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Amoris laetitia e Gaudium et spes, un convegno per  un nuovo annuncio nella Chiesa Amoris laetitia e Gaudium et spes, un convegno per un nuovo annuncio nella Chiesa

Amoris laetitia e Gaudium et spes, un convegno per un nuovo annuncio nella Chiesa

Il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia e l’Accademia Internazionale per la Spiritualità Coniugale organizzano una giornata di studio dedicata all’approfondimento dei temi legati ai nuclei familiari, in prospettiva teologica e canonica. Monsignor Matteo, segretario per la Sezione Dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede: l’attenzione alla cultura del proprio tempo è essenziale per ogni credente

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi” ricalcano i sentimenti che animavano i discepoli di Cristo. L’incipit della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes, restituisce con forza il senso di un’attenzione “centrale e necessaria” dei credenti verso la cultura del proprio tempo. I cristiani sono infatti chiamati a ripensare costantemente l’annuncio del Vangelo, adottando uno stile autenticamente “pastorale”: rendere il messaggio cristiano “appetibile” e desiderabile, portando “Gesù a tutti” e, al tempo stesso, “tutti a Gesù”. In ogni epoca, infatti, “simpatia, empatia e sintonia sono sempre da conquistare”.

Da qui nasce anche l’esigenza di confrontarsi con questioni concrete, come il matrimonio e la famiglia, al centro dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia di Papa Francesco, nella consapevolezza che, per l’evangelizzazione, “l’attenzione al destinatario” è rilevante quanto “la fedeltà alla Rivelazione” nell’annuncio della salvezza. Sono questi alcuni degli spunti offerti da monsignor Armando Matteo, segretario per la Sezione Dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede, nell'indirizzo di saluto – letto in inglese da un officiale del Dicastero per via dell'impossibilità del prelato di prendere parte all'evento – rivolto ai partecipanti della Giornata internazionale di studio organizzata oggi presso la Pontificia Università Lateranense, 12 maggio, congiuntamente dal Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia e dall’Accademia Internazionale per la Spiritualità Coniugale, in occasione del 10.mo anniversario di Amoris laetitia e del 60.mo di Gaudium et spes.

L'annuncio legato alla cultura

Il convegno, dedicato all’approfondimento della teologia del matrimonio e della famiglia dal punto di vista teologico e canonico, è stato introdotto dal messaggio di monsignor Matteo a partire da un postulato: “la missione della Chiesa, portare Gesù a tutti, richiede in ogni tempo una necessaria attenzione alla cultura di quei tutti ai quali la Chiesa offre la proposta di salvezza che è Gesù”. Richiamando le parole che aprono la Gaudium et spes, il prelato ha sottolineato “la profonda relazione che esiste tra l’agire pastorale, o meglio lo stile pastorale dei credenti, e il necessario atteggiamento di attenzione nei confronti della cultura nella quale essi vivono e nella quale vivono soprattutto coloro ai quali l’annuncio è rivolto”.


"Portare tutti a Gesù"

Monsignor Matteo si è quindi soffermato sul significato stesso del termine “pastorale”: da “pastore” e dunque da “pasto”, cioè, “a livello elementare”, legato al tema del cibo, del darlo e del riceverlo. La Chiesa è quindi nel mondo “per offrire qualcosa da mangiare”. E come oggi assume grande rilevanza tutto ciò che riguarda il cibo – dalla scelta degli ingredienti alla cottura, fino alla presentazione estetica – così anche la pastorale richiama “l’impegno necessario affinché ciò che i credenti donano agli altri sia appetibile, susciti desiderio, susciti il desiderio di ricevere ciò che essi offrono”. In sintesi, ha spiegato il prelato, la pastorale riguarda “lo stile con cui la Chiesa fa ciò che per la sua missione è chiamata a fare”. Un compito duplice: “portare Gesù a tutti” ma, al tempo stesso, “portare tutti a Gesù”. Ed è proprio in questa seconda dimensione che entra in gioco la questione pastorale.

Porsi accanto e non di fronte

Il Concilio Vaticano II, attraverso la Gaudium et spes, ha compreso che “l’attenzione al destinatario è, per l’evangelizzazione, della stessa rilevanza della fedeltà alla Rivelazione nel pronunciare i contenuti della salvezza”. Parole che monsignor Matteo riprende dal teologo Christoph Theobald e che indicano come la Chiesa non possa pensarsi “di fronte” ai destinatari dell’annuncio, ma debba piuttosto “porsi accanto”, guidando un immaginario capace di alimentare “la ricerca della felicità di tutti”, affinché proprio questi “tutti” possano essere indirizzati a Gesù e innamorarsi di Lui.

 

L'attenzione della Chiesa al sociale

Secondo il prelato, il Concilio aveva maturato questa consapevolezza a partire dall’intuizione di Giovanni XXIII: la necessità di un “aggiornamento”, cioè di un cambiamento nei modi di dire e di fare ecclesiali, per evitare “il rischio di portare Gesù a tutti, senza però riuscire a portare tutti a Gesù”. Grazie alla Gaudium et spes, ha proseguito monsignor Matteo, la Chiesa ha imparato a leggere “i segni dei tempi”, interessandosi alla scienza e alla cultura, così come ai temi del matrimonio e della famiglia, “dell’ordine sociale, del lavoro, dell’economia, della pace e della guerra, evocando persino quella nucleare”.

Raggiungere i giovani

Lo stile pastorale, ha insistito il prelato, deve dunque calarsi profondamente nella cultura a cui si rivolge, facendosi carico “non solo della verità dell’annuncio, ma anche della possibile ricezione dell’annuncio”. Un punto che, ha concluso monsignor Matteo, rappresenta oggi una sfida decisiva soprattutto nel rapporto con i giovani: “Ci diranno che i nostri linguaggi ecclesiali sono lontani, remoti, vuoti. Che non sentono alcuna simpatia, empatia, sintonia con noi credenti e, in particolare, proprio nell’ambito dei vostri studi: famiglia, relazioni, educazione, sessualità, coppia, generatività. Una tale simpatia, empatia, sintonia sono sempre da conquistare. È il grande e faticoso lavoro della pastorale".

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12 maggio 2026, 11:30