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Lo Spazio e l’umanità, Balestrero: una nuova frontiera del bene comune

In occasione della partenza della missione NASA Artemis II, il I aprile 2026, la fondazione Caritas in Veritate pubblica un video con riflessioni e prospettive sull’esplorazione dello Spazio e sui principi che devono regolare il rapporto dell’essere umano con esso. L’arcivescovo Ettore Balestrero, nell’intervista ai media vaticani: “Lo Spazio deve restare un bene comune, con norme giuridiche chiare e senso di responsabilità verso tutta l'umanità e le generazioni future”

Fabio Colagrande ed Eugenio Murrali – Città del Vaticano

Il 1° aprile è prevista la partenza della missione Artemis II dal Kennedy Space Center in Florida. Si tratta della seconda missione del programma lunare Artemis della NASA e la prima con astronauti a bordo. Prevede un equipaggio di quattro cosmonauti che voleranno oltre l’orbita terrestre per compiere un ampio sorvolo della Luna, senza allunare. È il passo intermedio verso Artemis III la missione che punta a riportare astronauti a camminare sul suolo lunare 53 anni dopo la missione Apollo 17, conclusasi il 14 dicembre 1972. Lo Spazio è diventato oggetto di discussioni sempre più frequenti in seno alle Nazioni Unite. Il numero di satelliti in orbita è aumentato in maniera esponenziale negli ultimi anni, a testimonianza di quanto lo spazio sia diventato ormai un tema costante nelle discussioni legate alla geopolitica, alla sicurezza e alle relazioni internazionali.

L'arcivescovo Ettore Balestrero durante la presentazione della pubblicazione
L'arcivescovo Ettore Balestrero durante la presentazione della pubblicazione

Per indagare il senso delle missioni nello Spazio, la Fondazione Caritas in Veritate, presieduta dall’arcivescovo Ettore Balestrero, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ha realizzato e diffuso un video, che segue la pubblicazione del febbraio scorso: Outer Space and Humanity at the Crossroads: A New Frontier of the Common Good – Lo Spazio e l'umanità a un bivio. Una nuova frontiera del bene comune. L’audiovisivo riprende e sintetizza la riflessione sul perché dell’esplorazione dell’Universo – mettendo in dialogo scienza, teologia e diritto internazionale – e sui principi che devono regolare il rapporto con esso e tra gli esseri umani di fronte a quest’opera di Dio.

Ascolta l'intervista all'arcivescovo Ettore Balestrero

Eccellenza, perché è così urgente una riflessione sulle scelte politiche e normative per lo Spazio?

La Missione della Santa Sede a Ginevra e la Fondazione Caritas in Veritate, che lavora in collaborazione con essa, si occupano dello Spazio, che è opera di Dio e obbedisce alle sue leggi.
Per andare in cielo, un concetto soprannaturale, l'uomo deve comportarsi bene anche nello Spazio, che invece è un concetto geografico, dell'ordine fisico e biologico. Lo Spazio non è terra di nessuno, non è un campo di conquista senza leggi, dove vige il principio “primo arrivato, primo servito”. Da qui il titolo della pubblicazione Spazio e umanità a un bivio e anche il contenuto del video che abbiamo realizzato. L'umanità sta già prendendo decisioni circa lo Spazio, decisioni morali che avranno un impatto a lungo termine e possono quindi costruire o distruggere l'umanità. Per questo la Chiesa non può non interessarsene.

In che modo?

Guardare lo Spazio dal punto di vista etico ci sprona a chiederci: “È giusto perseguire tutto quello che possiamo realizzare tecnologicamente? Come lo dobbiamo fare? Che tipo di realtà e di ordine vogliamo costruire?” Ecco, la prospettiva etica e multilaterale è quella proposta dal documento della Fondazione Caritas in Veritate e dal suo video.

Quali azioni in particolare sono necessarie?

Lo Spazio deve restare un bene comune, con norme giuridiche chiare che, dove sia necessario, siano aggiornate con un senso di responsabilità verso tutta l'umanità e verso le generazioni future. Quando abbiamo presentato la pubblicazione alle Nazioni Unite a Ginevra, la testimonianza di un astronauta, reduce da quasi un anno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Michael Scott Hopkins n.d.r), ha molto colpito la platea. Lui ha descritto il cosiddetto overview effect.

L'astronauta della NASA Michael Scott Hopkins
L'astronauta della NASA Michael Scott Hopkins

In cosa consiste?

È il cambio di prospettiva che tutti gli astronauti provano nello Spazio, perché la Terra appare piccola, fragile, senza confini né divisioni, simbolo di una comune appartenenza e di responsabilità collettiva. Ed è un'immagine che purtroppo stride con la realtà delle guerre, degli abusi, delle violenze che emergono quando, invece, si torna a mettere a fuoco il pianeta da vicino. Lo ha ricordato, con parole che rimangono sempre attuali, Papa Benedetto XVI, quando tenne un dialogo proprio con gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Lui disse loro a un certo punto: “Credo che per voi sia evidente che viviamo tutti insieme su una sola Terra e che è assurdo combattersi e uccidersi fra noi”.

Quindi anche lo Spazio è una casa comune e ha delle regole da rispettare. Quale contributo specifico può offrire la dottrina sociale della Chiesa per orientare lo sviluppo dello Spazio verso il bene comune?

Il messaggio centrale della Chiesa è che noi non dobbiamo trasformare lo Spazio in una giungla. Esso offre all'umanità una sorta di seconda chance, ci invita cioè a evitare molti errori che abbiamo compiuto sulla Terra. Lo Spazio va esplorato con responsabilità, con solidarietà e nel rispetto della sussidiarietà per il bene delle generazioni presenti e di quelle future.

Come?

Bisogna evitare che diventi un teatro di una competizione selvaggia e ancora peggio di conflitti. Il primo passo pratico che la Santa Sede invita a compiere è quello di rispettare il Trattato sullo Spazio extra-atmosferico, sottoscritto da circa centoventi Stati, comprese tutte le principali nazioni con capacità spaziale. Questo trattato è in vigore da quasi sessant’anni (1967) e stabilisce chiaramente che l'esplorazione e l'utilizzo dello Spazio devono essere a beneficio e nell'interesse di tutti i Paesi. Il trattato definisce lo Spazio una “provincia comune dell'umanità”. La Santa Sede invita a rafforzare la legislazione vigente, non a discostarsene, per evitare che dei Paesi siano lasciati indietro e per preservare la cura del creato, per esempio attraverso progetti congiunti per la rimozione dei detriti spaziali.

La Terra e la Luna
La Terra e la Luna

C'è il rischio di una militarizzazione anche dello Spazio?

Certamente. Il diritto internazionale vigente vieta di collocare armi nucleari o di distruzione di massa in orbita, sui corpi celesti o nello Spazio. È l'articolo 4 del Trattato del 1967. Però non vieta esplicitamente le armi convenzionali o, per esempio, gli attacchi cibernetici, né vieta di bloccare i segnali radio, cosa che sta già succedendo, purtroppo. È importante distinguere fra l'uso dello Spazio come supporto alle operazioni militari che si effettuano in Terra, per esempio attraverso l'uso dei satelliti, che è già una realtà, e la dislocazione fisica di armi e il loro impiego diretto nello Spazio.

Anche quest’ultima è una possibilità concreta?

Alcuni Stati si stanno avvicinando anche alla messa in orbita di armamenti e tutto ciò accresce l'instabilità internazionale, indebolisce la fiducia reciproca e trasforma lo Spazio da “provincia dell'umanità”, come lo definisce il Trattato, a un ulteriore teatro di conflitto. Dobbiamo sapere però, ed è essenziale, che se un conflitto coinvolgesse direttamente lo Spazio, probabilmente non risparmierebbe nessuno sulla Terra.
Qui a Ginevra si dice che una guerra nello Spazio non potrebbe mai essere vinta e non dovrebbe essere mai combattuta. Per esempio, non si vede come si potrebbe rispettare il principio di distinzione che è uno dei fulcri del diritto internazionale umanitario. Quindi ci sono molte voci, compresa quella della Santa Sede, che chiedono di rafforzare norme, trasparenza e anche cooperazione multilaterale, proprio per preservare l'uso pacifico dello Spazio.

In che modo invece la competizione spaziale può trasformarsi in un meccanismo positivo per il bene di tutti? Come lo Spazio può essere al servizio della dignità umana sulla terra

Occorre equilibrare la competizione con la cooperazione. La competizione senza cooperazione comporta instabilità, scontri irrazionali, violenza e anche conflitti. La competizione, orientata invece a scopi pacifici e incanalata in forme di cooperazione, stimola la ricerca e deve però tradursi in beni condivisi, in standard comuni e anche in partenariati internazionali.

Con quali effetti?

L'equilibrio fra la competizione e la cooperazione aiuta a evitare che l'uso commerciale dello Spazio sia fine a sé stesso e che si aggravino le disuguaglianze esistenti. Un sano equilibrio fra competizione e cooperazione aiuta lo Spazio a servire direttamente la dignità umana e il bene comune, per esempio nei momenti di crisi, con comunicazioni di emergenza, dati satellitari per l'assistenza umanitaria o il monitoraggio per la protezione dei luoghi di culto. In altre circostanze, invece, migliorando le previsioni meteorologiche, l'agricoltura, la sanità, i trasporti e raggiungendo anche i Paesi e le comunità che altrimenti resterebbero esclusi.

Come in questo ambito della ricerca spaziale scienza e fede possono camminare insieme?

Scienza e Fede possono camminare insieme e rafforzarsi vicendevolmente in quanto la scienza cerca verità scientifiche, la fede la Verità soprannaturale, la Verità su Dio e di Dio, che illumina il cammino dell'uomo. Fede e scienza non si confondono e nemmeno si contraddicono. La scienza spiega il come, la fede illumina e orienta il perché ultimo dell'agire umano e nell'ambito spaziale questo significa usare la competenza tecnica e scientifica per il bene comune, evitando che il progresso diventi dominio o distruzione.

Che ruolo può avere la Santa Sede?

La Santa Sede può e deve svolgere un ruolo nei dibattiti, anzitutto intergovernativi, in corso sullo Spazio, deve illuminare le coscienze e ovviamente parlare a tutto il mondo, anche a quello commerciale e a quello industriale. A livello internazionale, con la missione a Ginevra e le altre a New York e a Vienna, proponiamo una cornice etica centrata sulla dignità umana e collaboriamo al dialogo multilaterale e alla pace, richiamando un senso di responsabilità condivisa centrato sullo Spazio come bene comune. Inoltre, la Fondazione Caritas in Veritate, collaborando con la Missione a Ginevra, propone eventi a Ginevra, a Bruxelles, a Vienna e a New York e cura pubblicazioni e video come quelli che abbiamo diffuso in questi giorni. Non dobbiamo poi dimenticare che la Santa Sede dispone di uno dei più antichi osservatori astronomici esistenti, la Specola Vaticana, stabilita nella sua forma attuale addirittura da Papa Leone XIII nel 1891, anche per confermare che la Chiesa, come ha detto il motu proprio che istituì la Specola, non si oppone alla scienza vera, solida e che anzi la incoraggia e la promuove con tutto l'impegno possibile.

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01 aprile 2026, 09:00