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Vatican Longevity Summit Vatican Longevity Summit

Longevità e prevenzione al centro del Vatican Longevity Summit

All’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum - il 25 e 26 maggio - la seconda edizione del Summit dedicato a neuroscienze, medicina rigenerativa e bioetica. Tra gli interventi anche quello di Lucia Magnani: "La persona non è un fascio di parametri biochimici"

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

Non soltanto vivere più a lungo, ma comprendere quale qualità della vita accompagni l’allungamento degli anni e quale idea di persona orienti il progresso della medicina contemporanea. Attorno a queste domande si è svolta il 25 e 26 maggio, all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, la seconda edizione del Vatican Longevity Summit, promosso dall’Istituto Internazionale di Neurobioetica in collaborazione con Brain Circle Italia e con il patrocinio della Pontificia Accademia per la Vita.

Una riflessione sulla longevità

Il Summit ha riunito neuroscienziati, bioeticisti, studiosi di medicina rigenerativa ed esperti di gerontoscienza provenienti da università e centri di ricerca internazionali. Al centro del confronto, il rapporto tra longevità, prevenzione, neuroscienze ed etica, in un dibattito che ha attraversato temi come l’invecchiamento cerebrale, la medicina predittiva, le trasformazioni demografiche e le implicazioni sociali dell’aumento dell’aspettativa di vita.

Lucia Magnani, fondatrice e amministratrice delegata di Long Life Formula.
Lucia Magnani, fondatrice e amministratrice delegata di Long Life Formula.

Vivere più a lungo o vivere meglio?

Tra gli interventi anche quello di Lucia Magnani, fondatrice e amministratrice delegata di Long Life Formula, che ha presentato una relazione intitolata L’Albero Long Life – La persona al centro: scienza, metodo, etica della longevità. Punto di partenza del suo intervento è stato il divario tra aspettativa di vita e aspettativa di vita in salute: in Italia, ha osservato, si vive mediamente fino a 83 anni, ma gli anni trascorsi in condizioni di buona salute si fermano intorno ai 65.
"Il vero cambiamento culturale per vivere più a lungo e in salute è comprendere che è essenziale fare prevenzione ed adottare un corretto stile di vita", spiega Magnani ai media vaticani. Una prevenzione che, nelle sue parole, non riguarda soltanto la diagnosi clinica ma anche la costruzione di abitudini quotidiane durature. "Una delle caratteristiche che ci contraddistingue è che, una volta terminato uno qualsiasi dei nostri percorsi, i nostri ospiti porteranno con sé una serie di insegnamenti utili per continuare ad avere un corretto stile di vita anche quando si ritorna ai ritmi frenetici ai quali la società moderna ci costringe".

Vatican Longevity Summit.
Vatican Longevity Summit.

La persona al centro

Nel suo intervento Magnani ha richiamato anche il tema della medicina predittiva e personalizzata, sempre più legata all’uso di dati, monitoraggi continui e strumenti diagnostici avanzati. Una trasformazione che, secondo la manager, non dovrebbe però ridurre la persona a una lettura esclusivamente tecnica della salute. "La persona chiede di non essere ridotta a un caso clinico, a un numero in cartella, a un fascio di parametri biochimici", osserva. "La persona al centro non è una formula retorica e non è uno slogan. È il vincolo metodologico che proibisce il copia-incolla clinico".
Nel descrivere il proprio approccio, Magnani insiste sulla necessità di mantenere unite diagnosi predittiva, protocollo personalizzato e accompagnamento nel tempo. "Non esistono due genomi identici, e dunque non possono esistere due protocolli identici", afferma, sottolineando come il monitoraggio clinico debba restare uno strumento al servizio della persona e non trasformarsi in una semplificazione dell’esperienza umana. Magnani richiama anche la necessità di accompagnare la fragilità senza trasformare l’invecchiamento in una condizione esclusivamente clinica o assistenziale.

Le implicazioni etiche

Una riflessione che si è inserita nel più ampio confronto promosso dal summit, dove il tema della longevità è stato affrontato non soltanto dal punto di vista biologico e medico, ma anche nelle sue implicazioni etiche e sociali. Nel suo intervento, Lucia Magnani fa presente inoltre il rischio che le nuove tecnologie applicate alla salute possano creare forme di disuguaglianza biologica se non orientate al bene comune. Nel dibattito emerso durante il convegno, l’invecchiamento è apparso così non soltanto come una questione di durata della vita, ma come una delle grandi sfide culturali e sociali del presente: mantenere umano il progresso della medicina, accompagnando la fragilità senza ridurre la persona ai suoi dati clinici.

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28 maggio 2026, 13:30