Salute mentale, De Mendonça: il mondo educativo affronti le fragilità dei giovani
Patricia Ynestroza e Daniele Piccini - Città del Vaticano
“La sfida più grande oggi è intercettare le vulnerabilità presenti negli spazi educativi, come il disagio mentale tra gli studenti”. Così il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, parlando con i media vaticani, ha tracciato una direzione di lavoro per quanti sono impegnati in campo educativo, a margine del convegno internazionale Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale: salute mentale, tecnologie digitali ed educazione. L’incontro si svolge oggi, 29 maggio, e domani, presso la Casina Pio IV dei Giardini Vaticani ed è organizzato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e dall’Organizzazione degli Stati iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (OEI).
Prevenire e sostenere le fragilità mentali dei giovani
Il porporato ha invitato a considerare “l’educazione una causa comune, una passione di tutti, perché ogni generazione ha il dovere di trasmettere alla successiva i valori, le conoscenze, la scienza, il significato della vita, il proprio modo di interpretare il mondo”. Una dimensione, dunque, che deve rimanere umana, con l’impegno di tutti. “Se pensiamo che uno studente su sette tra i 10 e i 19 anni – ha proseguito il prefetto - abbia problemi di salute mentale diagnosticabili, questo ci mostra l’entità della sfida che stiamo vivendo: esiste una vulnerabilità diffusa tra gli studenti, ma anche tra gli insegnanti e le famiglie”. La ricetta per affrontare queste vulnerabilità è duplice, come spiega ancora il cardinale de Mendonça, e richiede una collegialità di contributi: “Insieme possiamo affrontare queste problematiche e pensare a politiche, da una parte di prevenzione che possano anticipare queste situazioni di disagio sociale e anche a forme di aiuto e di sostegno a queste realtà di sofferenza. La sofferenza non conosce età e un bambino di 10 o 15 anni, in un contesto scolastico, può soffrire tanto quanto un adulto. Dobbiamo discutere meglio di questo come società e pensarci insieme”.
La sinergia tra mondo economico, enti ecclesiali ed istituzioni civili
Serve anche il coinvolgimento economico degli istituti finanziari locali, come evidenzia Emilce Cuda, segretaria della Pontificia Commissione per l’America Latina: “La sfida che abbiamo è occuparci della salute mentale, soprattutto dei nostri giovani, per questo stiamo lavorando con il Dicastero per la Cultura. L’obiettivo – conclude - è sviluppare un programma a livello regionale con i governi iberoamericani, con il sostegno delle banche regionali, che riesca davvero a creare un’unità di lavoro”.
L’educazione dei ragazzi e la loro salute mentale è un problema complesso in America Latina, continente nel quale la pandemia di Covid-19 ha segnato un momento spartiacque. “Soffriamo un’offerta educativa insoddisfacente sia in termini quantitativi sia qualitativi. E questo non fa bene ai ragazzi e genera problemi di benessere, dolore e sofferenza molto importanti, che notiamo aumentare ogni giorno”, ha sottolineato Mariano Jabonero, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (OEI), sollecitato dai media vaticani. “Durante il Covid – ha aggiunto - abbiamo avuto 185 milioni di bambini, bambine e giovani confinati nelle loro case, metà dei quali senza alcuna connettività con l’esterno, in contesti di povertà, nei quali in 40 o 50 metri quadrati convivevano papà, mamma, nonni, zii, nipoti e bambini. La situazione era esplosiva”.
I pericoli della rete
Un secondo fattore emergenziale è senz’altro la minaccia presentata dalla rete per tanti giovani che ne cadono vittima, a diverso livello. “I ragazzi – ha proseguito - hanno accesso a una connettività digitale che non sempre è una finestra di conoscenza e opportunità. A volte è una finestra aperta al pericolo, al rischio e successivamente al disagio. Il tema della salute mentale e del benessere mentale non fa parte dei programmi scolastici. Crediamo invece che sia un dovere dei sistemi educativi affrontarlo e oggi lavoreremo affinché tutto questo faccia parte dell’azione educativa”. Infine l’appello alle istituzioni “Che siano i governi e le città a costruire un modello educativo nel quale si presti attenzione a questi fattori di disagio e difficoltà”, ha concluso Jabonero.
Combattere le disuguaglianze economiche
Il confronto e lo scambio tra le diverse realtà educative, statali ed ecclesiali, è già un ottimo presupposto di lavoro. “Abbiamo l’opportunità di condividere esperienze, di imparare gli uni dagli altri. I Paesi iberoamericani hanno davvero molto da offrire e molto da imparare reciprocamente. Per questo questi scambi a livello internazionale sono importanti per noi”, ha commentato ai media vaticani Anabella Giracca, ministro dell’Istruzione del Guatemala. Collaborazione tanto più importante per un Paese attraversato da complesse fragilità sociali ed economiche. “Come Paese in gran parte vittima della povertà strutturale e della discriminazione strutturale, dove i bambini con poche risorse, soprattutto nelle aree rurali, non hanno l’opportunità di andare a scuola, stiamo cercando con grande impegno di far arrivare l’educazione alla popolazione agricola, più vulnerabile. Questi spazi di confronto – ha concluso - ci permettono di affrontare la situazione e di vedere che non siamo gli unici, di capire che possiamo sostenerci a vicenda”.
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