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Le rovine di Ippona e sulla sfondo la basilica di sant'Agostino ad Annaba Le rovine di Ippona e sulla sfondo la basilica di sant'Agostino ad Annaba

Annaba, dove gli agostiniani coltivano fraternità e dialogo

Nella collina dove sorgeva Ippona, sorge la basilica di sant’Agostino. I religiosi, oltre ad officiare il luogo di culto, promuovono diverse iniziative per favorire l’incontro fra culture e religioni diverse e si impegnano per far conoscere l'insegnamento del grande padre della Chiesa. Padre Fred Wekesa: la presenza del Papa tra noi è una benedizione e un incoraggiamento a proseguire il nostro impegno

Tiziana Campisi – inviata ad Annaba

Una basilica, un monastero, una biblioteca, un ospizio per i pellegrini. Quando Annaba era Ippona, Agostino, che ne era vescovo, aveva voluto nel quartiere cristiano una comunità di chierici accanto all’episcopio, raccolto e catalogato accuratamente i suoi scritti e per forestieri e bisognosi aveva fatto costruire un ricovero. Così, quando nel 1839 monsignor Antoine Adolphe Dupuch, vescovo della diocesi di Algeri, che all’epoca abbracciava tutta l’Algeria, giunse in visita nella cittadina portuale, tra le rovine dell’antica sede vescovile di Agostino ebbe un moto d’animo: a quel luogo si doveva restituire il prestigio perduto e riedificare ciò che esisteva all’epoca del grande padre della Chiesa vissuto fra il IV e V secolo. E oggi sulla collina di Annaba svetta la basilica dedicata al santo vescovo, a fianco c’è il "Presbyterium" dei padri agostiniani, accanto una Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri e da circa due anni lo “Spazio Santa Monica” conserva tutte le opere del celebre presule. Tutti luoghi che Leone XIV visita nel secondo giorno del suo viaggio pastorale in Algeria sulle orme del padre spirituale dell’ordine religioso al quale appartiene.

La basilica di sant'Agostino sulla collina di Annaba
La basilica di sant'Agostino sulla collina di Annaba

Nei luoghi che ricordano sant’Agostino

Prima tappa è il sito archeologico di Ippona, poi il Pontefice raggiunge la sommità della collina di Annaba, Lalla Bouna, come la chiamano gli algerini. Qui visita la Casa delle Piccole Sorelle dei Poveri e successivamente si ferma nella comunità dei confratelli agostiniani, per un incontro privato e per il pranzo. Nel pomeriggio la Messa nel luogo di culto dedicato al santo di Tagaste, mai visitato prima d’ora da un Pontefice.

Alcune colonne nel sito archeologico di Ippona
Alcune colonne nel sito archeologico di Ippona

La “nuova” biblioteca del vescovo di Ippona

Sono tre i religiosi che risiedono nel "Presbyterium" e cui spetta di tenere viva la memoria del vescovo di Ippona ad Annaba: padre Fred Wekesa, del Kenya, rettore della basilica di sant’Agostino, padre Dominique Habakkuk Juma Gbefe Juma, originario del Sud Sudan, priore, e padre Leviticus Longzem Shailong, nigeriano, economo. Grazie a loro quella ricca biblioteca di Agostino - descritta dal suo primo biografo Possidio, colma di “libri, prediche e lettere” - che lo stesso raccomandava sempre “di conservare diligentemente per i posteri”, dopo secoli, è “tornata” dov’era. Era andata perduta quando i Vandali, invaso il Nord Africa, esiliarono i vescovi della Numidia in Sardegna. Allestita in un’area della cripta della basilica, è aperta al pubblico ogni martedì e giovedì. Vi si accede da una scala, a sinistra dell’altare. È questo lo “Spazio Santa Monica”, dove è possibile consultare i 93 trattati, i circa 500 sermoni e le oltre 200 lettere del vescovo di Ippona in latino, italiano, spagnolo, francese, inglese e arabo. Disponibili anche volumi di teologia morale, patrologia, filosofia, storia delle religioni, islamologia, psicologia e altro, per un totale di oltre 2mila libri. Ma sono circa 9mila i testi che i padri agostiniani hanno raccolto da quando sono arrivati ad Annaba, nel 1933, anno in cui il vescovo di Costantina, monsignor Emile-Jean-François Thiénard, ha chiesto all’Ordine di sant’Agostino di officiare la basilica, dopo che la Sacra Congregazione per i Religiosi aveva concesso agli agostiniani l'autorizzazione ad erigere una casa nell’antica sede vescovile di Ippona.

Lo "Spazio Santa Monica", la biblioteca con tutti gli scritti di sant'Agostino
Lo "Spazio Santa Monica", la biblioteca con tutti gli scritti di sant'Agostino

Il contributo degli agostiniani maltesi

Sono stati gli agostiniani di Malta a ricevere l'incarico di occuparsi del luogo. E proprio a loro si deve la progettazione e la costruzione del “presbiterio di Ippona”, inaugurato il 25 aprile 1935 e ancora oggi la casa dei frati. A servizio della Chiesa locale, nel corso degli anni, gli agostiniani hanno reso la basilica di Annaba un luogo di incontro e di dialogo fra culture e religioni, si sono moltiplicate le visite turistiche, soprattutto degli algerini, e quelle degli studenti delle scuole, le iniziative culturali e i momenti di studio. Successivamente agli anni difficili del “decennio nero”, quando gli agostiniani maltesi non sono stati più in grado di garantire il loro impegno a Ippona, il consiglio generale dell’Ordine ha pensato ad un nuovo progetto, coinvolgendo i frati sparsi nei cinque continenti. In una lettera inviata a tutti i religiosi, nel 2005, l’allora priore generale, padre Robert Prevost, ha sottolineato l’importanza di assicurare una presenza nei luoghi di Agostino ed ha evidenziato, “data la particolare natura del contesto sociale, religioso e culturale”, la singolare opportunità offerta agli agostiniani “di promuovere il dialogo interreligioso” e “la conoscenza della vita e dell'insegnamento di Sant'Agostino” nell’odierna Ippona. Così, nel 2013, il capitolo generale dell’Ordine agostiniano ha stabilito di affidare la gestione della casa di Annaba alla curia generalizia, decidendo di costituirvi una comunità internazionale.

Il benvenuto ai visitatori di Annaba
Il benvenuto ai visitatori di Annaba

L’odierna comunità religiosa di Annaba

“Noi frati della casa di Annaba celebriamo la Messa per i fedeli cristiani ogni venerdì, il giorno festivo settimanale qui - spiega padre Fred ai media vaticani - accogliamo turisti e pellegrini, in media dalle 100 alle 150 al giorno che diventano 400-500 in estate, per un totale di 35 mila o 40 mila visitatori all’anno, per lo più algerini, e, inoltre, gestiamo la biblioteca e organizziamo le Giornate Agostiniane, un appuntamento di cultura, spiritualità e dialogo attraverso il quale cerchiamo di far conoscere al grande pubblico sant’Agostino, il suo pensiero, la sua filosofia, la sua teologia - prosegue il religioso -. La sesta edizione, sul tema ‘Vivere nell’amore, restaurare il mondo’, si è svolta il 7 novembre 2015, e ha avuto più di 200 partecipanti”. Ora la visita di Leone XIV per i religiosi è un momento molto significativo, che mostra la prossimità della Chiesa nei confronti della piccola comunità cristiana in Algeria, Paese a maggioranza musulmana. “Ci rafforza, invitandoci a continuare il dialogo per la pace, a vivere come fratelli, a fianco gli uni degli altri - afferma il priore della basilica di Sant’Agostino - a perdonarci a vicenda e, come esortava il vescovo di Ippona, a vivere nell’unità”.

Una strada di Annaba
Una strada di Annaba

Il “figlio di sant’Agostino” in terra algerina

Quando circa un anno fa Leone XIV, appena eletto, si è presentato come “figlio di sant’Agostino”, ha suscitato molta curiosità in Algeria e ad Annaba in particolare, e in tanti hanno auspicato di vederlo in terra algerina. Alla comunità dei padri agostiniani sono giunti innumerevoli messaggi di auguri e l’annuncio della visita pastorale del Pontefice è stato accolta con immensa gioia. “Sui social media, in migliaia di commenti Papa Leone XIV è stato invitato a visitare l’Algeria” racconta padre Fred, aggiungendo che nelle piccole comunità cristiane algerine molti erano convinti che il Pontefice, essendo un religioso agostiniano, sarebbe venuto presto in Algeria. I più entusiasti dell’arrivo del Pontefice sono i giovani, specifica, inoltre, il religioso, che descrive Annaba in fermento per i numerosi preparativi e la grande mobilitazione di autorità, istituzioni e maestranze.

Un cartellone ad Annaba
Un cartellone ad Annaba

La collaborazione con le Piccole Sorelle dei Poveri

Nella verde collina di Annaba, le “mamelon vert” come l’ha chiamata Gustave Flaubert nel suo "Voyage à Carthage”, gli agostiniani, poi, collaborano con le vicine Piccole Sorelle dei Poveri della Casa di accoglienza per anziani, proprio accanto alla basilica. La struttura, è stata edificata in quella parte di terreno che l’arcivescovo di Algeri, Charles-Martial-Allemand Lavigerie, ha ceduto alle religiose dopo aver acquisito il 24 giugno 1881 la sommità della collina per portare avanti l’idea di monsignor Dupuch, che non riuscì a vedere realizzato il suo sogno. La domenica i padri celebrano nella cappella delle suore, uno di loro ha il ruolo di confessore, mentre una religiosa fa parte del consiglio della basilica, che si riunisce tre volte l'anno per pianificare le attività pastorali. “Durante le festività condividiamo la mensa, a volte a casa loro, altre a casa nostra”, continua padre Fred. Insomma, le due famiglie religiose si sostengono reciprocamente. Così ad esempio, durante grandi eventi come Natale, Pasqua o qualche festa agostiniana, se a chiedere ospitalità ai frati sono molti studenti, le suore mettono a disposizione il quarto piano della loro casa. “È una collaborazione preziosa - commenta l'agostiniano -. Come dice un proverbio africano, ‘una mano sola non può applaudire’”. Nella Casa di accoglienza delle religiose sono una quarantina gli anziani ospiti, donne e uomini, musulmani per lo più, pronti a salutare Leone.

Dettagli della facciata della basilica di sant'Agostino
Dettagli della facciata della basilica di sant'Agostino

Il messaggio di pace e riconciliazione del Pontefice

Infine il Papa si reca a piedi nella comunità dei religiosi agostiniani, poi, nel pomeriggio presiede la Messa nella basilica di sant’Agostino. Qui, nell’abside, una cassa in bronzo custodisce la statua reliquiario del vescovo di Ippona, in pietra di Barbentane, nella quale vi è l'ulna del braccio destro del santo, collocata nella sua sede naturale. L'opera è stata commissionata da monsignor Emile-Jean-François Thiénard, vescovo di Costantina, la reliquia è dono della diocesi e della città di Pavia a monsignor Dupuch, che nel 1842, volendo prima di tutto realizzare tra i resti dell’antica Ippona un monumento al suo illustre vescovo, intraprese un viaggio in Italia per ripercorrerne il cammino di conversione: Roma, Ostia, Milano. Il 23 marzo il presule giunse a Pavia, per venerare le spoglie del santo algerino, lì conservate dall’VIII secolo, e chiese una reliquia da portare a Ippona. Riposta inizialmente nella procattedrale di Annaba, la reliquia si trova nella basilica di sant’Agostino dal 29 marzo 1900, giorno in cui il luogo di culto è stato consacrato. Ora il primo Papa agostiniano viene a venerarla per promuovere “con la stessa voce” del vescovo di Ippona “la pace”, “la riconciliazione”, “il rispetto e la considerazione per tutti i popoli”.

La statua reliquiario di sant'Agostino
La statua reliquiario di sant'Agostino

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14 aprile 2026, 08:00