La divisa della Guardia Svizzera: un Rinascimento costruito
Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano
La Guardia Svizzera Pontificia si distingue per le bande blu, rosse e gialle, le maniche a sbuffo e il morione piumato. La fortuna di questa immagine ha alimentato una tradizione narrativa persistente che attribuisce la divisa a Michelangelo Buonarroti. La documentazione disponibile orienta verso una diversa ricostruzione.
Un Rinascimento rielaborato
Le fonti del Corpo indicano nel comandante Jules Repond l’autore della foggia attuale, definita all’inizio del Novecento e ufficializzata nel 1914. Repond – ufficiale di formazione e studioso di storia militare e iconografia rinascimentale, comandante dal 1910 al 1921 – elaborò un progetto coerente fondato sullo studio delle fonti figurative, costruendo un’immagine storicizzante che non trova riscontro unitario nelle testimonianze del XVI secolo. Si tratta, in termini storiografici, di una vera e propria “invenzione della tradizione”: una costruzione novecentesca che assume la forma di un recupero rinascimentale. Il riferimento figurativo principale è la pittura di Raffaello Sanzio; in particolare la Messa di Bolsena nelle Stanze Vaticane, dove compaiono le figure dei sediari con calzoni ampi al ginocchio e giubbe aderenti fino all’anca, elementi che offrono un modello diretto per la costruzione dell’abito.
Dalle origini alla memoria del Corpo
All’origine, nel 1506, il primo contingente entrato a Roma per volontà di Papa Giulio II indossava abiti militari correnti: camicia ampia, calze, protezioni metalliche, alabarda e spada. La divisa distintiva si definisce in una fase successiva. Il profilo storico del Corpo resta segnato dal Sacco di Roma del 1527, quando 147 guardie morirono per consentire a Papa Clemente VII di raggiungere Castel Sant’Angelo; il giuramento annuale del 6 maggio conserva questa memoria.
Un sistema di uniformi
L’assetto novecentesco definito da Jules Repond seleziona e ordina materiali storici. I colori – blu, rosso, giallo – sono tradizionalmente ricondotti a una lettura araldica: il giallo e il blu ai Della Rovere, famiglia di Giulio II; il rosso ai Medici. Le fonti pubbliche non presentano tuttavia una spiegazione perfettamente univoca, ma la tripletta cromatica richiama il contesto dinastico del papato rinascimentale. La divisa di gala è un complesso sartoriale su misura; le fonti oscillano fra 154 e 156 pezzi di stoffa. Dal 2019 il morione è realizzato in PVC con stampa 3D, mentre restano invariati i segni distintivi delle piume e dell’elmo nelle grandi solennità.
Accanto alla policroma, il Corpo utilizza un sistema di uniformi calibrato su funzione e contesto. La divisa di esercitazione è interamente blu scuro e viene impiegata per addestramento, servizio notturno e turni ordinari; nei mesi freddi o con pioggia si aggiunge un mantello pesante, anch’esso scuro, sopra la divisa in uso. Per gli ufficiali esiste una divisa di rappresentanza nera, riservata alle occasioni formali e aggiornata di recente.
La Gran Gala, con corazza, guanti bianchi ed elmo, resta la versione solenne della policroma, utilizzata per giuramento, Pasqua e Natale. I tamburini adottano una variante giallo-nera con piume coordinate, mentre per la formazione di sicurezza è prevista una uniforme operativa moderna con materiali tecnici.
Tra simbolo e funzione
Sotto la superficie cerimoniale si definisce un profilo operativo attuale. Controllo degli accessi, protezione ravvicinata del pontefice, protocolli di sicurezza e addestramento al tiro e all’autodifesa costituiscono il nucleo del servizio. La divisa policroma funziona come dispositivo simbolico che tiene insieme memoria storica e pratica quotidiana, restituendo un’immagine di continuità costruita nel tempo e consolidata nella forma attuale nel corso del Novecento.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui