro sin dalla istituzione per volontà di Francesco durante il doppio Sinodo sulla Sinodalità (2024). Approfondimenti, analisi, ricerche e dialogo con esperti e istituzioni, interrotti dalla morte del Pontefice, sono ripresi sotto il pontificato di Leone XIV, il quale ha chiesto che i diversi Rapporti, una volta consegnati alla Segreteria del Sinodo, vengano resi pubblici in “spirito di trasparenza”. E che i Gruppi, una volta terminato il mandato, si considerino sciolti. Finora tre Gruppi hanno consegnato il proprio studio: il Gruppo 3 sulla missione nell’ambiente digitale; il Gruppo 4 sulla revisione della Ratio per la formazione dei sacerdoti; il Gruppo 5 sulla partecipazione delle donne alla vita della Chiesa.

La poligamia, pratica "visibile" in Africa

Oggi altri due documenti, quindi, tra cui quello elaborato dagli esperti del SECAM sulla spinosa questione della poligamia, di cui aveva riferito nel corso dei lavori in aula il cardinale Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa e presidente dello stesso Simposio. Nel rapporto si parte dalle radici stesse della realtà poligamica (un individuo legato contemporaneamente a più coniugi) che affondano nella concezione di una discendenza numerosa quale “dono di Dio”. Se ne illustrano anche le cause: status, ideali, contatti con l’Islam. Tale pratica “non è specifica” del Continente africano - si chiarisce - ma “universale” e per questo “interpella la pastorale di tutta la Chiesa”. Tuttavia in Africa è molto “visibile” e necessita di una riflessione ad alto livello.

L'esperienza dei missionari

E tale riflessione, cristallizzata nel documento sinodale odierno, parte da un preciso punto che sono le Scritture in cui è “chiaramente” affermata “l’uguale dignità dell’uomo e della donna davanti a Dio”. La poligamia – che ha tra le cause anche quella della sterilità femminile – viene considerata pertanto “una forma di schiavitù delle donne” e, di conseguenza, “ha un carattere profondamente immorale”, spiega il Rapporto. È l’esperienza dei missionari, costantemente a contatto con tali realtà, a definire tale giudizio. “La pastorale che sarà messa in atto dai missionari si concentrerà essenzialmente sulla lotta contro la poligamia”, sottolinea il report, in cui si ribadisce che il matrimonio monogamico è “requisito indispensabile per essere o diventare cristiani”.

Nessuna ambiguità

“Per i Padri del SECAM, non deve esserci alcuna ambiguità: non si può in alcun modo derogare alla dottrina ufficiale della Chiesa: l’atteggiamento pastorale nei confronti dei poligami deve evitare tutto ciò che potrebbe apparire come un riconoscimento della poligamia da parte della Chiesa”. L’invito è perciò a “promuovere la dimensione monogamica del matrimonio aprendo all’insegnamento delle Scritture sull’unicità e l’indissolubilità del matrimonio”.

Pastorale e Sacramenti

Ciò non toglie che, nel contesto africano contemporaneo, si adottino e si proseguano le diverse pratiche pastorali. Alcune richiedono al poligamo che desidera accedere ai Sacramenti di “scegliere una sola moglie”, garantendo “giustizia e sostegno” alle altre donne e ai figli. Altre istituiscono “un catecumenato permanente, accogliendo la persona nella comunità senza accesso ai sacramenti”. Un “accompagnamento specifico” è riservato invece alla cosiddetta “poligamia velata”, le unioni multiple non ufficializzate.

Precise, poi, le raccomandazioni sul Battesimo, a cominciare dal fatto che “i poligami che desiderano identificarsi con Cristo attraverso la grazia battesimale siano accuratamente preparati, si liberino da alcuni ostacoli culturali, accettino il messaggio evangelico, aderiscano all’ideale cristiano e si impegnino nel matrimonio monogamo prima di ricevere il Battesimo”. In altre parole, la Chiesa non battezzerà un poligamo sulla base di una promessa: “Non c’è anticipazione del sacramento del Battesimo per i poligami, ma necessità di accompagnamento nella prospettiva di una pastorale dell’inculturazione”.

Vicinanza, ascolto, valorizzazione delle donne

Il SECAM, in conclusione, assicura una pastorale caratterizzata da “vicinanza”, “ascolto”, “accoglienza delle persone”, “rispetto dei percorsi” e mirata “a valorizzare la dignità della donna”. Questo tipo di pastorale “consentirà di instaurare un dialogo rispettoso e fraterno tra queste coppie poligame e il pastore (sacerdote, vescovo), rappresentante del Cristo misericordioso che va alla ricerca della pecora smarrita e accetta di sedersi alla stessa tavola dei pubblicani e dei peccatori”.

Il grido dei poveri e della terra

Approfondito e sviluppato in più sezioni il Rapporto finale del Gruppo 2 che, preceduto da una riflessione del cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, risponde a cinque domande su “come la Chiesa possa ascoltare meglio il grido dei poveri e della terra”. Per i membri dell’équipe è una “convinzione teologica” che ascoltare i poveri e la terra “non sia un’opzione pastorale, ma un atto di fede costitutivo della missione ecclesiale”. Czerny ricorda infatti che il termine “ascolto” designa “un processo integrale che comprende l’incontro, la comprensione del problema, l’azione, la valutazione e il sostegno spirituale e che riguarda ogni cristiano, anche chi si sente povero”.

Corresponsabilità di tutti

La domanda che il Gruppo 2 pone è: “Come può la Chiesa ascoltare meglio questi due gridi interconnessi, consapevole che rispondere al grido dei poveri significa anche rispondere al grido della terra, e viceversa?”. In questo senso, il Rapporto individua gli strumenti già disponibili nella Chiesa - parrocchie, comunità di base, movimenti, Caritas, reti ecumeniche e internazionali - valorizzandone la ricchezza, ma mettendo in guardia dalla “tentazione di una delega illegittima verso strutture specializzate”. Ogni battezzato è infatti invitato alla “corresponsabilità”.

Un Osservatorio sulla Disabilità

Il Gruppo rilancia poi la proposta - già contenuta nel Documento finale del Sinodo pubblicato nel 2024 e avanzata da un sottogruppo composto in maggioranza da persone disabili - di un Osservatorio Ecclesiale sulla Disabilità. L'Osservatorio, si legge nel Rapporto odierno, potrebbe costituire “un modello replicabile a scala locale e regionale per dare voce a tutti i gruppi marginalizzati”.

Incontro con le periferie esistenziali

Sul piano teologico, il Rapporto chiede che “teologi provenienti dalle comunità più fragili siano coinvolti attivamente nell’elaborazione dei documenti magisteriali”. Sulla stessa scia, è importante – si sottolinea - che i programmi formativi per laici, religiosi e seminaristi integrino “l’incontro diretto con le periferie esistenziali”.

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24 marzo 2026, 13:10