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Pio XII tra la folla dopo il bombardamento di Roma nel 1943 Pio XII tra la folla dopo il bombardamento di Roma nel 1943

Quando Pacelli difese il cardinale Mundelein che aveva attaccato Hitler

Il 4 maggio, presso il convento di Santa Maria sopra Minerva, il convegno "Eugenio Pacelli - Pio XII tra città di Dio e città dell’uomo", presieduto dal cardinale Mamberti. Anticipiamo qui una sintesi della relazione di Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani, che si occuperà del caso Mundelein. Parteciperanno inoltre Johan Icks, dell'Archivio storico della Segreteria di Stato vaticana, monsignor Stefan Heid, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, il priore padre Cambi

Andrea Tornielli - Città del Vaticano

Tra le pagine più significative del periodo trascorso da Eugenio Pacelli a fianco di Pio XI come segretario di Stato vi è certamente quella relativa alla difesa del cardinale arcivescovo di Chicago, George William Mundelein, il quale il 18 maggio 1937 in un discorso a porte chiuse con i suoi preti aveva pronunciato parole durissime contro Adolf Hitler: «Forse mi domanderete come sia possibile che una nazione di sessantasei milioni di uomini, e di uomini intelligenti, si voglia sottomettere a uno straniero, a un tappezziere austriaco, e uno schiappino per giunta, a quanto mi dicono, e a pochi soci come Goebbels e Göring i quali decidono di ogni mossa del popolo germanico».


Il cardinale arrivava a ipotizzare polemicamente che i cervelli di sessantasei milioni di tedeschi fossero stati asportati senza che gli interessati se ne siano accorti. Era un intervento pesantissimo, pronunciato senza alcuna preoccupazione diplomatica da un ecclesiastico che viveva a migliaia di chilometri di distanza dall’Europa. Le sue parole vengono rilanciate sulle prime pagine di tutti i giornali americani.

La protesta tedesca e la risposta di Pacelli

Il 24 maggio l’ambasciatore tedesco von Bergen chiede e ottiene di vedere il cardinale segretario di Stato, al quale consegna un foglio con l’intestazione dell’ambasciata di Germania, senza data e senza firma, in cui è trascritta una dura protesta del governo di Berlino per le parole dell’arcivescovo di Chicago. Pacelli risponde a voce, ma quello stesso giorno fa giungere a von Bergen la trascrizione di quanto da lui detto la mattina: «Alla comunicazione fattami or ora di un discorso di Sua Eminenza il Signor Cardinale Mundelein mi permetto di rispondere con una constatazione e con una contro-domanda. 1) Non sono solito di pronunciarmi su discorsi, dei quali — come nel caso presente — non si ha ancora un testo ineccepibilmente sicuro.

2) Anche se si avesse già un tale testo, non sarei in grado di prendere posizione circa la comunicazione fattami, prima di ricevere una risposta chiara, definitiva e soddisfacente alla seguente domanda: che cosa ha fatto il Governo germanico, che cosa intende esso fare nell’avvenire contro le basse ingiurie e diffamazioni, contro le vituperose calunnie, che si ripetono ogni giorno in giornali e periodici tedeschi, come nei discorsi anche di preminenti personaggi, contro la Chiesa, le istituzioni ecclesiastiche, il Papa, i Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti e via dicendo? Per alleggerire il compito a Vostra Eccellenza, risponderò io stesso alla prima parte della domanda: il Governo germanico — malgrado tutte le rimostranze — non ha fatto nulla contro tutto ciò. Al contrario: esso stesso ne porta la responsabilità, perché uffici dello Stato e del Partito, e specialmente il Ministero della propaganda, organizzano e dirigono in gran parte un simile atteggiamento nelle pubblicazioni e nei discorsi, o per lo meno lo favoriscono e lo promuovono con tutti i mezzi. Alla seconda parte della contro-domanda concernente l’avvenire può darle risposta soltanto il Governo germanico. La Santa Sede attende, come ho detto, una risposta in merito, chiara, definitiva e soddisfacente».

Le pressioni della Germania

La protesta veniva dunque rispedita con forza al mittente: la Santa Sede chiedeva conto al governo del Reich delle tante proteste per la violazione del concordato rimaste senza alcuna risposta.  Il 29 maggio l’incaricato d’affari dell’ambasciata tedesca Fritz von Menshausen consegnava una nuova minacciosa nota a Pacelli, il cui scopo era quello di ottenere una pubblica sconfessione di Mundelein da parte del Vaticano. «Il Governo germanico — si legge nel documento — è costretto a constatare che la Santa Sede lascia sussistere senza correggerli quegli attacchi pubblici inqualificabili di uno dei suoi più alti dignitari contro la Persona del Capo dello Stato germanico e con ciò li copre di fatto davanti agli occhi del mondo».

La relazione del segretario di Stato

Quest’ultima formale protesta non poteva rimanere senza risposta. Papa Ratti convoca dunque una riunione dei cardinali membri della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, che si tiene a Castelgandolfo, alle ore 11 del 20 giugno 1937, ed è presieduta personalmente dal Pontefice. La relazione introduttiva è affidata al cardinale Pacelli.
Ecco la trascrizione delle sue parole: «La Santa Sede non può essa stessa correggere o deplorare il discorso dell’Em.mo Mundelein. Sarebbe un atto di debolezza che non farebbe che rendere ancora più superbi i capi del nazionalsocialismo e lo stesso Hitler, che nella sua auto-illusione crede che tutto il mondo debba subito inchinarsi dinanzi a lui. Certamente la parte del discorso del cardinale Mundelein riguardante le parole contro il capo dello Stato germanico è stata poco felice. Egli potrebbe come da sé dare qualche pubblica spiegazione. Siccome però il Governo germanico ha pubblicato la Nota dell’ambasciatore alla Santa Sede del 29 maggio, il pubblico in tal caso penserebbe facilmente che quella dichiarazione del card. Mundelein sia stata fatta dietro ordine e suggerimento della Santa Sede, la quale apparirebbe così di aver finito col cedere alla imposizione del governo».

Un testo eloquente

Il brano è molto eloquente e fa emergere ancora una volta quale sia il pensiero di Eugenio Pacelli su Hitler. Emerge anche l’abilità con cui il cardinale presenta il problema al Papa e agli altri collaboratori della Segreteria di Stato, facendo in modo che l’arcivescovo di Chicago non debba ritrattare neanche una parola di quanto ha detto. Pio XI si associa e fa proprio il parere espresso da Pacelli definendolo «il Cardinale nostro segretario di Stato per cui non vi è elogio che basti».

Nella risposta, trasmessa da Pacelli all’ambasciata tedesca quattro giorni dopo la riunione, si afferma che Mundelein non rappresentava né parlava a nome della Santa Sede, e che il suo discorso non era pubblico. Inoltre, viene fatto notare che l’arcivescovo di Chicago è un libero cittadino il quale si era avvalso del diritto garantitogli dalla Costituzione del suo Paese di manifestare il proprio giudizio su persone e fatti accaduti in Germania che erano offensivi nei confronti del Papa e della Chiesa. Il Vaticano non si rifiutava di discutere il caso Mundelein, ma ribadiva che per farlo erano necessarie condizioni di parità, e dunque il governo del Reich doveva fornire adeguate spiegazioni e risposte alle tante proteste inoltrate invano dalla Santa Sede. La reazione tedesca non approda dunque a nulla. Anzi, il 17 luglio 1937, accogliendo un gruppo di pellegrini provenienti da Chicago, Pio XI elogerà la città americana e il «loro magnifico cardinale arcivescovo, così sollecito e zelante nella difesa dei diritti di Dio e della Chiesa per la salute delle anime».

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04 maggio 2026, 15:00